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Zitti, zitti… Gongola la Juventus, ma era necessario quel video goliardico al termine della partita? A Milano, sponda rossonera, si punta sulla qualità di un pelato, sperando si tratti della scelta migliore

Di Raffaele Garinella 9 Ottobre 2019 – 15:13 3 min di lettura

(ASI) La Juventus si aggiudica - con pieno merito - la sfida contro l’Inter. Tre punti che hanno esaltato i bianconeri, forse non completamente impeccabili nella gestione dell’euforia post partita. Il video goliardico pubblicato sui canali social del club al termine dell’incontro - We did it again - l’abbiamo fatto ancora! - è parso non completamente allineato con lo stile Juve, da sempre tra i punti di forza inattaccabili della Vecchia Signora.

Qualcuno dirà - appellandosi ad alibi di carta - che si è trattato della risposta bianconera allo striscione esposto dalla Curva Nord nel precedente derby d’Italia, all’indomani dell’eliminazione dei bianconeri in Champions League per mano dell’Ajax. Sarebbe forse meglio lasciare determinati sfottò ad uso esclusivo delle tifoserie, a patto da non fuoriuscire mai dai binari della correttezza e del rispetto.

Tornando al calcio giocato, la Juventus ha messo le cose in chiaro sin dal principio, dissipando i dubbi di qualche scettico, sulle motivazioni che l’hanno condotta a conquistare ininterrottamente campionati negli ultimi otto anni. I bianconeri vincono perché sono i più forti d’Italia. Ne sono consapevoli Marotta e Conte, tra i protagonisti di quei successi.

L’Inter è avanti rispetto a quanto preventivato ad inizio stagione, ed il solo punto di distacco dalla Juventus deve rappresentare un’iniezione di fiducia per il prosieguo del campionato. È impossibile pensare di ridurre - in breve tempo – il gap enorme che li separa dalla squadra piemontese. È invece possibile guardare al futuro con ottimismo, a cominciare dalla prossima trasferta di Reggio Emilia contro il Sassuolo, bestia nera degli ultimi anni.

Si pensi all’Inter di Luciano Spalletti, la migliore per piazzamenti ottenuti dopo stagioni di poche luci e molte ombre. Nonostante la qualificazione in Champions League, contro il Sassuolo si è raccolto un misero punticino in quattro gare. L’Inter di Spalletti dev’essere ricordata positivamente dal popolo nerazzurro. Ci sono state difficoltà relative ad alcune faccende intricate - caso Icardi - che avrebbero dovuto restare confinate tra le sacre mura di spogliatoio, ma la squadra ha comunque fatto bene.

L’Inter di Spalletti, squadra reale, a differenza del Milan di Spalletti, rimasta solo un’opera di fantasia. La realtà rossonera si chiama Stefano Pioli, galantuomo e bravo allenatore. Ex interista che nel 2016 ha dichiarato di provenire da una famiglia di tifosi interisti. La professione - volle precisare - mi ha portato altrove, ma la fede era quella. Durante la conferenza di presentazione al Milan ha invece parlato di idee poco chiare, perché a 13 anni era solo un bambino timido e paffutello. Oggi è uomo maturo, pelato- così si è definito – e professionista che vuole essere giudicato solo per quello che farà al Milan e non per il passato.

Vero, ma nel 2016, a 50 anni compiuti - non ancora pelato ma non più paffutello - quando Pioli parlava di fede, aveva le idee chiare o no? L’augurio è che possa avere le idee chiare in rossonero, questo conta per il Milan. L’uomo merita ogni bene, così come l’allenatore merita soddisfazioni. In caso di risultati carenti qualcuno dalle parti di Milanello potrebbe dichiarare di aver sempre voluto scegliere un altro pelato - di Certaldo per la precisione - ma non è stato possibile. Non resta che rimanere in silenzio in attesa della prossima giornata di campionato. Zitti, zitti...

Raffanele Garinella - Agenzia Stampa Italia

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