(ASI) Leonardo da Vinci, fiorentino, arrivò a Milano in cerca di fortuna, decretando, di fatto, la fortuna della città. Prova ne sono le pregevoli opere che si possono ammirare all’ombra della Madonnina.

 Luciano Spalletti, fiorentino, è arrivato a Milano per rilanciare un’Inter in cerca di se stessa dopo le vittorie Mourinhiane. I nerazzurri sono inciampati troppo spesso in stagioni con pochissimi pregi ed innumerevoli difetti.

Gasperini, Ranieri, Stramaccioni, senza dimenticare Mazzarri, De Boer, Pioli e l’ultimo Mancini, nessuno escluso, hanno vissuto stagioni piuttosto tormentate. Spalletti è arrivato in punta di piedi riuscendo a centrare l’obiettivo Champions League, il massimo auspicabile contro la Juventus di quest’epoca. Chi parla di scudetto, evidentemente non fa i conti con la solidità acquisita dai bianconeri nel corso delle ultime sette stagioni.

E’ vero, la rosa dell’Inter è di primissima qualità, forse la più completa dopo quella della Vecchia Signora. A bottega da Spalletti sono arrivati nelle ultime due stagioni artisti dalla qualità eccelsa. Borja Valero su tutti, che come Leonardo, giusto rammentarlo, si è mosso da Firenze per cercare fortuna e successo a Milano.

La sua rapidità di pensiero viene sovente confusa con “lentezza” provocando un equivoco tattico clamorosamente errato. La verità è una, inequivocabile: lo spagnolo pensa in brevissimo tempo, e in altrettanto breve lasso di tempo riesce sempre nella giocata giusta al momento giusto.

Un altro artista, forse maggiormente portato alla scultura che alla pittura, è Radja Nainggolan. Il belga, fedele pupillo di Spalletti predilige lo scalpello al pennello. I suoi colpi, le sue giocate, sempre e comunque geniali, sono potenti, precise, lineari come i colpi degli artisti sui blocchi di marmo. Possono apparire meno delicati rispetto alle carezze del pennello sulla tela o sulla tavola, ma non per questo meno belli. Nainggolan fa anche il “gioco sporco”, il pressing sugli avversari, che rincorre dal principio alla fine della partita. Era apparentemente “troncato” dopo il derby vinto contro il Milan; in realtà è bionico e pare che dagli Stati Uniti d’America abbiano pensato a lui per il nuovo prototipo del “Terminator”.

A Spalletti si deve il merito di aver saputo pazientemente attendere altri artisti, finiti forse troppo presto nel dimenticatoio dei pregiudizi. Stiamo parlando di Joao Mario, protagonista indiscusso dell’Inter vittoriosa contro Lazio e Genoa. In tanti tra addetti ai lavori e non, avrebbero volentieri gettato le sue giocate in un falò delle vanità molto simile a quello osannato e promosso dal Savonarola in una giornata di febbraio del 1.497.

Avrebbero sbagliato così come sbagliò clamorosamente il frate ferrarese. L’arte non si distrugge, si asseconda, si attende pazientemente, con la convinzione che presto o tardi verrà fuori un capolavoro.

Ed è quello che ha fatto Spalletti, abile anche nel comprendere il giusto ruolo, la giusta collocazione tattica per Joao Mario. Il 4-3-3 che recentemente ha preso il posto del navigato 4-2-3-1 ha consentito all’allenatore nerazzurro di riscoprire talenti che sembravano letargici, di poter contare su un gruppo in cui tutti, ma proprio tutti, da Gagliardini a Dalbert, possono recitare una parte da protagonisti.

Il 4-3-3 non soppianterà le certezze del 4-2-3-1, ma rappresenterà un’alternativa più che valida in una stagione costellata da numerosi impegni. Due moduli “titolari”, dunque, in cui tutti possono riscoprirsi artisti dopo un adeguato periodo di apprendistato.

Spalletti come Andrea del Verrocchio, nella sua bottega per apprendere l’arte e metterla…in campo. A proposito di questo, pare che la dirigenza nerazzurra, che a breve potrebbe arricchirsi di una nuova presenza proveniente dalla vicina Torino, stia pensando al recupero di un altro artista, forse troppo presto accantonato. Si chiama Gabriel Barbosa, ma è noto come Gabigol.

Spalletti sarebbe ben lieto di accoglierlo a bottega e di schierarlo, finalmente, nel suo ruolo, quello di centravanti.

La notizia, miei cari lettori, è ovviamente di prima mano, molto ufficiosa. Resti tra noi, strettamente confidenziale, quindi: zitti, zitti…

Raffaele Garinella- Agenzia Stampa Italia

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