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Quando il calcio e la politica scoprono la violenza

Di Fortunato Vinci 8 Maggio 2014 – 07:23 4 min di lettura

(ASI)  Sono stato pressoché da solo a scrivere, e a gridare in Tv, allo scandalo che si era verificato quando a novembre scorso la Nocerina era stata costretta a non giocare una partita di campionato per le minacce degli ultrà, facendo anche presente che i violenti impongono, con le minacce e la forza, la loro volontà e le loro leggi, che non sono quelle di uno Stato di diritto.

Allora le minacce di alcuni delinquenti, chiamati impropriamente tifosi ultrà, hanno costretto la dirigenza, lo staff tecnico e i giocatori della Nocerina a mettere in scena una penosa sceneggiata per non disputare Salernitana – Nocerina, in programma per l’undicesima giornata della Prima Divisione del girone B di Lega Pro. La partita fu data vinta alla Salernitana dal giudice sportivo e, qualche mese dopo, per quei fatti, la squadra campana fu esclusa dal campionato. Gridai (sempre da solo) allo scandalo perché la Commissione Disciplinare Nazionale aveva accolto la richiesta del procuratore federale Stefano Palazzi il quale aveva individuato, nel comportamento dei dirigenti e dei giocatori, minacciati di morte, un “illecito sportivo” e per questa ragione la Nocerina fu esclusa dal campionato, con varie penalizzazioni e multe pesanti. Una cosa indecente, perché la cosiddetta giustizia sportiva non aveva considerato il contesto in cui avvennero i fatti incriminati, in una regione, la Campania, e a causa di delinquenti abituali. Allora dissi anche che la partita andava giocata, magari in campo neutro o a porte chiuse, per non darla vinta, appunto, ai violenti. Invece la (in)giustizia sportiva, come ho già detto, decise in maniera diversa, con una decisione che in qualche modo ha condizionato il campionato girone B della Lega Pro, appena concluso.

Sabato scorso a Roma, per la finale di Coppa Italia, tra il Napoli e la Fiorentina, per disputare la partita si è dovuto “trattare” con Genny’a carogna, al secolo Gennaro Di Tommaso, capo indiscusso della curva A dei tifosi napoletani, che per l’occasione indossava una maglietta con una scritta che inneggiava all’assassino dell’ispettore di polizia Filippo Raciti.

Il capitano del Napoli, Marek Hamsik è andato sotto la curva per tranquillizzare i tifosi e per avere il parere di Genny’a carogna che ha dato il suo “autorevole” assenso con il pollice alzato, come facevano gli imperatori con i gladiatori al Colosseo. E così l’incontro si è potuto disputare. Ma se il signor Genny avesse detto di no, e la partita non si fosse giocata, la (in)giustizia sportiva che faceva? Assegnava la Coppa Italia alla Fiorentina a tavolino ed escludeva dal campionato il Napoli per “illecito”, come aveva fatto con la Nocerina? Da questi due episodi, che hanno tanti punti in comune, si capisce ancora meglio la gravità e l’ingiustizia delle decisioni prese nei confronti dei giocatori e dei dirigenti della Nocerina.        

L’episodio dell’Olimpico, come sempre avviene in questi casi, ha innescato, e fatto esplodere, la voglia di apparire un po’ a tutti e così c’è stato un delirio di dichiarazioni. Il primo è stato Angelino Alfano, ministro dell’Interno, che vuole mettere il Daspo (il divieto di assistere agli avvenimenti sportivi) a vita, una specie di ergastolo nello sport. Intanto, in attesa di una nuova legge, ha fatto recapitare già ieri a Gennaro Di Tommaso il Daspo per cinque anni. A seguire una valanga di sciocchezze e di banalità un po’ da tutti i politici che hanno scoperto, finalmente, che c’è la violenza, ma la stragrande maggioranza di quelli che hanno dato fiato alle trombe avrebbe fatto meglio a stare zitta visto che scalda, inutilmente, le poltrone delle istituzioni da una vita. Così queste anime pie hanno scoperto che nel nostro Paese c’è la violenza. Il guaio è che non è una questione sportiva, anzi è sportiva solo marginalmente, perché il problema è enorme, e non riguarda solo Nocera Inferiore o Napoli, riguarda il Sud, riguarda l’Italia, il cui territorio è ormai controllato (centimetro per centimetro!) dalla malavita organizzata, che fa della violenza la sua arma vincente. Ne sanno qualcosa gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, direttamente o indirettamente un po’ tutti, e quando quelli che praticano la violenza s’improvvisano ultrà succedono i fatti che abbiamo visto. Ha colpito anche la dichiarazione del Capo dello Stato che ha detto “che non bisogna trattare con i facinorosi”, peggio ancora - aggiungo io - se non sono solo facinorosi, sono anche sanguinari mafiosi. Già, è quello che pensiamo tutti, solo che al Tribunale di Palermo sia in corso una complessa indagine sulla trattativa tra lo Stato e la mafia che ha provocato anche alcuni omicidi eccellenti, e al cui confronto la trattativa con Genny’a carogna, è davvero una patetica pagliacciata.   

Fortunato Vinci - Redazione Agenzia Stampa Italia

fortunatopantaleonevinci@virgilio.it

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