Vertce Nato ed attentato di Nizza:  il Prof. Claudio Moffa su alcune dinamiche geopolitiche in atto in Occidente

(ASI) Intervista in esclusiva con il Prof. Claudio Moffa.

Vertice NATO, attentato di Nizza, e nuove voci di nuovo di una guerra mondiale alle porte. Qual è il suo parere su questi nuovi inquietanti scenari?

Cominciamo dall’ultimo punto, la guerra mondiale. Sono quattro cinque anni che sentiamo parlare di guerra mondiale, e questo scenario terrificante è sempre incombente. Ma non al punto da abbandonarsi al catastrofismo ai danni della Politica, e di affermare una certezza che spinga la gente a rassegnarsi, perché tanto alla fine vincono i soliti noti. A mio avviso bisogna cominciare dal distinguere la realtà virtuale, mediatica da quella reale, dai fatti. E i fatti ci dicono che, sì una durissima provocazione, un missile di Israele su qualche nemico mediorientale o un orribile attentato come quello oggi di Nizza, possono cambiare improvvisamente lo scenario: ma non è detto che ciò accada meccanicamente, non ci sono oggi certezze in questo senso

Si riferisce alla dura denuncia contro Blair per la sua decisione del 2003 di attaccare l’Iraq, un forte segnale di rifiuto della guerra, che fa da deterrente rispetto alla minaccia di nuove guerre?

Anche, ma non solo, e non solo per la denuncia di quella decisione nefasta, con alle spalle la grande menzogna di armi di distruzione di massa. C’è anche un aspetto strano, di segno contrario, nello scatenamento mediatico contro Blair. Mi riferisco al fatto che nessuno ha ricordato che nel febbraio 2010 Blair confessò che “ufficiali israeliani influenzarono e parteciparono attivamente alla decisione statunitense e britannica di attaccare l’Iraq nel 2003”. Anzi lo stesso Blair ha o avrebbe affermato che l’ingresso britannico in guerra contro l’Iraq, è stato fatto dal governo inglese di allora, punto e basta. Nessun consiglio esterno, nemmeno degli americani. E quindi siamo alle solite: i media riferiscono la verità di oggi di Blair, ma non quella di 6 anni fa. E’ lo scenario di sempre, l’occultamento dei fatti – e la dichiarazione di Blair sulla co-decisione israelo-britannica era ed è comunque un fatto - l’occultamento delle verità indicibili: anche durante la guerra di Libia, nessuno dei grandi organi di informazione ha messo in evidenza che i due principali responsabili del trascinamento della NATO alla guerra di distrzione della Libia e Gheddafi, erano i due leader europei dichiaratamente e smaccatamente pro-israeliani, Cameron e Sarkozy. E via dunque con le balle o mezze balle della centralità del petrolio nel conflitto (Elf contro ENI), di un Sarkozy nuovo De Gaulle, e degli Stati Uniti come principali aggressori della Libia quando invece Obama si defilò dall’attacco a Gheddafi Dunque ecco l’aspetto strano della giusta denuncia della decisione inglese del 2003: si cerca di evitare la presa d’atto che c’è un Occidente oltranzista contro cui si dovrebbe agire, e si puo’ agire, direi anche oggi.

Due notizie però sono preoccupanti in questo quadro: la rivolta contro Obama di 51 ambasciatori favorevoli alla guerra contro la Siria, e appoggiata dal segretario d Stato Kerry, e il vertice NATO di Varsavia.

In parte è così, ma le due notizie non hanno lo stesso segno. L’attacco interno a Obama ci riporta allo spettro dei neocons, del lobbismo e delle campagne mediatiche bugiarde e senza freni, che trascinarono Bush junior alla guerra del 2003 e che hanno cercato di trascinare gli Stati Uniti e l’Europa anche contro l’ran. Ma questa notizia vuol dire anche che è vero che Obama ha detto sì all’intervento di Putin a fianco di Assad, e che ha rotto con l’oltranzismo di una buona parte del Congresso sostenendo Mosca nella guerra contro l’IS-Daesh. E questo discorso vale anche per la NATO, e forse direi, anche per il governo italiano: quasi di nascosto, la NATO sta operando nelle ultime settimane almeno, nel senso giusto sia nell’Egeo sia nel golfo della Sirte. In entrambe i casi sta lavorando a bloccare l’immigrazione selvaggia verso l’Europa, una missione – Sofia – di segno opposto all’ orribile, massonico e antieuropeo Mare Nostrum dei tempi di Monti. Mi spiace per la delusione del Papa, ma pare proprio che l’incubo dell’invasione alla Kalergy abbia possibilità di svanire. E nell’Egeo, peraltro, la NATO non fa nulla contro le navi russe dirette a in Siria. Insomma, c’è una convergenza di intenti fattuale che va considerata quando si fa dell’allarmismo sulla imminente terza guerra mondiale

Ma il vertice di Vasavia non smentisce questo?

