(ASI) Smartphone in classe. Tutti promossi per legge alla primaria (ex elementari) e alla secondaria (ex medie). Liceo breve in 4 anni. Niente più compiti a casa. Niente più corsivo ma solo stampatello maiscuolo e minuscolo tanto ci sono computer e tablet.                                                         Questi gli ultimi mirabolanti colpi di genio della maggioranza Pd-Alfaniani che governa l'Italia e che sembra voler terminare l'opera di distruzione della scuola pubblica avviata nella cosidetta II Repubblica. Conseguenza logica se si considera che chi amministra la scuola non solo non possiede una laurea ma nemmeno un semplice diploma di maturità.

Dal 1994 ad oggi infatti, preseguendo un'opera inziata comunque negli anni '80 e dal Pentapartito, la scuola è stata molte volte riformata, sempre in peggio, con la scuola di renderla più vicina a quella Europea, incuranti del fatto che forse sarebbero dovuti essere gli altri a copiare la scuola ideata da Gentile, che ad onor del vero scrisse di suo pugno solo i primi due articoli del testo.

Limitandoci alle sole riforme della II Repubblica ha inizato la sbilenca alleanza di centrodestra tra Forza Italia, Lega Nord e Msi con l’allora ministro D’Onofrio che confessò di avere il grande sogno di succedere a Gentile quale riformatore dell’istruzione tricolore. Non riformare in meglio ma solo il sogno di legare il suo nome a quello del più grande pensatore italiano del '900.

Grandi progetti quelli dell'esponente centrista: realizzare la parità tra pubblico e privato per rendere la scuola italiana più competitiva; riformare le medie superiori e quindi innalzare da 14 a 16 anni dell’obbligo scolastico; rafforzare il tempo pieno sia alla scuola primaria, all’epoca alle elementari era in vigore il sistema del “modulo” ovvero tre insegnanti su due classi con uno o due rientri pomeridiani in base alla classe frequentata, sia negli altri ordini dove nel pomeriggio erano previsti corsi alternativi e di supporto agli alunni in difficoltà; centrale nella riforma poi l’autonomia didattica e finanziaria degli istituti.

Grandi manovre alle superiori con un primo biennio, collegato all’innalzamento dell’obbligo scolastico, con insegnamenti differenziati anche di tipo professionale e un triennio di indirizzo specialistico.

Il I governo Berlsuconi però duro poco e di D'Onofrio e della sua riforma si sono perse le tracce, unici lasciti l'abolizione degli esami di riparazione, chi li ha sostentui sa che avevano una scarsa utilità ma forse erano più funzionali degli attuali corsi di recupero di poche ore. Altro lascito di D'Onofrio il concetto di debito formativo, in fondo in un mondo tutto legato all'economia ed al capitale giusto far capire agli studenti di oggi che vivranno in perenne debito, prima con la scuola poi con le banche e le finanziarie.

Il centrosinistra, arrivato al potere nel 1996 dopo una luinga rinocrsa, nonostante l'esperienza del governo Ciampi, non poteva certo rimanere indifferente davanti alla possibilità di riformare la scuola, in fondo dal 1945 a Botteghe oscure e dintorni si considerano depositari del sapere e della cultura in generale.

Tre diversi presidenti del Cosniglio e 4 governi portarono alla Rifroma Berlinguer.

Con la sua riforma l’ex Rettore dell’Università di Pisa stabilì l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 15 anni, cambiò l’esame di maturità, che si svolgeva in modalità sperimentale dal 1968, ed istituì il concetto di autonomia scolastica, una delle norme per cui oggi molti istituti non hanno a disposizione fondi per pagare i supplenti. Venne varata anche una complessa riforma dei cicli scolastici che venne però cancellata nella successiva legislatura dalla nuova maggioranza di centrodestra, nel dettaglio si voleva passare dagli attuali tre cicli, elementari, medie e superiore, a due ovvero uno primario o di base per gli studenti dai 6 ai 13 anni, ed uno secondario dai 13 ai 18. Sempre Berlinguer riformò poi l’università applicando il sistema europeo basato sul cosiddetto 3+2, con una laurea di primo livello che si consegue dopo 3 anni ed una magistrale al termine di un successivo biennio.

Il danno più grave arrecato alla scuola in quegli anni fu però la sciagurata legge voluta dall'ex comunista Massimo D'Alema che cambiò perfino la costituzione per stabilire che le scuole private dovevano essere finanziate con i soldi pubblici.

