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Attualità

Ricerca Clinica, appello sindacale contro la delocalizzazione delle funzioni strategiche e regolatorie

Di Redazione ASI 29 Marzo 2026 – 13:56 2 min di lettura

(ASI) Le scriventi Rappresentanze Sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori delle sedi italiane di Syneos Health, Parexel, PPD-Thermo Fisher Scientific, ICON ed IQVIA intendono sottoporre all’attenzione dell’AIFA una situazione di crescente e concreta criticità che sta interessando la ricerca clinica italiana ed europea.

Negli ultimi anni si è consolidata, in tutte le aziende sopra menzionate, tra le principali CRO a livello globale, una tendenza strutturale alla delocalizzazione di ruoli professionali essenziali per l’avvio e la conduzione degli studi clinici, dall’Italia e da altri paesi dell’Unione Europea verso hub localizzati al di fuori dell’Unione Europea, in Paesi caratterizzati da minori costi e da livelli inferiori di tutela del lavoro.

Tale strategia ha causato l’apertura di procedure di licenziamento in Italia che hanno coinvolto decine di lavoratrici e lavoratori. Sebbene in alcuni casi si sia riusciti a ricollocare parte del personale all’interno delle stesse CRO, permane una criticità di fondo: la maggior parte delle nuove assunzioni viene effettuata presso gli hub extra-UE. Ne consegue che lo sviluppo, il mantenimento e il ricambio delle competenze specialistiche nel settore della ricerca clinica in Italia e in Europa risultano seriamente compromessi e destinati, in assenza di interventi correttivi, ad un progressivo depauperamento.

Desta particolare preoccupazione la tendenza ad eliminare e delocalizzare i ruoli dedicati alla preparazione della documentazione regolatoria e contrattuale volta all’avvio degli studi clinici nei centri sperimentali nonché le figure di coordinamento di tali ruoli. Si tratta di figure professionali che operano quotidianamente in stretta interlocuzione con AIFA, con i Comitati Etici e con i centri sperimentali italiani. Qualora tale tendenza non venisse arrestata, gli organismi preposti si troverebbero nel prossimo futuro a dover interagire prevalentemente con controparti collocate in Paesi terzi, spesso prive delle competenze specifiche, della formazione e delle capacità relazionali costruite nel corso di decenni di esperienza sul territorio nazionale ed europeo.

Il rischio appare ancor più rilevante se contestualizzato nell’attuale fase storica, in cui la Commissione Europea e la rete dei Capi delle Agenzie dei Medicinali (HMA) stanno promuovendo un rilancio della competitività europea in ambito biotecnologico e della ricerca clinica, anche attraverso iniziative quali il Biotech Act e il programma Fast-EU.

Risulta difficilmente sostenibile perseguire un rafforzamento degli studi clinici in Europa in assenza delle professionalità che, storicamente, hanno garantito la gestione operativa, regolatoria e scientifica degli studi stessi in ogni Paese europeo. Alla luce di quanto esposto, le scriventi chiedono che AIFA prenda formalmente atto della situazione descritta, valutando possibili soluzioni a livello nazionale, anche nell’attuale fase di revisione del Decreto Ministeriale sulle CRO, e si faccia altresì portavoce delle istanze rappresentate presso le competenti sedi europee.

Nota della Redazione

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