(ASI) Intervista esclusiva con il Dr. Foad Aodi, Presidente delle Associazione Medici di Origine Straniera in Italia  (AMSI) e della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai). Il Dottor Foad Aodi è un esperto delle questioni medio orientali e con le sue associazioni si sta attivando molto per spingere le diplomazie ad ottenere una tregua fra Israele e la Palestina e per far giungere aiuti umanitari e sanitari ai palestinesi.

 

Apriamo l’intervista con la  notizia di questi ultimi istanti (14,30 del 17/07/2014 ndr) che la tregua  annunciata dai mas media,  purtroppo non è stata ufficialmente confermata sia dal negoziatore che si trova al Il Cairo per conto di Israele e  nemmeno da una parte di Hamas.

Tutto il mondo spera che si trovi un accordo e che tacciano le armi.  Spera in un cessate il fuoco soprattutto in considerazione del fatto che ci sono state tantissime vittime, perlopiù civili, bambini , donne, persone malate. Purtroppo sono moltissimi gli esseri umani che hanno trovato la morte in questo conflitto che è  arrivato al suo decimo giorno di bombardamenti.

 Ci può aggiornare sulla situazione, lei che ha fonti dirette dalla striscia di Gaza?

Purtroppo la situazione peggiora ora dopo ora. Anche l’ultimo bilancio ci conferma che il numero dei morti sono 233, i feriti 1.690 . Poi va  considerato l’aspetto che il 90 % dei deceduti muoiono dentro casa perché gli ospedali sono stracolmi  e non possono soddisfare le esigenze delle persone ferite. Inoltre quelli operativi sono solo 1 o 2 su cui si concentrano tutte le emergenze mediche.  

Per quanto riguarda la situazione attuale, purtroppo, siamo molto delusi della politica perché finora non ha ottenuto niente.  Né a favore di una tregua duratura, né a favore di uno processo di pace ed a favore di uno Stato Palestinese indipendente.

Inoltre, dal punto di vista sanitario la situazione è molto grave. Perché mancano parecchi medicinali, mancano parecchi medici ed infermieri. Ci sono tanti feriti gravi che non possono nemmeno arrivare all’ospedale.  Parecchi feriti che devono essere operati  non si sono sottoposti fino adesso a nessuno intervento rischiando le infezioni, rischiando complicanze. Ci sono più di 100.000 sfollati che hanno lasciato le loro case, di cui tanti pazienti cronici e  diabetici. Persone che devono fare le dialisi, persone anziane che non riescono a camminare, persone che hanno bisogno di farmaci salvavita. Tante donne che sono tantissime in stato di gravidanza che non stanno facendo nessun controllo rischiando la loro gravidanza.

Per cui, dal punto di vista  politico la delusione è tanta. Mentre sotto l’aspetto sanitario si sta muovendo qualcosa in termini di aiuto, ma non è sufficiente.

Di più il  numero di sfollati è altissimo. Una gravissima situazione generale che sta a testimoniare che si sta vivendo un dramma umanitario di grosse dimensioni.

 E’ vero, i fatti ci dicono che siamo di fronte  una tragedia umanitaria di ampia rilevanza. A questo proposito Voi  sia come AMSI, sia come Co-Mai vi siete attivati per cercare di far fermare la spirale di violenza. Avete più volte ringraziato  papa Francesco, riconoscendogli il merito di essere stato l’unico che ha cercato concretamente di aprire il dialogo di pace tra Palestina e Israele. Allora  cosa si può fare per raggiungere una tregua ed iniziare un processo che porti alla pace?

Servono diverse cose. Prima di tutto la volontà politica. Se la situazione palestinese è arrivata a questo livello, ciò è dovuto al fatto che a livello internazionale la Palestina  ha poco peso politico. Infatti la questione palestinese  non è più una priorità nelle agende politiche di molti governi stranieri. Poi la comunità europea non ha fatto niente. Addirittura negli ultimi anni la questione palestinese  è stata proprio messa da parte.  Ha inciso negativamente anche il cambiamento nei paesi medio-orientali con la cosiddetta primavera araba.  che noi abbiamo applaudito e riposto tante speranze sin dai primi giorni. Una primavera araba, che poi si è rilevata un inverno arabo.

