(ASI) Si rammentino gli ottimi risultati della passata stagione, e si pensi a Jean Jacques Rousseau: amara è la pazienza, ma dolce è il suo frutto. Roma, città degli echi, delle illusioni e del desiderio, almeno secondo Giotto. Come si può comprendere Roma? Solo vivendo la città eterna.

 

Pensiero di Goethe che ci sentiamo di condividere in pieno, tanto quanto quello di Giotto.

Monchi e Di Francesco, vivendo nella Capitale, non solo hanno imparato a comprendere Roma, ma anche la squadra giallorossa.

Dopo sole tre giornate la Roma ha racimolato quattro punti in classifica, proprio come nello scorso campionato. Le vittorie di Torino, il pareggio casalingo contro l’Atalanta e la sconfitta di Milano non differiscono poi tanto,- almeno nella sostanza-, dai punti conquistati nel 2017 contro Atalanta e Sampdoria.

La fiducia riposta nella società all’inizio dello scorso campionato sembra quasi inghiottita da un pessimismo, almeno in questo momento, del tutto ingiustificato.

Le critiche di chi giudica la squadra capitolina come indebolita, appaiono eccessive oltre che frettolose. Qualcuno continua a piangere per gli addii di Alisson, Nainggolan e Strootman, e chissà che a breve, non si comincerà a farlo anche per Bruno Peres, tra i migliori del San Paolo capolista del Brasilerao.

La cessione dell’estremo difensore al Liverpool non poteva essere evitata. Troppo vantaggiose le cifre di cui si è letto. E’ vero, stiamo parlando, forse, del migliore portiere attualmente in circolazione, ma anche uno come Alisson può sbagliare. Basti pensare alla papera contro il Leicester frutto di un disastroso tentativo di dribbling ai danni di Iheanacho.

E’ arrivato Olsen, che non si è macchiato di gravi errori, ma non ha entusiasmato.

“Avrebbero potuto prendere Sirigu, o forse Perin che è in naftalina alla Juventus”.

 

Queste sono solo alcune delle considerazioni di chi dimentica che in porta è arrivato Daniel Fuzato, proveniente dal Palmeiras, tra i migliori Under 20 del calcio brasiliano.

Senza andare troppo lontano, anche Alisson quando giunse a Roma si accomodò alle spalle di Szczesny, giusto il tempo necessario per comprendere il calcio italiano.

La stessa cosa farà Fuzato, anche perché questo giovanotto di 190 cm difficilmente scalderà troppo a lungo la panchina. In Brasile è considerato una promessa, in Italia potrebbe trasformarsi in una certezza, ma è chiaro che serviranno tempo e pazienza.

Nainggolan, fedelissimo di Spalletti, ha evitato che l’Inter precipitasse in una crisi di risultati.

Per il gioco ci sarà tempo, ma almeno la vittoria di Bologna è servita a scacciare alcuni fantasmi. Mentre Nainggolan trasformava in rete il pregevole assist di Politano, un altro ex della cantera giallorossa, all’ombra del Cupolone qualcuno versava lacrime amare. Troppo forte il legame tra il ninja e i tifosi giallorossi che considerano Pastore quasi come un corpo estraneo.

Anche in questo caso le critiche nei confronti di “El flaco”, da molti considerato, erroneamente, come il naturale sostituto di Nainggolan, si sono sprecate.

Chiariamo subito un concetto, prima di cadere in inutili equivoci: i due calciatori sono profondamente diversi, almeno tecnicamente. Tatticamente possono ricoprire le medesime posizioni in campo.

Javier Pastore ha conquistato, con la maglia del Paris Saint Germain, cinque campionati, quattro coppe di Francia, cinque coppe di Lega, cinque Supercoppe.

Non stiamo dunque parlando dell’ultimo arrivato, ma di un calciatore talentuoso, più volte convocato in Nazionale Argentina.

Roma sarà anche,- scomodando ulteriormente Giotto-, città delle illusioni, ma Pastore non è affatto l’illusione di un calciatore. Bisognerà solamente trovarne la corretta collocazione in campo, compito che spetterà all’allenatore.

Quindi le colpe sono dell’allenatore, non di Monchi che ha comprato calciatori non congeniali al progetto tecnico?

 

E’ una domanda che ci è stata posta ed alla quale proviamo a rispondere.

Non esistono colpe, esistono un dirigente ed un allenatore capaci e competenti, e prova ne sono i risultati brillantemente conquistati durante la scorsa stagione. L’attuale rosa, almeno per quanto ci riguarda, è congeniale al credo tattico dell’allenatore, che poi non è fedele e indissolubilmente legato ad un solo modulo.

Di Francesco ha dimostrato grandi cose non soltanto con il “suo” 4-3-3. Si torni con la mente alla gara contro il Barcellona, annichilito in una magica serata d’aprile con un netto 3-0. Quella Roma scese in campo con un 3-5-2 compatto, pungente, e letale.

Il Liverpool fu sconfitto all’Olimpico sotto i colpi del 4-3-3 e di uno straordinario Nainggolan, che realizzò due reti giocando da mezzala.

Pastore può interpretare il ruolo di mezzala?

Ci sentiamo di rispondere positivamente, così come ci sentiamo di affermare che chi considera Di Francesco bravo solo con un modulo, probabilmente è in errore.

Qualora decidesse di continuare sulla strada del 4-3-3, avrebbe gli uomini per farlo, da Nzonzi, precipitosamente bollato come “lento”, tanto per cambiare, a Kluivert, Under, El Shaarawy e Perotti.

La squadra prima di tutto, questo il pensiero di Di Francesco.

E’ stato così quando si è deciso di cedere Strootman, e così sarà in futuro. Chi anteporrà le proprie esigenze a quelle della squadra dovrà farsi da parte, perché a Roma, non c’è niente di eterno, a parte la gloria della città.

La Roma è mutata rispetto allo scorso campionato, e serviranno tempo e pazienza per permettere ai calciatori di acquisire determinati automatismi, così come serviranno a Cristiano Ronaldo.

E’ vero, tre partite nessun gol, lo dicono i numeri, ma stiamo parlando del calciatore più forte del Mondo, che tornerà a segnare non appena avrà metabolizzato la fase difensiva italiana ed avrà compreso quanto sia differente affrontare il Parma rispetto al Leganes.

Differente, badate bene, non di certo semplice, perché nel calcio nulla è semplice, neanche vincere con la maglia del Paris Saint Germain, nonostante una squadra zeppa di campioni.

Jean Jacques Rousseau diceva che la pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.

Ci risulta che in caso di mancata vittoria della Roma contro il Chievo,- e qui i tifosi giallorossi facciano pure i dovuti scongiuri-, le critiche nei confronti di Monchi e Di Francesco potrebbero aumentare.

Non si dimentichino le parole di Rousseau, e si memorizzino quelle dello scrittore e giornalista Ennio Flaiano, secondo cui Roma non giudica, ma assolve.

Tutte cose da tenere a mente, così come, tornando alle ulteriori critiche che potrebbero arrivare in assenza di risultati positivi, tengano a mente i miei cari lettori che le notizie sono di prima mano, molto ufficiose. Restino tra noi, confidenziali, quindi: zitti, zitti…

Raffaele Garinella- Agenzia Stampa Italia

(Twitter: @ga_raf; Pagina Facebook: RGarinella)

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