(ASI) Gaggio Montano(Bo) - Le feste sono terminate, ma i dipendenti della Saeco sono sempre davanti alla fabbrica, continuando il presidio che segue da numerose giornate.

Quaranta giorni ininterrotti di protesta al freddo e al gelo, sotto un misero tendone, sostenuti solo dalla solidarietà dei cittadini che vivono nel piccolo paese di Gaggio Montano, alle porte di Bologna. La ragione di questo forzato presidio è noto a tutte le autorità locali: 243 lavoratori della Saeco rischiano il licenziamento; infatti su 558 dipendenti solo 315 dovrebbero conservare l'attuale posto nello stabilimento bolognese. Gli altri a casa, e il prodotto delocalizzato in Romania, ove esiste già uno stabilimento di dimensioni cinque volte maggiori di quello italiano, con operai pagati la metà. La Saeco di Gaggio Montano è una sorta di FIAT del territorio, le donne che vi lavorano la considerano la loro seconda casa, oltre che un'imperdibile fonte di sostentamento economico. Inoltre, godendo la maggior parte di esse di un'età superiore o vicina ai cinquant'anni, difficilmente potrebbero essere inserite in un nuovo contesto lavorativo.
Purtroppo la sfortuna si accanisce ancora una volta su questa realtà, già pesantemente colpita dalla crisi del settore industriale e termale. La Saeco è stata rilevata dalla olandese Philips, che non intende mantenere i piani di ristrutturazione presentati qualche anno fa.
Il parroco di Gaggio ha celebrato la messa di mezzanotte al presidio per sensibilizzare ulteriormente i parlamentari locali, che presto dovranno incontrare il premier Renzi. I bambini hanno ricevuto la tradizionale befana organizzata dalla CGIL locale, e per un secondo la spensieratezza è tornata in questo luogo. Come fare per mantenerla e far risplendere nei volti delle persone una nuova serenità? Il tempo dimostrerà se gli sforzi dei cittadini saranno premiati o se i sacrifici individuali verranno vanificati dall'egoismo di una realtà che agisce non in nome dell'amore, ma del profitto. E il caffè delle machinette Saeco sarà amarissimo

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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