Per questo specifico motivo la questione palestinese ha pagato prezzo politico altissimo.

Gli appelli di papa Francesco noi li abbiamo ringraziati dal primo giorno. Abbiamo apprezzato e ringraziato lui, perché ha dato una svolta vera ed aperto il dialogo tra il mondo musulmano e il mondo cristiano.  Una politica volta al dialogo che tante volte è stato annunciato anche dallo stesso Obama, ma che di fatto non si è mai sviluppato concretamente.

Papa Francesco con i suo linguaggio semplice ed umano è riuscito a fare arrivare il suo messaggio di pace ai cuori del mondo islamico.  Ma tante volte gli appelli non vengono seguiti da azioni politiche concrete.

Mentre abbiamo visto il coraggio di Papa Francesco che ha fatto riaprire il processo di pace facendo incontrare Abu Mazen con Simon Peres. Tutti abbiamo sperato che potesse riprendere il dialogo di pace per avere finalmente uno Stato palestinese indipendente, democratico, libero come tanti altri Paesi.

Invece, siamo oggi commentando le  tante tragedie che si stanno consumando nella striscia di Gaza. Come la tragedia di ieri dove quattro bambini palestinesi sono stati massacrati  mentre giocavano in spiaggia.  Massacrati mentre giocano sulla spiaggia come fanno tutti i bambini al mondo. Con la differenza che quando i bambini palestinesi giocano sulla spiaggia vengono uccisi.  La cosa è una tragedia senza precedenti.

Secondo lei come l’Italia può intervenire per cercare di risolvere questa drammatica situazione?

Secondo me l’Italia si trova in una posizione molto favorevole come non lo era mai trovata prima.  Infatti,  dal 1 luglio ha la presidenza di turno del Consiglio della Comunità Europea. Inoltre, Renzi oggi a livello dei paesi europei  è molto considerato. Lo è in virtù del successo elettorale ottenuto nelle recenti elezioni europee e per questo è percepito da tutte le nazioni della UE come il politico del momento.  Per cui, adesso  Renzi e l’Italia contano politicamente molto  all’interno della Ue. Contano a differenza dei precedenti presidenti del consiglio italiani che, politicamente erano deboli internamente  indi per cui  in Europa erano poco credibili. Lo erano ancora meno davanti alla Merkel e agli altri presidenti dei Paesi meMbri della UE. Poi, Renzi detenendo la presidenza di turno del Consiglio UE può prendere iniziative forti con i ministri dell’estero europei. Si deve  coinvolgere gli Stati Uniti perché la soluzione arriva solo dagli Stati Uniti.

Se c’è la volontà politica da parte dell’America , e delle parte del lobbies ebraiche forti in America di risolvere la questione palestinese.

Perché, va ricordato che la pace giova a tutti.  Giova a tutti avere un Paese indipendente per la Palestina.  Ciò garantisce anche la sicurezza di Israele, garantisce la serenità di tutti, garantisce la serenità dei bambini palestinesi e di quelli israeliani . Mentre in questo momento con il conflitto soffrono tutti come abbiamo più volte ribadito noi di AMSI e CO-MAI. A noi dispiace quando muore ogni essere umano. Quando muore un bambino palestinese e ci dispiace anche quando muore un bambino israeliano.  

Soffriamo enormemente quando vediamo le drammatiche immagini  su facebook e su twitter dei bambini palestinesi uccisi in spiaggia. Per interrompere questa striscia di sangue bisogna trovare una soluzione politica.

Per trovare una soluzione politica bisogna vedere se la volontà dei politici nostri e tutti insieme  possiamo giocare una partita importante a favore della pace.

Noi continuiamo con  i nostri messaggi e  lanciare  messaggi a favore del dialogo, di speranza  di trovare soluzioni che portino alla pace.

Speriamo che i politici possano recepire questo nostro insegnamento che stiamo dando tramite tutti i giornali, radio , tramite la preziosa collaborazione con Agenzia Stampa Italia.

Ettore Bertolini – Agenzia Stampa Italia

Trascrizione dell’intervista audio del 17/07/2014 delle ore 14,30

 

 

 

 

 

 

 

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