(ASI) Oggi è Venerdì santo. Esattamente 2019 anni fa (o 2023, secondo altri studiosi, specialisti delle questioni di cronologia cristologica, così come avviate, nel Medioevo, dal monaco Dionigi il Piccolo) a Gerusalemme, nel mese - del calendario ebraico - di Nisan (ovviamente non conosciamo il giorno preciso, ma il periodo era senz'altro questo), avveniva il piu' grave errore giudiziario della storia.

 

Gesù il Cristo, nazareno, viene condannato a morte. In un grande libro, dello studioso ebreo israeliano, Chaim Cohn ( a suo tempo importante magistrato della Corte suprema d' Israele), edito da Einaudi, vengono riletti, riga per riga, i Vangeli e tutte le altre fonti disponibili sul processo - ebraico e romano - all' Uomo di Nazareth.

E' un saggio straordinario che, soprattutto, ci fa capire come sia improponibile ( e francamente ridicola) la tesi di un Sinedrio ebraico così potente e persuasivo, così condizionante, da costringere un procuratore romano, sostanzialmente governatore della Giudea, a condannare a morte un imputato sulla base solo di vaghe accuse di sedizione, alla fine soprattutto di offesa alla religione ebraica tradizionale (quando poi Roma, per saggio principio di governo, non entrava mai nelle questioni religiose interne ai popoli soggetti). Un funzionario e magistrato romano non era certo così malleabile ( specialmente Ponzio Pilato, il quale anni dopo perderà il posto proprio per aver represso nel sangue, stile generali argentini anni '70, una manifestazione degli ebrei).
La condanna di Cristo è avvenuta perchè appunto Pilato, che già era a conoscenza, da tempo, della predicazione di Gesu' (in Vaticano ce ne sono prove inconfutabili: anzitutto copie di lettere degli informatori romani a Pilato e allo stesso Tiberio, e di Pilato al suo Cesare: qualcosa in alcuni libri è stato pubblicato, vedere su Internet) ,si è reso conto che la predicazione nonviolenta e libertaria, oggi diremmo gandhiana, del Cristo, era piu' pericolosa , per Roma, di qualsiasi esercito barbaro. I Vangeli - tesi, questa, che trova ormai concordi moltissimi studiosi - sono stati scritti, in seguito, dietro probabile pressione romana, proponendo la tesi, appunto, che la colpa, per la condanna di Gesu', sia stata del condizionamento esercitato dagli ebrei su un funzionario romano non al'altezza del suo ruolo. I Vangeli, purtroppo, in questo e in altri importanti aspetti, sono frutto del "compromesso storico" tra Cristianesimo nascente, che logicamente cercava un accomodamento con l 'Impero romano per sopravvivere, e un Impero che cominciava già a rendersi conto di non aver piu' il dominio incontrollato del mondo. Compromesso le cui premesse forse furono gettate da Paolo, 30 anni dopo la morte di Cristo, nel suo soggiorno a Roma, coi possibili colloqui con Nerone e Seneca (non a caso Paolo in quel periodo potè predicare liberamente, per almeno 1 anno e mezzo, addirittura con un probabile viaggio in Spagna, prima dell'incendio di Roma e della persecuzione neroniana). E purtroppo, da qui è partita la leggenda dei "perfidi giudei", con tutte le sue rovinose conseguenze successive, sino al XX secolo.

Fabrizio Federici per Agenzia Stampa Italia

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