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Italia

A Perugia, il 24 novembre, per il delitto di Meredith, processo d’appello per Amanda Knox e Raffaele Sollecito

Di Fortunato Vinci 19 Novembre 2010 – 23:05 4 min di lettura

 Due profonde ferite alla gola, con un coltello da cucina e Meredith Kercher non ebbe scampo. Morì così, dissanguata, sul letto, seminuda, nella notte del primo novembre del 2007 nell’appartamento di Via della Pergola a Perugia, la diligente studentessa inglese, in Umbria perché iscritta all’Università di Perugia nell’ambito del progetto “Erasmus”.

 Ad ucciderla, secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti ed avallata, in primo grado, dai giudici della Corte d’assise, la sua compagna di appartamento, Amanda Knox, americana di Seattle, di 23 anni, il suo “fidanzato” Raffaele Sollecito, di 25 anni, di Giovinazzo (Bari) unitamente al l’ivoriano Rudy Hermann Guede di 23 anni. Con la sentenza di primo grado Anna Knox e Raffaele Sollecito furono condannati, rispettivamente, a 26 e 25 anni, mentre Rudy Hermann Guede, che ha optato per il rito abbreviato, ha già subìto il processo d’appello e la condanna a 16 anni.

Il delitto, così come il  processo, ha suscitato un interesse straordinario su tutti i mezzi di comunicazione di mezzo mondo. Mai visti tanti giornalisti e tante  emittenti  trasmettere in diretta, in tutte le ore, i particolari dell’omicidio, durante le lunghe e tormentate indagini e, poi, le principali fasi del processo.

Sulla storia, con alcuni aspetti morbosi, sono stati già scritti dei libri e sta per uscire un film. Non sono mancate, da parte degli innocentisti americani, aspre polemiche e  critiche feroci, sicuramente esagerate, per come furono condotte le indagini dalla polizia e dai pm, Giuliano Mignini e Manuela Comodi.

In un processo indiziario, qual è questo di Perugia, peraltro caratterizzato (e inquinato) da molte confessioni, in parte false e in parte lacunose, è inevitabile che ci siano pareri discordanti, specialmente poi, quando è piuttosto fragile il movente del delitto. Perché, secondo quello che si ricava, sfogliando le 427 pagine della sentenza di primo grado, quella notte, in quell’appartamento, a due passi da palazzo Gallenga, sede dell’Università per stranieri, in una stanza c’erano, fidanzati da qualche giorno, Amanda e Raffaele, a scambiarsi effusioni e tenerezze, e nella stanza attigua Meredith e Guede, che cercava un approccio violento a sfondo sessuale. Alle grida di aiuto di Mez accorsero Amanda e Raffaele, i quali, invece di portarle aiuto avrebbero partecipato, tutte e tre, all’omicidio. La coltellata più violenta, addirittura, l’avrebbe inferto Amanda che continua, come gli altri, a proclamarsi innocente e scrive lettere dal carcere di Capanne, alle porte di Perugia, dove è rinchiusa, che non vuole essere “chiusa tutta la vita per niente, dimenticata come se non valesse niente”.

Non so, ovviamente, come siano andate esattamente le cose, ma in questo impianto accusatorio, come adesso vedremo, sorprende, ed è difficile spiegare, come sia possibile che avvenga, improvvisa e repentina, la metamorfosi dei tre ragazzi.

I giudici, nelle motivazioni della sentenza, sostengono che “i fatti risultano essere stati realizzati in forza di contingenza meramente casuali…senza alcuna programmazione, senza alcuna animosità o sentimento rancoroso contro la vittima, che in qualche modo possano essere visti quale preparazione-predisposizione al crimine. Amanda e Raffaele partecipano attivamente all’azione delittuosa di Rudy finalizzata a vincere la resistenza di Meredith, a soggiogare la volontà e consentire a Rudy di sfogare i propri impulsi lussuriosi. La prospettiva di aiutare Rudy nel proposito di soggiogare Meredith, per abusarne sessualmente, poteva apparire come un eccitante particolare che, pur non previsto, andava sperimentato. Il movente è quindi - sostengono sempre i giudici della Corte d’assise - di natura erotica sessuale violento che, originatosi dalla scelta del male operata da Rudy, trovò la collaborazione attiva di Amanda e Raffaele. Che tale partecipazione, attiva e violenta, abbia coinvolto anche gli attuali imputati in concorso con Rudy deriva da quanto si è osservato, parlando delle lesioni subite da Meredith, dall’esito delle indagini genetiche, dalle impronte del piede nudo in vaie parti della casa”. Se questi sono i fotogrammi del fatto, ricostruito dalla Corte d’assise, si stenta a credere come giovani, apparentemente normali e tranquilli, possano diventare, improvvisamente, sia pure in condizioni psicofisiche anomale, per l’assunzione di droga, e sia pure, come si  è visto, in presenza di una situazione “erotica sessuale violenta”, tre incontenibili belve feroci. Credo sia questo uno dei passaggi più importanti, sia per l’accusa che per la difesa, che i giudici della Corte d’assise d’appello di Perugia saranno chiamati a meglio definire dal 24 novembre in poi. Naturalmente, anche questa volta, sotto i riflettori della stampa di mezzo mondo.

Nota della Redazione

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