A me pare di no. Ancora una volta occorre distinguere le parole e le prese di posizione ufficiali dai fatti. Sulla mia pagina Facebook ho postato non solo la notizia della rivolta di 51 ambasciatori contro Obama, ma anche un un commento di Le Figaro sul vertice della NATO. Le Figaro è uno di quei giornali conservatori che spiegano i fatti meglio dei troppi silenzi di tanta stampa finto progressista. Durante la guerra di Libia, se ne uscì con un originale se non unico titolo attribuito a Sarkozy, qualificato come l’espion du Mossad. E adesso sul vertice della NATO il quotidiano francese ci riferisce che Hollande ha sostenuto che la Russia non deve essere intesa e dichiarata né nemico, né avversario. Dunque il Presidente francese continua sull’Ucraina ad avere una linea moderata, come tre o quattro anni fa, quando si rifiutò di embargare due navi destinate alla Russia. Gli attentati dell’ISIS alla Francia , nascono da qui, forse in parte coperti dai servizi segreti che potrebbero risalire alla nefasta era Sarkozy.

Ma il dispiegamento di forze NATO contro la Russia non costituisce un pericolo?

Certo, ma la NATO ha deciso di inviare 4000 soldati nei tre paesi baltici e nella Polonia, non in Ucraina. Come segnale per Mosca mi pare forte: questo ovviamente non vuol dire che possiamo star tranquilli, né che non siano sacrosante le proteste russe contro l’accerchiamento che subisce. Bisognerà vedere l’ esito della visita di Kerry in Russia, ricordando comunque che il segretario di Stato USA risulta essere alla testa della rivolta di 51 ambasciatori contro Obama. Le parole dure di Lavrov a Kerry avranno dunque ripercussioni anche dentro gli Stati Uniti. Conclusione: la situazione non ha nulla, per usare una nota battuta, di “eccellente” – e se vincesse la Rodham Clinton i pericoli aumenterebbero - ma non è nemmeno catastroficamente irrimediabile, anche se la scelta del doppio binario – lè parole grosse, e fatti di segno diverso – dovrebbe essere superata per potere parlare con chiarezza ai cittadini.

Un’ultima domanda, prof. Lei ha incluso nel programma del Master Mattei, anche un seminario su Tangentopoli che vede tra i partecipanti gli onorevoli Bobo Craxi e Cirino Pomicino. Come mai? E come mai in un Master sul Medio Oriente?

Come “come mai”? Semplice. Sono due voci autorevoli e fuori dal coro: autorevoli perché protagonisti diretti o indiretti – per il vissuto familiare – dei rivolgimenti di quegli anni; fuori dal coro perché, tanto per cambiare, anche su Tangentopoli incombono tabù e reticenze insopportabili. Bobo Craxi è stato ospite in tante trasmissioni televisive, e nel salotto di Mentana, benché circondato da altri ospiti di tendenza opposta, si è sempre ben difeso. Pomicino ha scritto libri e saggi sulla questione e ha collaborato per anni a Il Giornale con lo pseudonimo “Geronimo”. Gli storici presumono di sapere la storia leggendo magari le fonti a stampa. La verità è che la storia vera la conoscono solo coloro stanno in qualche stanza del potere. Ed è un lusso per gli studenti ascoltare i politici o gli ambasciatori di tutte le tendenze: l’ambasciatore israeliano ha detto la sua su Gerusalemme, nel 2009. Andreotti ha fatto la prolusione qui a Teramo, inaugurando il Master il 5ì6 febbraio 2006. In sala circa duecento pesone, molti stidneit ma anche petsnalitò cittaina. Lo stesso giorno, un editoriale del Coorrere della sera di Angelo Panebianco paventava il ritorno dell’al filoarabismo - dopo i processi subiti dal leader DC - in politica estera

Ma quali sono i tabù su Tangentopoli?

Siamo diventati tutti marxisti. Per ogni evento importante, cerchiamo subito, a destra e a sinistra, i fattori materiali più o meno nascosti. Le guerre in Medio Oriente. Il petrolio? La guerra Congo, i diamanti. E su Tangentotopoli? Nulla, sempre e solo la corruzione, senza nemmeno distinguere tra la corruzione privata e il finanziamento illecito dei partiti, di cui Libertini di Rifondazione parlava di un fatto normale, che tutti conoscevano. Dietro Tangentopoli – come dicono tanti indizi e fatti – affiora invece la politica estera di Craxi e Andreotti dopo Sigonella, e ci sono le tragiche vicende economiche nazionali. Il panfilo Britannia del 2 giugno 1992, le privatizzazioni dell’industria di Stato fondata da Mussolini e che aveva retto alla tragedia immane della II guerra mondiale, ma venne privatizzata dal governo Amato. E poi la svalutazione della lira a settembre. E allora, questi fatti non devono essere portati a conoscenza delle giovani generazioni? Fare lo storico non vuol dire ripetere le banalità di certe ricostruzioni di comodo, ma cercare di andare a fondo delle questioni affrontate.

Ettore Bertolini - Agenzia Stampa Italia

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