(ASI) Il match tra Manchester City e Lione in una sera diventa un’instantanea alla “Lumière”. Scorrono le immagini e i volti sorridenti in un volume di ricordi custodito dal tecnico Gènèsio, ma resta poco invece dei movimenti realizzati da Cornet e Fekir. Troppe le emozioni nell’altro spicchio dello stretto della Manica: la vittoria dei francesi ha stupito tutti, anche i citizens dell’intrepido Guardiola.


L’Olympique, dopo la finale mancata in Europa League con l’altra moderna “civiltà talassocratica” e rivale come l’Olympique Marsiglia, è tornata quest’anno nel palcoscenico che più gli si addice: la Champions League. Mapou Yanga-Mbiwa e compagni all’esordio hanno già trovato quel senso di appagamento ricercato da tempo, grazie alla vittoria per 1 a 2 conseguita sulla banda di Aguero con conseguente primo posto nel girone F, visto il pareggio tra Shakthar e Hoffenheim. Al termine di una prestazione al di sotto delle aspettative verrebbe da chiedersi che cos’altro Guardiola vieterà ai propri calciatori dopo la disfatta.
La ormai storica posizione acquisita dal CSKA Mosca nella massima competizione europea, viene però scalfita nel girone G dal Viktoria Pizeň, che per circa 50 minuti impone un doppio vantaggio sui russi. Tuttavia subentra l’esperienza e Calov e Vlasic (sul finale) pareggiano una partita che pareva persa. Nello stesso raggruppamento è il Real Madrid ha raggiungere il primo posto. I blancos surclassano per qualità e tecnica la Roma e la spazzano via con perfezione e virtù: 3 a 0. I giallorossi, con un reparto difensivo inefficace e distratto - eccetto l’estremo difensore Olsen fra i migliori della gara - si mostrano soltanto come una copia sbiadita dell’idea di una Roma briosa quale era lo scorso anno. Il comandante Fazio dal centro della difesa si è smarrito e cerca un approdo sicuro. Manolas non può offrirgli un aiuto.
Quella che doveva essere la pellicola migliore non è stata. Almeno all’inizio. Dopo la doppietta messa a segno in campionato, Cristiano Ronaldo crolla sotto i colpi di un cartellino rosso che gli viene rifilato nl match contro il Valencia. Una sanzione che per alcuni è sproporzionata all’azione compiuta dal portoghese. Una mano sulla testa di Murillo sarebbe stato il capo d’imputazione; le sue lacrime, il cordoglio per le due giornate di squalifica che gli toccheranno nelle prossime giornate. Fuori Douglas Costa in campionato, altrettanto Ronaldo in Champions, adesso tocca quindi a Bernardeschi e Dybala prendere le redini di un attacco sedotto e abbandonato.
Nello stesso girone della Vecchia signora il Manchester United vince in scioltezza contro gli Youg Boys. Paul Pogba, andato a segno due volte, sembra aver accantonato i dissidi interni con Mourinho. Naturalmente i Red Devils continuano però a vacillare in Premier League, dove non tengono il passo di Chelsea e Liverpool.
Tutto facile per Ajax e Bayern Monaco che vincono rispettivamente con AEK Atene e Benfica nel gruppo E. Lewandowski, che ha aperto le marcature per i tedeschi, nonostante le voci che lo davano per partente è rimasto aggrappato alla società che lo ha fatto crescere. In quel di Germania, dove il calcio nell’ottocento era considerato roba da inglesi e poco si adattava allo spirito austero degli uomini tutti d’un pezzo tedeschi, filtra ottimismo per la possibilità di vedere Robben e compagni protagonisti della Champions quest’anno.
Negli altri gironi in cui le sfide si sono disputate martedì, spicca la vittoria del Liverpool sul PSG. Per la prima volta non spiccano Salah e Manè, ma sorprendentemente Sturridge. Allyson e compagni acciuffano la vittoria nel finale, grazie a quel Firmino che ricorda la bella cavalcata degli inglesi dello scorso anno. I parigini invece con il solo Mbappè non possono nulla e Neymar appare esclissarsi dietro un gioco ormai compreso dagli avversari. Il Napoli nello stesso girone pareggia contro Stella rossa e a tratti manca il “sarrismo” in campo internazionale, anche se Ancelotti, come visto in campionato, ci mette poco a forgiare il carattere dei suoi ragazzi.
Nello stesso gruppo Messi e Icardi. Uno ha realizzato una tripletta contro il Psv Eindhoven, quasi dettando il nuovo principio del più forte e l’altro ha messo a segno il colpo di genio, dopo una prestazione negativa. L’Inter così come il Barcellona è primo, mentre il Tottenham che ha perso all’uscita di Sun a San Siro, dovrà ricomporre presto una propria personalità.
Atletico Madrid e Borussia Dortmund sempre il martedì domani avversarie come Monaco e Club Brugge, medesimo percorso quello del Galatasaray che si impone sul Lokomotiv Mosca; mentre termina in pareggio il match tra Porto e Schalke 04.
Il bilancio delle italiane a conclusione delle prime sfide parla di due vittorie, un pareggio e una sconfitta. Apparentemente il Napoli si era aggiudicata la sfida più fattibile, visto il tasso tecnico e la cifra stilistica differente dei partenopei, ma a Belgrado si è incrociata una forte resistenza. La Roma senza dubbio aveva un avversario complesso e la partita con il Real non poteva essere un vero e proprio banco di prova per i giallorossi. Tuttavia quei valori dello scorso anno non sono stati per nulla messi in campo: troppe le urla tra i capitolini e assordante era l’assenza di Nainggolan e Strootman. Alle volte per cambiare, si sacrifica anche un legame intrinseco che sorge fra compagni di squadra e che poi è visibile in campo. Per vincere è indispensabile quel legame e ad oggi la Roma ha bisogno di ritrovarlo. Inter docet

Elisa Lo Piccolo – Agenzia Stampa Italia

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