Mafalda di Savoia, nel settembre '43 a Chieti prima del suo martirio a Buchenwald
(ASI) Chieti -  In Piazza Umberto I a Chieti, sulla facciata di Palazzo Massangioli, campeggia una lapide in ricordo e onore della Principessa Mafalda di Savoia, secondogenita del Re e Imperatore Vittorio Emanuele III,  Langravia d'Assia - Kassel in qualità di consorte del Principe Filippo d'Assia - Kassel che nel settembre 1943, pochi giorni dopo l'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre fra l'Italia e gli Alleati, alloggiò nel palazzo nobiliare nel centro di Chieti vicino alla Prefettura e alla Banca d'Italia, prima di essere deportata nel campo di concentramento di Buchenwald in Germania il 18 ottobre 1943. 
La Principessa Mafalda, della quale ho ammirato la sua fine e nobile bellezza nelle foto su internet, aveva virtù umane e caratteriali tipiche di una nobildonna d'Ancien Regime quali contegno, controllo delle emozioni, senso dell'onore e dignità anche davanti alle situazioni più difficili, tragiche ed umilianti che ha vissuto sulla sua pelle, una certa umanità verso i più bisognosi che hanno fatto di lei nel dopoguerra, in Tv e sulla stampa, l'eroina romantica di altri tempi che si scontra con le  brutture, le barbarie e la cinica violenza della modernità nel "secolo breve", il Novecento. 
La Principessa Mafalda, era una ragazza ligia alle rigide regole di corte e della alta società dell'epoca, in gioventù affascinata dalle personalità forti, autoritarie e volitive come Mussolini prima e Hitler dopo, quando sposata si trasferì in Germania nel 1925, convolata a nozze col Principe Filippo. Era la figlia di un Re ed Imperatore, moglie del nipote dell'Imperatore Guglielmo II "Kaiser" di Germania, ufficiale dell'esercito e governatore dell'Assia, provincia del Terzo Reich tedesco, perciò non si aspettava minimamente di essere arrestata con inganno nell'ambasciata tedesca di Roma dopo essere rientrata in Italia dalla Bulgaria (con un aereo militare procurato dall'ambasciata italiana a Sofia, dove era stata ai funerali dello Zar Boris III Re di Bulgaria, marito della sorella Giovanna di Savoia Zarina e Regina Consorte di Bulgaria, per ricongiungersi ai figli al sicuro in Vaticano e con la famiglia reale d'Italia rifugiatasi a Brindisi) e deportata prima nel campo di raccolta di Bolzano e poi nel lager di Buchenwald baracca n.15 dove era prigioniera sotto false generalità (Frau Von Weber) insieme ad altri prigionieri politici di alto rango  e col privilegio di poter avere lo stesso trattamento degli ufficiali tedeschi del campo e con una dama di compagnia, la Testimone di Geova Maria Ruhnau, scelta perché quelli che all'epoca erano chiamati in Germania " Setta dei Cercatori della Bibbia", avevano il dovere religioso di dire sempre la verità e quindi, se interrogata avrebbe spifferato ogni eventuale segreto della principessa, ma avevano anche il fermo principio assoluto della non violenza che rendeva i Testimoni non allineati al Nazionalsocialismo e, dunque deportati o assassinati come prigionieri politici da Hitler.
Se la cinica e cieca violenza delle ideologie politiche totalitarie del Novecento hanno spazzato via sul moderno altare del totalitarismo la morale, il credo religioso e le minoranze etniche, linguistiche e razziali, attentando alla loro sopravvivenza nella storia d'Europa, lo stesso hanno fatto con i valori cavallereschi della nobiltà d'Ancien Regime, profondamente e spesso mortalmente ferita, come dimostra il martirio di Mafalda di Savoia (morta a seguito dei postumi delle ferite di un bombardamento aereo degli Alleati che ha colpito il campo di prigionia di Buchenwald e di una conseguente operazione chirurgica salvavita mal riuscita il 28 agosto 1944), ma anche di tante altre anonime vittime innocenti che il "Giorno della Memoria" vuol ricordare.
 
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

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