(ASI) È da lunedì sera che Giancarlo Pedote ha un'avaria al fleet, il sistema di comunicazione satellitare che gli permette di ricevere a bordo le informazioni meteo e le posizioni degli altri navigatori.

 

La causa dell'avaria probabilmente risiede nell'antenna, che può essere difettosa o può essersi danneggiata a causa delle cattive condizioni del vento e delle velocità raggiunte.

Preso atto della situazione, dopo aver ovviamente provato tutte le soluzioni possibili, Giancarlo Pedote ha modificato la sua "modalità" di regata, continuando a spingere al massimo verso la meta, come ha comunicato dall'Oceano.

"Certo tutto adesso è più difficile, senza i dati del vento e le informazioni sulla flotta è come tornare a condurre una regata in Mini, dove non abbiamo strumenti satellitari o connessioni che possano permetterci di utilizzare i software di navigazione. L'unica differenza è che tutti gli altri possono usufruire di queste preziose informazioni, che all'approccio dell'arcipelago diventano ancora più importanti. Io ad ogni modo guardo avanti, continuo la mia regata al meglio delle possibilità che mi restano".

Un approccio a terra reso ancora più complesso dai 30-35 nodi di vento che spingono la flotta da Est. Aria calda, quindi più leggera, ma aria che arriva dopo 17 giorni di navigazione durante i quali lo skipper italiano ha dovuto affrontare numerose difficoltà.

Durante la prima notte della Route du Rhum, al largo della costa della Bretagna, Giancarlo Pedote è dovuto salire in testa d'albero con più di 20 nodi e mare mosso per liberare la trinchetto rimasta incastrata tra la verticale e la diagonale dell'albero dopo la caduta a seguito di una rottura dell'hook che la tiene agganciata. Un'operazione difficile e molto fisica a cui è seguito un problema che lo ha costretto ad uno scalo tecnico a Roscoff: la borosa aveva formato un imbroglio all'interno del boma che non era possibile sciogliere in mare.

"Quando sono sceso (dalla testa d'albero – ndr) sono dovuto andare a dormire. Ero sfinito e dovevo far riposare le braccia, che erano piegate in due dai crampi. Dopo aver dormito 10 minuti, sono tornato fuori coperta. Ero riuscito a rimettere la trinchetta e la barca aveva ricominciato e correre. Ero ripartito, stanco ma determinato.

Poi, quando sono entrati 40 nodi e sono andato per prendere la terza mano di terzaroli, mi sono accorto che era impossibile riprendere la cima.

Sono stato a lottare fino a che non ho avuto più forza. Non volevo fermarmi, ma non potevo più andare avanti e ho dovuto ripiegare su Roscoff".

Giancarlo Pedote era partito in una buona posizione, tra i primi dieci su 43 imbarcazioni, ma dopo lo scalo tecnico ha potuto riprendere la regata praticamente in ultima posizione (altri due Class 40 si erano fermati, ed altri tre Class 40 che avevano dovuto abbandonare).

Questo scalo tecnico è costato al navigatore fiorentino 12 ore tra il momento in cui ha lasciato la sua traiettoria (a circa mezzanotte del 2 novembre) e quello in cui ha potuto rientrare in regata (a mezzogiorno di lunedì 3 novembre): 12 ore che lo hanno posizionato in una situazione meteo differente da quella del gruppo di testa.

Stanco, non avendo avuto il tempo di recuperare, è ripartito verso una rimonta che lo ha portato a recuperare una ventina di posizioni in una quarantina di ore: alle 5:00 del mattino di mercoledì 5 novembre era 18°, in continua ascesa.
Ma le difficoltà per Giancarlo Pedote non erano ancora finite.

Al passaggio di Finisterre un'avaria dell'AIS, poi risolta, ha aumentato la difficoltà della navigazione e creato tensione: l'AIS è lo strumento che permette ai navigatori di visualizzare su un monitor le navi che navigano nelle vicinanze. Senza questo strumento è necessario restare vigili 24h su 24 e osservare il campo di navigazione ad occhio nudo, spesso in condizioni meteo sfavorevoli ad una buona visuale.

La regata di Pedote è continuata in salita fino alla nona posizione raggiunta il 14 novembre alle 9.00 di mattina e da allora mai più lasciata nonostante altre problematiche siano intervenute.

Lunedì 17 novembre, intorno alle 12.30, il Class 40 che l'armatore-mecenate Lanfranco Cirillo ha affidato a Giancarlo Pedote per questa Route du Rhum ha arrestato la sua corsa in mezzo al mare: Giancarlo Pedote ha dovuto recuperare lo spi che era caduto in mare a seguito dell'esplosione di un lascing.

L'operazione di recupero della vela (che misura 200 mq) è durata un'ora e mezza: la vela era rimasta sotto la barca, e rischiava di essere lacerata dalla chiglia.

"La forza della disperazione mi ha fatto recuperare la vela che era rimasta sotto la chiglia e la prua, riparare il lascing e ridare lo spi", ha dichiarato Giancarlo Pedote qualche ora dopo aver risolto il problema.

Adesso Fantastica continua la sua corsa verso Guadalupa difendendo la sua nona posizione nonostante il deficit strumentale.

Giancarlo è determinato a continuare al massimo questa sua prima Route du Rhum, un progetto recente e inaspettato, offertogli dal mecenate della vela Lanfranco Cirillo, Armatore dell'Anno 2013.

Un progetto che ha appassionato da subito Giancarlo Pedote, impegnato fino a settembre in una storica stagione in Mini 6.50 durante la quale ha ottenuto esclusivamente vittorie a bordo di Prysmian ITA 747.

E la determinazione si vede nella lotta per la difesa della sua nona posizione, lotta che è possibile seguire anche partendo dal sito www.giancarlopedote.it.

Lanfranco Cirillo e Prysmian Group (che ha deciso di affiancare nuovamente il navigatore con una partecipazione al progetto Route du Rhum di Giancarlo Pedote e Fantastica) seguono con partecipazione la regata.


Redazione Agenzia Stampa Italia

 

 

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