(ASI) A Natale i regali si accettano, anche quando non sono meritatissimi. Il Perugia vince a Vercelli e, sia chiaro, non ruba nulla. Però, nemmeno brilla. Ma i tre punti su un campo difficile e con le assenze pesanti con cui Bisoli doveva fare i conti, valgono molto, certamente più di ogni sottile disquisizione sulla partita.

È stato un Grifo di battaglia, concreto e senza leziosità. L' inizio è sofferto, con i vercellesi che vincono spesso i contrasti, conquistano le seconde palle, affondano sulle fasce con Di Roberto e Mustacchio e pungono al centro con l'eugubino Marchi. Ma il Grifo tiene botta: Belmonte comanda autorevole la contraerea difensiva; i tre mediani Zebli, Della Rocca e Rizzo, fanno molta legna, anche se non riescono a far ripartire l'azione. Tanto più preziosa è perciò, al 24′, l'iniziativa sulla sinistra di Drole, che in progressione va sul fondo e crossa al centro, dove Zapata approfitta di una palla che si ferma sotto la schiena di Filippini e la mette dentro. La partita non cambia schema, coi vercellesi che, complice le dimensioni ridotte del campo, con due passaggi arrivano in fondo e a folate si buttano dentro l'area, cercando di sfruttare le seconde palle e i rimbalzi del terreno sintetico, che loro conoscono e i perugini subiscono. Bisoli richiama i suoi a salire e pressare alti, perché il Vercelli staziona troppo dalle parti dell'area e arriva anche alla conclusione con una certa facilità (alla fine, si conteranno una dozzina di tiri dei piemontesi contro i tre del Perugia). Il primo tempo si chiude con qualche apprensione (auto-traversa colpita da Del Prete nel tentativo di anticipare un avversario) e la ripresa inizia con lo stesso refrain: Vercelli che prende l'iniziativa, Perugia che contiene ma non riesce a costruire il contrattacco. La partita ha una svolta al 7′ quando viene espulso il mediano vercellese Castiglia per fallo su Zebli. Bisoli legge bene la situazione e mette dentro Taddei per Drole, infortunato; e Di Carmine per Zebli. Cioè, il regista d'ordine che deve catalizzare i palloni in uscita, impostare le ripartenze, dettare i tempi ai compagni; e l'uomo davanti capace di tenere palla e far salire la squadra. Chiaro lo scopo di offendere, far valere la superiorità numerica, alzare il baricentro e sfruttare gli spazi che i piemontesi inevitabilmente devono concedere. Il gioco riesce solo in parte, anche perché i due neo-entrati, reduci da malanni, non sono nelle migliori condizioni. Però, alla distanza, quando la squadra di casa cala, gli effetti si vedono ed il Perugia comincia a sviluppare la propria manovra, alternando possesso palla e affondi in verticale. E quando riesce a distendersi, crea anche situazioni pericolose: gol annullato a Di Carmine (29′); tiro di Zapata da dentro l'area, respinto dal portiere vercellese (38′); traversa di Ardemagni su tiro dalla distanza col portiere Pigliacelli fuori dai pali (40′); atterramento in area di Di Carmine (43′) con l'arbitro che non concede un rigore abbastanza chiaro. Di contro, la Pro si rende pericolosa solo nel concitato finale, con due conclusioni in mischia, sulla prima delle quali Rosati si esalta e sigilla la vittoria che vale l'ottavo posto e la zona play off. Vittoria di sofferenza e di maturità, tre punti che Bisoli vestito da Babbo Natale ha saputo tirar fuori dal sacco nonostante l'emergenza delle assenze. E che, da persona sensibile quale è, ha dedicato alla famiglia di Sofia, vittima di un incidente nel quale è rimasta ferita anche la sorella Laura.

Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia

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