(ASI) Dopo un breve periodo di pausa, il tragico rito delle violenze contro i cristiani torna a consumarsi nella tormentata Nigeria.
Un nuovo attacco a una chiesa protestante a Otite, nella regione centrale di Kogi, ha provocato la morte di diciannove credenti riuniti in preghiera. Circa dieci persone armate hanno fatto irruzione nella chiesa, dopo aver staccato la corrente, ed hanno scaricato una serie di colpi di mitra ad altezza uomo tra i fedeli.
Nessuna rivendicazione all'attacco, anche se gli inquirenti non sembrano avere dubbi, la modalità dell'attentato è identica a quella adottata dal gruppo islamista Boko Haram. Desta preoccupazione il fatto che il raggio d'azione del movimento terroristico in questione si stia estendendo, quest'ultima strage è infatti avvenuta nella regione di Kogi, precedentemente mai interessata da attentati di Boko Haram.
L’attentato seguirebbe le richiese del leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, al presidente Goodluck Jonathan di convertirsi all’islam – abbandonando il cristianesimo – e di dimettersi dall’incarico di premier. Non è tardata la risposta del capo dello stato africano, che si dice indisposto ad abiurare la propria fede. Tantomeno, a lasciare il suo ruolo, essendo "il suo mandato voluto dai nigeriani stessi". Alle sue parole, i terroristi hanno risposto con i fatti. Salgono così a 800 le vittime delle vlolenze in Nigeria dall'inizio del 2012, 1600 circa dal 2009.
Una carneficina che chiama la ferma la condanna internazionale. Secondo il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, occorre discutere "una strategia comune europea e internazionale" per la protezione delle minoranze religiose in pericolo, come i cristiani della Nigeria.
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