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(ASI) Il calcio è così. Vinci e convinci sui campi delle più forti, poi ospiti le squadre che stanno in fondo alla graduatoria e rischi di restare impigliato nelle maglie strette e fitte degli avversari tutti-dietro-la-palla. Il tutto, proprio mentre dagli altri campi arrivano le notizie che aspettavi da tempo, che una tua mancata vittoria trasformerebbe in beffe e rammarico.
Questo il canovaccio andato in scena oggi al Curi, e per fortuna che alla fine tutto si è aggiustato nel punteggio. Nel gioco, però, no. Il Perugia non ha ripetuto le ultime prove brillanti. Il gioco di squadra ha latitato, disperso in tante giocate individuali fini a se stesse, spesso leziose e inconcludenti. Il Sorrento, dal canto suo, si esprime nell’unico modo in cui può: raccolto, scorbutico, ma non rinunciatario. Appena può, innesca tra le linee del Perugia le ali veloci Guitto e Tortolano e là dietro per il Grifo, dalla fine del primo tempo e per tutto il secondo, spesso sono apprensioni. Perché, alla distanza, la linea mediana del Grifo cala in tutti i suoi uomini: Nicco, Dettori ed Esposito non riescono più con efficacia a fare né possesso palla, né interdizione.
Se nel primo tempo il Grifo non brilla, comunque tiene l’iniziativa. Il vantaggio arriva grazie ad un tiro dalla distanza di Dettori, potente e preciso, poco dopo la mezz’ora. Prima, altre occasioni create da iniziative sulle fasce dei soliti Fabinho e Politano, ma più che altro iniziative individuali. Il gioco spumeggiante e corale griffato Camplone non si vede. Colpa del caldo, colpa di un Sorrento davvero ben organizzato e deciso a giocarsi le poche speranze di salvezza rimaste. Allo scadere dei primi 45 minuti, il bilancio è in chiaro-scuro, e le uniche note positive sono quelle del punteggio. Nella ripresa, le preoccupazioni cominciano a materializzarsi presto e si assiste ad un crescendo di situazioni insidiose create dai campani. La diga del centrocampo biancorosso progressivamente cede e Liviero e Moscati si trovano spesso a dover affrontare i rispettivi avversari in uno-contro-uno da ultima spiaggia. Una conclusione di testa ravvicinata di Politano ed un palo di Nicco, tra il 25’ ed il 28’, fanno pensare che il Perugia abbia superato il momento peggiore e invece, poco dopo, su una frittata cucinata dai centrali difensivi del Perugia, i sorrentini pareggiano.
Sul Curi, tornano a volare le streghe del Barletta. Il Perugia accusa il colpo, sembra incapace di riordinare le idee, accorciare le linee, alzare il baricentro, giocare corale, far girare il pallone velocemente per liberare uomini sulle fasce. Insomma, ci chiediamo, come farà il Perugia a fare nell’ultimo quarto d’ora, con tutta la stanchezza accumulata per il caldo, quello che non gli è mai riuscito per tutta la partita? E un’altra domanda si aggira per gli spalti: perché Camplone non ha fatto entrare forze fresche dalla panchina? Non c’è tempo per rispondere. Non serve. Perché, nella partita delle giocate singole, ci pensa Fabinho a dare la zampata liberatoria alla partita del Grifo. Trascorre ancora qualche minuto di sofferenza e poi si può gioire per una vittoria che permette di puntare al primo posto con motivate speranze. O, almeno, di consolidare la seconda posizione per il Piano “B”, la lotteria dei play off.
Camplone nel dopo gara ha detto che si dovrà lavorare sull’approccio mentale molle visto oggi. Ha anche detto che il caldo ha pure inciso per una certa parte sulla prestazione dei suoi. A lui l’onere dell’analisi e della sintesi. Nelle prossime tre partite il Grifo si gioca il campionato contro avversari simil-Sorrento e deve vincerle tutte. Cali mentali e flessioni fisiche non saranno consentiti.


