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(ASI) “Io che è Noi, Noi che è Io”. La frase in questione fu elaborata e partorita nella sua Fenomenologia dello Spirito da uno dei più imponenti esponenti filosofici di tutti i tempi, Friedrich Hegel. Fuori dalla relazionalità (rapporto Io-Noi) siamo solo mera astrazione, ovvero più semplicemente “non siamo”.

 

Nel processo di costruzione della propria identità personale il ruolo giocato dalla comunicazione appare essere vitale. La radice etimologica del verbo comunicare rievoca mentalmente il latino “cum munus”, quest’ultimo in grado di imprimere l’accento sull’attuarsi concreto di un’azione comune. Il “Cum munus” è inteso infatti come un metaforico scambio reciproco di doni e di cibo, uno scambio salutare e necessario.

[Non è un caso se dal “cum munus” preleviamo naturalmente il termine “communitas”.]

Come è possibile a tal punto  comprendere il senso di ciò che nutre e rende attivo l’essere umano? Cosa intendiamo quando abbiamo a che fare con l’atto del comunicare? Cosa è comunicare? E cosa comunicazione?

Comunicare è in primo luogo con-frontarsi. Tale dimensione, il confronto, implica il naturale persistere di una esperienza intersoggettiva che spinge l’attore sociale a relazionarsi e connettersi socialmente, con-frontandosi fronte a fronte. Ciò produce e procura l’attivarsi di una capacità fondamentale nell’essenza stessa della relazione, la capacità di ascolto. L’ascolto non può mai trascendere dall’atteggiamento della cura. Ascoltare significa seguire l’altro, prendersene cura, averne cura, proteggerlo. Tutto ciò non può esistere in assenza dell’elemento ricomprendente della fiducia. Esso ristagna docilmente all’interno di un’orbita comunicativa, presentandosi in primis come un fi-dare, dare fede.

La comunicazione (il confronto, l’ascolto, la cura, la fiducia) è dunque l’Anima esistenziale di una qualunque attività relazionale, distruttrice del singolo Io e Saggia amante dell’universale Noi. Ed è proprio questo Noi che spicca ed emana luce incandescente in due luoghi sociali come la famiglia e la scuola, aventi l’innato obiettivo pedagogico di innalzare e far crescere l’individuo umano in un contesto ambientale che, attraverso lo sguardo, il duello dialettico, l’esercizio del dubbio, possa a lui garantire la piena cittadinanza ed il pieno sentirsi parte attiva di un vero e vivo gioco sociale, mirando e contemplando all’armonia inscindibile ed inesauribile del tutto.

Insomma, per dirla con l’Aristotele della Politica, “chi è fuori dalla socialità o è una bestia o una divinità.

 

Nell’epoca dell’automazione dei processi tecnologici l’esist-ente, specie in un contesto scolastico, si è spogliato della propria veste umana, divenendo stabilmente un semplice ente, un numero effimero e sil-ente. La persona [lo studente] si è matematizzata/enticizzata, frutto di un degrado nichilistico che ha portato ad un drastico allontanamento dal senso puro e concreto del termine Scuola (dal greco scholè, il luogo dove veniva consumato l’otium).

L’io diviene matricola; lo Spirito si fa Materia. Il giudizio rappresentante del docente non tiene conto delle passioni, degli stati d’animo, delle pure sensazioni dell’individuo, il quale è costretto ad occuparsi del determinato settore, fagocitato da un insieme incondizionato di nozioni e terminologie acritiche da imparare a memoria. [Che senso ha parlare di “coscienza critica” o di “ars cogitandi”?]

Così, evidentemente, la scuola odierna, nonostante i tanti processi di “democratizzazione”, ha inculcato ideali e valori che hanno prodotto, par exemple, il mero innamoramento del risultato finale, annientando di fatto l’intero cammino sapienziale ed il suo esserci.

La legge dis-sacrante del profitto imperat…purtroppo!

Ed è qui che nasce e deve nascere l’esigenza di una rivoluzione, di un conflitto intellettuale che riesca a ri-formare e ri-pensare il pensiero. Un’esigenza che si pone ora più che mai come orexis [tensione, torsione, desiderio, movimento, azione].

 

“Tutti gli uomini tendono per natura al sapere.”

(Aristotele, Metafisica Libro A.)

 

“Bisogna armarci intellettualmente per distruggere le barbarie della nostra epoca.”

(Edgar Morin, La testa ben fatta.)

 

 

“La scuola è il luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l’acquisizione di conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica.”

(Statuto delle studentesse e degli studenti della Repubblica Italiana, art. 1.comma 1.)

 

Danilo Serra – Agenzia Stampa Italia

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