Alessandro Melli e Parma. Successi e ricordi di un’epoca straordinaria
Alessandro Melli(ASI) Metti a confronto due sagittari e il gioco è fatto. Affinità elettive quelle che ci legano ad Alessandro Melli, che sta all’orizzonte della vita e sbircia un poco più in là, tra i primi fiocchi di neve, tra i primi venti gelidi di dicembre. Nato in inverno ma che arde del fuoco della conoscenza,dei continui stimoli, delle avventure. Una mente spirituale, legato a fermi ideali e sani principi. Gli stessi che hanno animato il suo Parma, condotto dai campetti di Collecchio fino al tempio sacro di Wembley
 
“Quello il punto più alto della scalata di quella squadra. Fu meraviglioso sconfiggere l’Anversa in finale di Coppa delle Coppe. Realizzai il gol del momentaneo 2-1 alla mezz’ora. Una gioia incredibile per i diecimila tifosi del Parma al seguito della squadra”.
 
 
 
L’artefice di quel glorioso Parma è stato Calisto Tanzi, recentemente scomparso
 
“Una persona discreta, alla mano, premurosa, sempre vicina ai bisogni della squadra. Come lui anche la sua famiglia. Dei Tanzi conservo ricordi stupendi. Nella sua villa ai Fontanili ci riuniva con le nostre famiglie per festeggiare ogni successo”.
 
 
 
Era un’epoca d’oro per Parma. Non solo da un punto di vista industriale, ma anche sportivo.
 
“La città poteva godere di grandi squadre, dal calcio alla pallavolo fino al baseball. Qualche giocatore di volley veniva ad assistere alle nostre partite e viceversa. Era una condivisione di emozioni. Era un idillio”.
 
 
Un gruppo unito, compatto, tutti per uno ed uno per tutti. Un compagno per eccellenza, un fratello dato dal calcio.
 
“Penso a Marco Osio, un amico vero. Lo è stato ieri, lo è ancora oggi. Ci vediamo spesso per andare a ballare, o per giocare a calcetto e padel. Marco è speciale”.
 
 
 
Parma è stato amore, forte, intenso, passionale. Eppure c’è stato un momento in cui le strade si sono separate.
 
“Nel 1994 lasciai e me ne andai alla Sampdoria. Ho sempre avuto un carattere impulsivo e ribelle. In alcuni momenti della mia carriera è stato un limite. Non accettavo l’idea di essere messo in discussione. Volevo essere sempre protagonista e discutevo col mister che, magari, non mi schierava anche per il mio bene. All’epoca non possedevo la mentalità adatta per recepire determinati messaggi. Compresi subito che quell’addio fu dettato dall’istinto e feci di tutto per tornare a Parma. Al di là di tutto reputo le esperienze alla Sampdoria e al Milan molto positive. A Milano ho avuto problemi fisici ma Capello ha fatto di tutto per acquistarmi a titolo definitivo. Furono le società a non trovare l’accordo”.
 
 
 
Tra gli allenatori di Parma, due totem come Nevio Scala e Carlo Ancelotti.
 
“Scala era un padre-padrone. Quello che diceva doveva essere legge. Fu anche fortunato perché ebbe a che fare con un gruppo che non obiettava. Eravamo giovani, desiderosi di emergere e bravi ragazzi. Avesse trovato qualcuno più complesso da gestire, sarebbe finito allo scontro. Quando Ancelotti fu nominato allenatore del Parma era diverso da quello che è oggi. Ragionava ancora da compagno di squadra e questo gli creò qualche problema. Quando finalmente comprese che avrebbe dovuto smettere i panni dell’amico ed indossare quelli del gestore, i risultati non tardarono ad arrivare”.
 
 
 
Tra i protagonisti di quei successi c’era anche uno spirito ribelle.
 
“Tino Asprilla era sì un ribelle, ma estremamente generoso e dal cuore d’oro. La sua esplosività era nota sia in campo che fuori. Amava dare feste nella sua casa del centro storico. Il troppo frastuono non era gradito al vicinato e così si trasferì in un’altra zona della città. Aveva voglia di vivere, ebbe anche qualche piccolo problema nel rapporto con Scala ma il gruppo lo ha aiutato molto. Quando torna a Parma, non manca mai occasione per rivederci e ricordare quei bei tempi”.
 
 
 
Il tempo dei bilanci arriva per tutti, giusto guardare al passato senza lasciarsi sopraffare dalla malinconia.
 
“Quando smetti di giocare i rimpianti non possono non esserci, sia sul piano personale che di squadra. Fanno parte della vita, appartengono anche a coloro che hanno vinto tutto. Ho vinto una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe ed una Supercoppa Europea con il Parma ed una Supercoppa Europea con il Milan. Ho anche perso una Coppa delle Coppe con il Parma, una Coppa dei Campioni ed una Coppa Intercontinentale con il Milan. I bilanci vanno sempre fatti con la giusta razionalità”.
 
 
 
Parole di Alessandro Melli, un sagittario che ha sempre preferito una scomoda verità ad una bella bugia.
 
 
Raffaele Garinella - Agenzia Stampa Italia

 Foto: Wikipedia

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