(ASI) RomaAll’udienza generale il Santo padre si cimenta con una catechesi sul terzo comandamento, dedicato al riposo settimanale. Il Papa inizia riflettendo come possa sembrare facile adempiere questo ordine contenuto nelle dieci tavole delle Legge. In realtà il Pontefice si invita a riflettere sul riposo, che può essere vero o falso. In primis andrà operato un discernimento accurato per distinguerli.

Non sfugge a Francesco che la società moderna è bramosa di divertimenti e vacanze. L’attività quotidiana è decentrata, non trovo il suo punto d’equilibrio nell’impegno e nell’operosità ma nell’evasione. È opinione comune che la ricchezza serva per svagarsi, evadere, girare il mondo. Papa Francesco sottopone ai suoi uditori lo sguardo pubblicitario, che rappresenta il mondo come un grande parco giochi.

La conseguenza di una tale raffigurazione diviene l’insoddisfazione. Nel periodo storico in cui l’uomo si riposa di più, sperimentiamo coma mai prima di oggi, un vuoto esistenziale sconosciuto ai nostri antenati.

Ecco perché il Santo Padre sposta l’accento sul riposo come veramente inteso dal Decalogo. Questo concetto è in stretta correlazione con la creazione. Riposarsi ha a che fare con la contemplazione del proprio lavoro, della propria storia, di quanto si è fatto per collaborare con il Creatore a beneficio degli altri e del mondo. Il concetto che guida il riposo cristiano è la benedizione della realtà e non la fuga da essa. È il giorno per fare pace con la vita, con quello che ci è successo, con quello che abbiamo fatto, a noi e agli altri. La domenica non è il tempo per cancellare gli altri giorni, ma per ricordarli, per benedirli, per accoglierli.

Ma Papa Francesco ci introduce in concetto ancora più profondo. Per entrare nel riposo dobbiamo accettare di allontanarsi dalla maledizione e dal suo fascino. Quanto è facile inclinarsi verso l’infelicità, come è facile, di fronte alle difficoltà o alle ferite della vita, scegliere il rancore, la depressione, la tristezza. Il libro del Deuteronomio, citato dal Pontefice, ci invita a scegliere la vita, a riconciliarci con la nostra storia, a dire di sì a quel progetto che il Signore, fin dalla notte dei tempi ha pensato per tutti noi. La vita diventa bella quando iniziamo a pensare bene di lei. Si possono riposare solo quelle persone che si fanno insinuare da un dubbio: ”Forse tutto quello che mi è successo è un dono di Dio?”.

Ilaria Delicati – Agenzia Stampa Italia

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