(ASI) Lettere in redazione. Dopo aver denunciato l’incredibile situazione in cui si trovano decine di migliaia di ragazzi italiani impegnati in programmi di studio all’estero, di fatto ostacolati nell’esercizio del proprio diritto di voto, desideriamo fare luce una questione analoga, che riguarda le persone che si trovano a lavorare temporaneamente fuori dall’Italia.
Si tratta di cittadini italiani che non hanno la residenza all’estero e che non possono votare presso le ambasciate presenti nel Paese in cui si trovano: se vogliono esprimere il proprio voto sono infatti costrette a rientrare in Italia.
Un altro ‘caso particolare’ è costituito dai soldati italiani impegnati in missioni all’estero. Questi militari – il numero, secondo le stime dell’Istituto Affari Internazionali, è di circa 6.000 unità - dovrebbero votare presso le sedi diplomatiche italiane nel Paese in cui si trovano: tuttavia in alcune zone non sono presenti né ambasciate né consolati. Inoltre, anche se presenti, in alcuni territori i militari italiani, per ragioni di sicurezza, sono comunque impossibilitati a recarsi presso tali sedi diplomatiche.
Per ovviare a questa lacuna si potrebbe far votare i nostri soldati presso le basi militari, come avviene per altri Paesi.
Ricordiamo che il diritto di voto per tutti è riconosciuto dalla Costituzione italiana ed è inaccettabile che dei cittadini si vedano ostacolati o impossibilitati ad esercitarlo.
Purtroppo non sarà possibile intervenire su questi problemi in tempo per le prossime consultazioni elettorali, tuttavia chiediamo che il prossimo governo non trascuri la questione e che invece individui gli strumenti per risolverla quanto prima.
E’ inammissibile che in una società democratica venga leso il diritto fondamentale di prendere parte alle scelte che determineranno il futuro del Paese.
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