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(ASI) Sono trascorsi vent'anni dalla barbara uccisione di don Pino Puglisi, l'uomo di Chiesa la cui unica colpa fu quella di disturbare la mafia, predicando l'amore.

Dopo un lungo processo iniziato nel 1999, si é finalmente giunti a proclamare la beatificazione del sacerdote nella mattinata di sabato 25 maggio, alla presenza del Presidente del Senato Grasso, dei ministri Alfano, Cancellieri e D'Alia e con una folla di circa centomila persone, radunatesi nel Foro italico di Palermo. Il mondo ecclesiastico e l'umanità intera hanno voluto celebrare il sacerdote della chiesa di San Gaetano a Brancaccio, come il primo martire antimafia della Chiesa cattolica, destinandolo così all'eterna gloria.

"Ricordate, chi usa la violenza non é un uomo... Noi chiediamo a chi ci ostacola di riappropriarsi dell'umanità. E comunque facciamo sentire la nostra solidarietà a coloro che sono stati colpiti. Andiamo a trovarli a casa, rimaniamo uniti. Abbiamo avuto la conferma che tutto ciò voleva essere un avvertimento per il nostro operato, ma noi andiamo avanti perché, come diceva San Paolo: se Dio é con noi, chi sarà contro di noi?"

Queste le parole pronunciate da Don Puglisi nell'estate del 1993. Parole di coraggio contro la mafia che segneranno un 'punto di non ritorno' per colui che era diventato un personaggio scomodo e che verrà costretto al silenzio dai boss di Brancaccio.

Era il 15 settembre, il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno quando, dopo aver festeggiato con alcuni amici, il sacerdote parcheggiava la sua vecchia automobile e, avviandosi verso casa, veniva freddato da due killer spietati. I due portavano il nome di Gaspare Spatuzza e Salvatore Grigoli, allora membri di Cosa Nostra, oggi collaboratori di giustizia, i quali dichiararono che il sacerdote non tentò la fuga ma li guardò sorridendo ed esclamando: "Me lo aspettavo!".

Durante il programma televisivo andato in onda sabato sera su Rai Uno, in occasione della beatificazione del sacerdote, uno dei due killer, Grigoli, macchiatosi di ben quarantasei omicidi nel corso della sua 'carriera', ha rilasciato un'intervista, dichiarando, fra le altre cose:

"É l'unico omicidio che ho commesso di cui ho viva memoria... Io rivedo sempre quel luogo e vedo don Puglisi con quella sua espressione... con quel sorriso che non riesco a cancellare o, forse, non voglio cancellare."

Lo stesso Grigoli ha ammesso di averlo considerato come uno dei tanti omicidi che solo in un secondo momento lo ha cambiato...

Ma il suo pentimento é nato subito dopo l'arresto o é entrato come un tarlo che, col passare dei giorni, é entrato nella sua mente? "Ho maturato la consapevolezza che stessi sbagliando durante il mio operato all'intero di Cosa Nostra, ma era troppo tardi... poi- ha aggiunto il killer- mentre ero latitante ho avvertito in maniera più forte il desiderio di collaborare."

E proprio nel corso della sua intervista, Il boss di Cosa Nostra ha voluto rivolgere le sue scuse ai familiari e agli amici delle vittime, dichiarando di non sperare nel perdono di Dio e, riferendosi a Don Puglisi, ha aggiunto: se io è Spatuzza siamo così cambiati forse c'è la sua mano in tutto questo.... Io penso che il miracolo lo abbia già fatto."

Ma chi era don Puglisi? Un uomo di Chiesa, un sacerdote amato da tutti che era solito spostarsi con la sua vecchia macchina per tutta la città di Palermo con il solo scopo di porgere l'orecchio a quanti avessero bisogno di essere ascoltati, come i numerosi ragazzi di Brancaccio. Uno di questi, Giuseppe, ha voluto seguire il messaggio del sacerdote e, sperando nella possibilità di un cambiamento, ha denunciato, facendo nomi e cognomi di uomini di mafia. Durante l'intervista rilasciata sabato sera, il testimone di giustizia ha ammesso di aver seguito per lungo tempo l'esempio dell'uomo d'onore, come di colui che, dotato di potere, poteva decidere della vita e della morte di un'altra persona.

Ma poi é arrivato padre Puglisi nella sua vita e qualcosa é cambiato... parte da li la scelta di rompere con l'omertà e di liberarsi da quella cultura che rende schiavi del silenzio e delle ingiustizie. "Ogni giorno- ha dichiarato Giuseppe- mi trovo a convivere con la mia scelta e, per fortuna, riscopro nel sorriso di quel sacerdote, le ragioni di un percorso coerente con i suoi insegnamenti."

Oggi sono felice che venga riconosciuta l'opera di evangelizzazione umana di questo uomo di Chiesa... Credo che la città di Palermo si sia assunta una grande responsabilità e sono convinto che questa opera di testimonianza civile e genuina verrà portata avanti nel migliore dei modi."

Tante le testimonianze di affetto e di riconoscenza rivolte a Padre Puglisi nel giorno della sua beatificazione. Di quest'uomo rimane la capacità di ascoltare, anche grazie alle sue orecchie grandi (come egli stesso amava sottolineare), la propensione ad accostarsi agli 'ultimi' e l'esempio, assai raro, di un ''pastore' in grado di sentire l'odore del proprio gregge.

 

Maria Vera Valastro- Agenzia Stampa Italia

 

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