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(ASI) Il Grifone alla fine vola più alto dell’Aquila, ma quanta fatica! Per tre quarti di partita in dieci contro undici e in vantaggio di un gol, il Perugia anche stavolta non gestisce bene la partita. Anziché chiudere i conti nel primo tempo, come potrebbe e dovrebbe, arretra il baricentro per una questione più di testa che tecnica, e si fa raggiungere a meno di un quarto d’ora dalla fine sull’ennesima incertezza difensiva. A questo punto,  con il rischio concreto di buttare via quel piccolo patrimonio di autostima e di gioco ritrovato che avevano accumulato nei primi 45’, i grifoni reagiscono all’ennesima sferzata e si ributtano in avanti. Camplone mette dentro Mazzeo e lascia in campo Sprocati, e proprio sull’asse tra i due l’ex nocerino trova la carta vincente a una manciata di minuti dalla fine. Mazzeo che nel suo ruolo segna il gol di una vittoria così importante è un segnale che Camplone non potrà sottovalutare andando avanti e, nelle interviste dopo gara, il trainer perugino ammette che l’esperimento si potrà ritentare.

La vittoria è salva, la prestazione in chiaro-scuro è da rivedere. Intendiamoci, oggi gli elementi positivi sono importanti, confortanti e preponderanti. Il Grifo del primo tempo fa riscoprire ai tifosi un gioco piacevole e capace, con fraseggi fitti anche sullo stretto, di far arrivare gli attaccanti dentro l’area. La determinazione si sposa con la lucidità e poco o nulla viene lasciato agli ospiti, cui viene spuntata sul nascere la possibilità di giocare sulle ripartenze e far male in contropiede. Fabinho è ispirato, Insigne di meno: è ancora evanescente e deve crescere. Eusepi fa sempre i movimenti giusti per far salire la squadra, ma quando si tratta di dare la stoccata anche su una mezza occasione, non c’è mai (quello della punta capace di capitalizzare al meglio le occasioni create, è l’altro nodo che emerge anche oggi e che sicuramente la società dovrà risolvere al mercato di gennaio). Nicco fa un primo tempo ai migliori livelli di quest’anno e anche Moscati, malgrado qualche errore di troppo, entra sempre nel vivo del gioco. Non brilla, ma non sfigura, Filipe. Quando, nel primo tempo, il Perugia riesce a ripartire in velocità da dietro, si rivede, a tratti, il 4-3-3 brillante dell’anno scorso. Diversamente (ed è la storia del secondo tempo) se la manovra parte lenta da dietro, è difficile trovare spazi sulle fasce e al centro Eusepi finisce nella morsa dei rocciosi difensori centrali abruzzesi. L’altro limite (strutturale e incorreggibile?) che emerge nella ripresa, è che, poco a poco, i biancorossi pensano di attendere gli avversari e lasciano qualche iniziativa di troppo agli uomini di Pagliari. I quali, però, non combinano grandi pericoli dalle parti di Koprivec. Senonché, il Perugia quando si ferma viene puntualmente punito: stavolta, la cosa capita su un batti e ribatti in area nel quale i difensori perugini non dimostrano la determinazione giusta nei contrati con gli avversari. Il finale è per chi non ha paura delle emozioni. Il Perugia a trazione doppia dimostra spirito reattivo e riaggancia in extremis il treno della classifica che conta. Senza, però, smentirsi quanto a capacità di complicare gli affari semplici: al 93’ solo un doppio miracolo di Koprivec e Massoni impedisce agli aquilani di riagguantare il pari. Come a dire: voglio una vita spericolata. Mentre per arrivare in alto occorrerà mettere la testa a posto.

Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia

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