Finita la legislatura a guida centrosinistra, il centrodestra tornò al potere e riprese in parte la riforma D'Onofrio e la portò a compimento con il nuovo ministro dell'Istruzione Letizia Moratti.

Oltre a norme di carattere generale, come ad esempio la ridefinizione dei nomi dei cicli scolastici, fu abolito l’esame di III media, mentre i programmi di alcune materie, storia geografia e scienze, vennero profondamente mutati e ridimensionati, tanto per fare un esempio oggi gli studenti arrivano alle medie senza sapere cosa sia avvenuto dopo l’Impero romano.

Vengono riformate le superiori, oggi Scuola secondaria di secondo grado articolato su 8 indirizzi liceali, uno ad indirizzo tecnico, e la formazione professionale, gestita dalle Regioni. Erano previsti due diversi bienni ed un quinto anno di preparazione all’esame di Stato

La durata record, in negativo, della successiva legislatura non permette all’allora ministro Fioroni di riformare a sua volta la scuola, anche se l’allora esponente della Margherita una sua bozza di modifica la butta giù: rafforzamento dell’autonomia scolastica, formazione continua per gli insegnanti, innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni.

Alla fine però l’unico risultato che riesce a portare a casa è la modifica l’istituto del debito formativo, imponendo che questo venga recuperato entro l’inizio del nuovo anno scolastico, pena la non ammissione alla classe successiva.

Durante la XVI legislatura è ancora il centrodestra a modificare l’assetto scolastico questa volta tramite la riforma Gelmini che si concentra principalmente sulla scuola primaria e su quella secondaria.

Forte è il condizionamento economico di questa nuova norma che mira ad un taglio della spesa nell’istruzione, dato che si riducono sensibilmente gli insegnanti. A parole infatti, si torna all’insegnante unico per classe anche se in realtà oggi vi sono insegnanti prevalenti che passano molto tempo in quella classe e poi maestri “minori” che impartiscono nozioni delle altre materie, esempio matematica o inglese. Ciò che scompare è la compresenza di insegnanti nella stessa aula.

Si torna ai voti in decimali sia nella scuola primaria che in quella secondaria di I grado.

Viene riordinata la Scuola secondaria di II grado. Nel dettaglio vengono modificate le denominazioni e ridotte le ore settimanali di lezione, ad eccezione del Liceo classico, in cui si registra un aumento.

Aumentano le ore di laboratorio e vengono aumentate le ore dell’insegnamento della lingua

inglese. L’ultimo anno sono previsti stage e tirocini.

Si punta a stimolare i docenti a fare al meglio il loro dovere tanto che i migliori potranno ricevere un premio di produttività per una cifra che non può superare 7.000 euro.

Venti anni, o quasi, di riforme ma visto quanto anticipato nei giorni scorsi dal ministro Carrozza sembrano non essere ancora abbastanza.

La foga riformatrice di Matteo Renzi non poteva certo lasciare incolume la scuola che ovviamente è uscita con le osse rotta dopo essere stata riformata dal segretario Pd.

Da segnalare in questo caso l'aumento dei poteri del dirigente scolastico.

Il dirigente infatti oggi può scegliere i docenti a suo piacimento senza passare per le graduatrie. Una norma simile, fecero notare alcuni sostenitori della sinistra radicale, esisteva anche ai tempi di Mussolini e del Fascismo. Peccato che all'epoca erano poche le persone che sapevano leggere e scrivere e quindi erano ancora meno coloro che avrebbero potuto insegnarlo ad altri mentre oggi le graduatiri di tutte o quasi le classi di concorso traboccano di aspiranti docenti.

Sempre con la cosidetta "Buona scuola", nel nome ma non certo nei contenuti, prevede un sistema di valutazione del personale docente su base meritocratica. Concetto però astratto e nulla più. Quando un docente è bravo? Quando promuove tutti? Quando boccia tutti? Quando tutti i suoi alunni hanno voti alti?

Ma la cosa peggiore è stata l'introduzione dell'alternanza scuola-lavoro.

Se con Berlinguer si voleva far capire senta tanti preamboli agli studenti che sarebbero stati debitori per tutti la vita con la "Buona scuola" Renzi ed Alfano volgiono fargli capire da subito che passeranno la vita a lavorare gratis o giù di lì.

Si studiava meglio quando si studiava peggio.

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

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