Martedì, 22 Settembre 2026
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Politica Nazionale

Editoria, Speranzon (FDI): alla fiera della cultura va in scena la solita intolleranza della sinistra. uno spettacolo indegno, settario e illiberale

Di Redazione ASI 6 Dicembre 2025 – 15:50 2 min di lettura

(ASI) “Quanto accaduto oggi alla Fiera Più Libri Più Liberi è semplicemente surreale. Metà degli espositori che abbandonano il proprio lavoro per inscenare uno sciopero ideologico, intonare Bella Ciao e gridare ‘via i fascisti dalla fiera’ contro chi ha il solo torto di non pensarla come loro.

È la rappresentazione plastica di un mondo culturale che, mentre predica inclusione, accoglienza e libertà, pratica quotidianamente esclusione, intolleranza e censura politica. Un copione sempre uguale: piccoli gruppi che si credono guardiani della democrazia ma che in realtà si comportano come proprietari privati dello spazio pubblico, decidendo chi può parlare, esporre, esistere. Si permettono di dire ‘questo sì, questo no’, come se la fiera fosse casa loro e non un luogo pubblico. E quando si radunano in branco si costituiscono in tribunale ideologico che ha già pronta la condanna preventiva con annesso linciaggio morale. È la vecchia conventio ad excludendum della sinistra che resiste a ogni cambiamento della realtà, che non accetta il pluralismo, che considera ‘pericoloso’ tutto ciò che non si conforma al proprio catechismo politico. Colpisce l’ipocrisia: nessuno di questi ‘editori partigiani’ ha mai chiesto di censurare titoli comunisti, anarchici, estremisti di sinistra o testi che fanno apologia di ogni possibile deriva ideologica, purché sia dalla loro parte. Colpisce ma non stupisce l’arroganza: impedire ad altri di parlare viene vissuto come un atto nobile, un gesto moralmente superiore. Colpisce ma non stupisce l’ignoranza: chi pratica l’ostracismo crede di essere il baluardo della democrazia, quando sta invece incarnando il suo opposto. E colpisce anche il paradosso: proprio mentre la destra al governo lavora per ampliare libertà, pluralismo e responsabilità, una parte del mondo culturale reagisce con rabbia e chiusura, irrigidendo posizioni e trasformando una fiera del libro in un rituale di esclusione politica. Il messaggio è chiaro: la violenza e lo spirito totalitario non appartengono a chi pubblica libri, ma a chi vuole vietarli. Le idee si combattono con altre idee, non con cori da stadio e teli abbassati per censurare il vicino di stand. Questa scena indecorosa è l’ennesima prova che, per certa sinistra, la parola ‘democrazia’ vale solo se coincide con il loro pensiero. Tutto il resto è eresia da perseguitare. Ma l’Italia non è più disposta a farsi intimidire da minoranze rumorose che pretendono di dettare legge su ciò che si può leggere, discutere o pensare. La cultura non è cosa loro. La Repubblica non appartiene a chi urla più forte. E nessun editoriale militante potrà trasformare un atto di intolleranza in una battaglia per la libertà. Noi continueremo a difendere il pluralismo, il diritto di tutti di esprimersi, la libertà di idee e di parola. A qualcuno dà fastidio? È il segno evidente che stiamo andando nella direzione giusta!”. Lo dichiara in una nota il vicepresidente vicario di Fratelli d’Italia in Senato, Raffaele Speranzon.

Nota della Redazione

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