(ASI)- Chieti - La tutela della dignità umana è un parametro molto importante per una democrazia che vuole definirsi tale. La civiltà di un Paese si misura anche dal modo in cui tratta i detenuti. Privare una persona della propria libertà rappresenta una condanna di per sé terribile. Molti detenuti sono colpevoli di crimini efferati, ma questo non comporta che lo Stato debba essere altrettanto feroce o disprezzare la persona che ha “errato”.

Tra l’altro, l’obiettivo della detenzione è di rieducare il soggetto per un eventuale reinserimento nella società. La condizione delle carceri italiane è drammatica. Il sovraffollamento grava sulle condizioni di vita dei detenuti. Dall'analisi complessiva delle carceri italiane, compiuta negli ultimi anni con visite sistematiche nei vari penitenziari, emerge una situazione piuttosto critica: la popolazione detenuta in Italia è cresciuta negli ultimi dieci anni di circa l' 80%. A fronte di spazi e strutture rimasti  pressoché invariati e quindi sempre più insufficienti con oltre 20 mila detenuti in più dei posti disponibili. A tal proposito, ci sono penitenziari in cui i  detenuti sono stipati in posti in cui si fa una sadica economia dello spazio: ad esempio a Poggioreale dovrebbero essere in 1308, ma ci stanno in più di 2.000.  E le cose non vanno meglio a Regina Cœli, San Vittore e negli altri istituti “metropolitani”. Il sovraffollamento delle carceri è un tema serio e va affrontato con molta serietà. Occorre intervenire sulla causa: occorre formare e recuperare quelle persone che hanno sbagliato, comprenderne le ragioni e naturalmente questo è sicuramente più facile con i reati minori.

La priorità è data alla sicurezza, a scapito della vivibilità. Lontane dai centri abitati e mal servite dai mezzi pubblici.  Quasi tutte le carceri hanno qualcosa in comune: bagno e cucina nello stesso locale; cambio lenzuola ogni 15 giorni; "cesso" alla turca o water separato dagli sguardi e dalla vita degli altri da un muretto alto appena un metro. Ci sono quelli che stanno in edifici vincolati dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici, in stabili costruiti nel XXVIII – XIX secolo, decadenti e privi di spazi per socializzare, di aree verdi e di qualunque struttura sportiva.  Ci sono però anche penitenziari che “funzionano bene” o perché definiti "sperimentali" o  sopratutto per le loro modeste dimensioni che li rendono più a “misura d'uomo”. Questo ad esempio è il caso della Casa Circondariale di Madonna del Freddo a Chieti, un carcere di modeste dimensioni, di tipo trattamentale, cioè in cui si può osservare e rieducare il detenuto prendendosi direttamente cura di ciascun individuo proprio per le ridotte dimensioni della struttura che permettono una osservazione più efficace e dettagliata di ognuno di loro. Una struttura che funziona bene proprio per essere a misura d'uomo e che pertanto presenta una collaborazione molto stretta fra le vari componenti del personale e ovviamente una conoscenza accurata di ciascun detenuto. Il carcere di Madonna del Freddo ha attualmente circa 120 detenuti, quasi tutti italiani, di origini napoletane, poiché gran parte degli esuberi di Poggioreale vengono spostati sull'Abruzzo. I detenuti che scontano la loro pena nel penitenziario teatino hanno pressoché tutti commesso reati comuni e non sono perciò appartenenti alla malavita organizzata. La struttura soffre di un leggero sovraffollamento, in ogni caso molto minore rispetto a quello di altre strutture, non avendo molti detenuti extracomunitari accusati del reato di clandestinità, sopratutto dopo l'ultimo decreto di svuotamento delle carceri che ha preferito favorire l'utilizzo della detenzione domiciliare speciale e dei regimi di semilibertà come l'affidamento ai servizi sociali rispetto alla detenzione carceraria. In passato si sono toccati anche picchi di 170 detenuti con una media di 140, cifre che ora fortunatamente sono solo ricordo. A tal proposito, nel Carcere di Chieti tutti i detenuti che non hanno delle situazioni ostative possono accedere a regimi di semilibertà con lavori anche presso enti e strutture esterne. Questa è una struttura che funziona abbastanza bene, che presenta tutti i problemi della maggior parte delle carceri italiane, ma che comunque permette un trattamento più umano del detenuto che vive la sua detenzione in armonia e collaborazione con il personale della struttura. L'unico vero neo è il sovraffollamento per cui l'Italia con la sentenza "Torregiani" è stata condannata. A tal proposito, per ovviare a questo problema sono state aperte le camere di detenzione durante la giornata dalla mattina alle 18.00, permettendo ai detenuti di potersi muovere liberamente nei corridoi e nelle sale dove si svolgono le attività. Ciascun detenuto nel carcere di Chieti svolge almeno due, tre attività trattamentali durante la settimana. Questo ha ridotto di gran lunga il numero delle ore in cui c'è il sovraffollamento che in pratica c'è soltanto la notte con problemi sopratutto nel periodo estivo in cui fa più caldo. La situazione rimane leggermente  più critica per la sezione femminile dove lo spazio nel corridoio non è molto ampio e le attività da svolgere per le detenute sono ridotte rispetto a quelle per gli uomini. Questo, sopratutto perché il carcere di Chieti è una struttura penitenziaria prettamente maschile. Anche le condizioni igienico - sanitarie sono discrete rispetto ad altre strutture con medici che puntualmente controllano lo stato di salute dei detenuti. I casi di violenza sono ridotti per l'assenza di spazi come le docce comuni. Di certo, non è un grande hotel, ma pur sempre un carcere e nelle stanze il cucinino è nello stesso spazio in cui c'è il lavabo e la doccia  in cui ci si lava con il bagno turco in cui si fanno i bisogni. Ma, come ci hanno detto diversi detenuti intervistati, la casa circondariale teatina, funziona sicuramente meglio di altre strutture perché ci si conosce più o meno tutti. Segnale indicativo del buon lavoro del personale e dell'umanità della struttura teatina è che ci sono stati casi di detenuti che dopo aver commesso dei reati, raggiunti in latitanza da condanne da scontare in carcere, si sono andati a consegnare proprio al Carcere di Chieti. Pertanto, attraverso questo film - reportage, articolato su una giornata tipo di un detenuto (si entra col giorno e si esce a sera), sentiamo cosa ci hanno raccontato i detenuti intervistati, e come si vive e quali attività si svolgono all'interno del Carcere di Chieti.

 

http://www.youtube.com/watch?v=OxFIiqXNQYc

 

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

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