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Intervsite post partita


“ E’ andata bene!”. Il Presidente Santopadre non sI nasconde dietro un dito e confessa di aver sofferto parecchio per le difficoltà incontrate dai grifoni in campo. “Le preoccupazioni della vigilia si son dimostrate fondate, è un campionato dove nessuna partita ha un risultato certo prima di giocarla”. La dea bendata ha assistito il Perugia? gli chiedono. “Si e no, prima del loro pareggio non ne abbiamo avuta, dopo abbiamo recuperato. Ma alla fine di un campionato, la fortuna non è mai decisiva e vince sempre chi è più forte: noi oggi ce la siamo meritata perché siamo entrati venti volte in area loro”. Il TNAS non si decide a emettere il verdetto, ma Santopadre ostenta tranquillità: “le nostre vittorie sul campo sono l’unica cosa per la quale mi preoccupo” taglia corto. E a chi gli fa notare che oggi il Perugia ha sfatato la cabala negativa contro il Sorrento, risponde che lui crede nei segni del destino, come ha creduto nel primo posto dalla partita di Gubbio in poi. Infine, un accenno all’episodio della scazzottata all’autogrll tra perugini e ternani: “Sono episodi da stigmatizzare, e io li condanno severamente. Però, a me è successo su molti campi di ricevere sputi e spinte, ma non mi avete mai sentito strillare: sono cose cui è meglio dare pubblicità ed enfasi, perché chi le fa cerca solo quello”.
Francesco Dettori, l’autore del primo gol con un missile terra-aria, dice che alla base della prestazione non brillante del Perugia c’è il primo caldo della stagione. “Il Sorrento è una squadra scorbutica che ci ha impedito di fare il nostro gioco solito e bada al sodo. Anche per questo andava tentata la soluzione del tiro da fuori, e io ci ho provato due volte, la seconda è andata bene”. Gli chiedono se l’Avellino potrebbe risentire del contraccolpo per la sconfitta a Latina, lui risponde: “Potrebbe verificarsi qualche ricaduta negativa, Avellino è una piazza esigente, un po’ come Perugia. Bisogna comunque aver rispetto per loro che sono una grande formazione; io ce l’ho, ma credo che, venendo a Perugia, sono venuto nella squadra più forte del campionato” . Insomma, il primo posto che era un miraggio ora è almeno nel mirino.
Aldo Papagni e Andrea Camplone si presentano irritualmente insieme in sala stampa. Tra loro c’è amicizia e stima professionale. Papagni rivendica la bontà dei progetti studiati in settimana per rompere le uova nel paniere al Perugia, la squadra “che gioca il miglior calcio della Prima divisione” . Il suo Sorrento, nonostante i risultati sfavorevoli della giornata (le dirette concorrenti hanno vinto) alla luce della prestazione viva di oggi può ancora sperare di evitare l’ultimo posto. “Se il Perugia non ha brillato, è perché siamo stati bravi a impedirglielo”. Il Perugia per Papagni ha il marchio vincente di Camplone: “nella squadra di oggi, ho rivisto i bei movimenti della Cavese e del Lanciano allenati da Andrea”. Camplone non usa perifrasi. “oggi abbiamo fatto poco e male; ci siamo salvati con le qualità dei singoli, ma il gioco di squadra è mancato”. Il caldo ha certo influito, secondo Camplone, ma è soprattutto una questione di testa e occorrerà crescere mentalmente nell’approccio alle partite di questo tipo. “Poche sovrapposizioni, mezzali troppo basse, giro di palla troppo lento, spesso eravamo lunghi e questo ci ha fatto soffrire. Nicco ha corso, ma ha corso male; Liviero è andato in difficoltà; spesso siamo stati spaccati in due tronconi”. Al mister perugino non sono piaciute le troppe leziosità e le iniziative troppo individuali “quando serve, non bisogna essere presuntuosi, ma umili, e buttarla fuori; e poi dobbiamo giocare a calcio, perché se smettiamo di farlo e ci mettiamo a giocare ognuno per sé, diventiamo prevedibili”. Il messaggio è per tutti e anche su questi aspetti Camplone ha detto che imposterà il lavoro prima del prossimo incontro col Prato, tra quindici giorni (ripresa mercoledì, lavoro fino a sabato, poi ripresa il martedì). “Anche perché, dice, le prossime tre avversarie saranno un po’ tutte come il Sorrento”. E, per provare a scavalcare l’Avellino, sarà necessario vincerle tutte, sperando che gli irpini scivolino di nuovo. “Noi ci speriamo, conclude, ma non dipende solo da noi, e poi, da stasera, con le distanze ridotte, la pressione che prima era tutta sugli avellinesi, ora è anche un po’ su noi,”.


Daniele Orlandi - Agenzia Stampa Italia

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