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Finiscono nella rete della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri 19 narcotrafficanti

(ASI) Frosinone – Il 2 dicembre 2013 la Squadra Mobile di Frosinone, in collaborazione con i ROS dei Carabinieri di Roma, ha eseguito, a conclusione di una complessa indagine durata oltre due anni, diciannove ordinanze di custodia cautelare nei confronti di sedici italiani, due peruviani ed una colombiana, per lo più residenti a Roma e Guidonia, tutti accusati di traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

 

Le indagini partono dopo la cattura nel 2010 dei responsabili di una serie di attentati dinamitardi ed incendiari che hanno interessato la sala bingo di Ferentino.

Individuato il mandante, titolare di altra sala bingo concorrente su Frosinone, se ne delineano i legami con due romani a loro volta collegati con una ‘ndrina calabrese.

Da subito emerge un grosso giro di affari che vede i due romani destinatari degli incassi della sala bingo ed inseriti nel traffico internazionale della cocaina attraverso canali di approvvigionamento sudamericano.

Un’associazione ben articolata con una precisa ripartizione di compiti finalizzata ad importare ingenti quantitativi di cocaina da destinare ad altrettante organizzazioni criminali dedite allo spaccio.

Ingegnosa e creativa nel definire le modalità di “viaggio” della preziosa merce che doveva raggiungere l’Italia superando ogni controllo di Polizia e quindi alla ricerca di sempre nuovi ed insoliti vettori.

Tre gli episodi riconducibili all’organizzazione.

Uno risalente a gennaio 2012 quando i componenti del gruppo utilizzano finte tavole da surf per il trasporto della cocaina, carico bloccato dalle autorità di Polizia dell’aeroporto di Santiago del Cile, con il recupero di 22 kg di cocaina.

Il maggiore quantitativo di cocaina ben 330 kg è stato invece recuperato a giugno 2012.

Qualche mese prima i capi dell’organizzazione decidono di acquistare in Venezuela un imponente veliero che, con mirati interventi di ristrutturazione, avrebbe consentito di ricavare una stiva per occultare un ingente quantitativo di droga.

La nave viene appositamente allestita con una stupefacente cambusa: ben 300 panetti per un totale di 330 kg di cocaina.

La Squadra Mobile ed il Ros dell’Arma dei Carabinieri, per il tramite della Direzione Centrale Servizi Antidroga, hanno attivato immediatamente i collaterali organi di Polizia internazionale che grazie alle informazioni ricevute individua il veliero nel tratto di mare prospiciente l’isola di Margarita e dopo averlo portato in secco recupera il gigantesco carico di droga nel doppio fondo dell’imbarcazione.

Anche il secondo fallimento non scoraggia i malavitosi che dovendo far fronte ad immediate richieste di droga utilizzano un nuovo stratagemma per farla arrivare in Italia.

Questa volta i “capi” sfidano anche la più vivace fantasia utilizzando i bottoni rivestiti di poncho (tipico capo di vestiario sud-americano) per nascondere la droga.

Il carico di questi capi di abbigliamento parte dal sud-america ed è destinato ad una cittadina peruviana residente in provincia di Firenze.

Il pacco viene intercettato dalla Polizia di Stato che recupera 1,5 kg di cocaina alloggiata nei bottoni degli indumenti.

Con gli arresti di oggi la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri hanno inferto un duro colpo al grande businnes internazionale della droga realizzando uno dei più importanti sequestri di cocaina a livello internazionale, dove assume un ruolo di spicco il rapporto di cooperazione ed alleanza che la ‘ndrangheta tesse con organizzazioni sudamericane.

Sono proprio le cosche calabresi, infatti, a detenere il primato nel commercio della droga attrverso colleganze con organizzazioni paramilitari operanti nei paesi latino - americani ed ad essere riconosciute come partners preferiti in ragione delle loro peculiari strutture fortemente incentrate sui rapporti di parentela e di comparaggio che le rendono meno vulnerabili ad eventuali delazioni o pentimenti e quindi più affidabili.

Per la cattura dei pericolosi narcotrafficanti hanno avuto un ruolo determinante il Comando Provinciale dei Carabinieri di Frosinone e la Squadra Mobile di Roma.

 

 

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