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(ASI) Perugia, 31 Maggio 2012. Rinascita Universitaria e Giovane Italia occupano la sede del PdL umbro. La parola ad uno di loro, Enea Paladino. Ventiquattro anni, di Pistrino (borgo alle porte di Città di Castello), Enea studia Giurisprudenza all’Università degli Studi di Perugia.


Ventiquattro anni, di Pistrino (borgo alle porte di Città di Castello), Enea studia Giurisprudenza all’Università degli Studi di Perugia.

Ai libri e agli esami affianca un’attività che, da quasi dieci anni, accompagna le sue giornate, la militanza nella destra giovanile, prima Azione Giovani ora Giovane Italia.

Desideroso di riconquistare spazi in un ateneo e in una città dichiaratamente schierati a sinistra, due anni fa, insieme ad altri coetanei, è ideatore di un progetto politico destinato ad affermarsi negli organi di rappresentanza universitari.

Rinascita Universitaria è una comunità studentesca sì, ma anche un gruppo umano variegato, eterogeneo. Diversità che arricchiscono e non dividono: alle iniziative d’ateneo è affiancato un programma di incontri e dibattiti su temi culturali, di attualità, sociali.

Libri, bioetica, storia, identità. A Dicembre, in una sezione colma di militanti e simpatizzanti, Rinascita presenta il volume La Rivoluzione Impossibile di Marco Tarchi (edita per la Vallecchi); a Perugia, nei locali del Consiglio regionale, un docente dell’UniPg partecipa ad un evento dedicato al tema della terribile pulizia etnica perpetrata da Tito in Istria e Dalmazia; a Marzo convegno di bioetica all’Università, un mese dopo Mario Michele Merlino racconta ad una Spoleto attenta e curiosa l’epopea dei ‘neri’ a Valle Giulia.

Il 31 Maggio Rinascita e Giovane Italia occupano la sede del PdL perugino: di fronte all’indebolimento del contenitore dopo appena quattro anni di vita e ritenendo importante la partecipazione dei giovani alla sua ricostruzione, si sceglie una via semplice e pacifica per richiamare l’attenzione di iscritti, elettori e dirigenza sui problemi del partito.

Per anni la realtà militante è stata tagliata fuori dalle scelte della dirigenza nazionale prima di AN, poi del PdL. Eppure i ragazzi di destra, di quella destra, conoscono bene il tessuto sociale delle città e delle scuole nelle quali lavorano costantemente, ogni giorno, mossi dalla passione non da altri interessi. Gente che sa, che vede e soprattutto che ascolta. A non ascoltarli sono invece i vertici PdL, che presumibilmente non colgono l’opportunità e la fortuna di poter disporre di un bagaglio culturale e di conoscenza che potrebbe solo arricchire il partito, consentendone magari anche un rilancio.

Quando hai iniziato a militare?

Il mio percorso militante è iniziato a 14 anni, quando frequentavo il 4° ginnasio e ho avuto modo di conoscere i ragazzi di Azione Giovani, circolo "Ezra Pound" di Città di Castello, una Comunità militante che poi ho avuto l’onore di rappresentare.

Come e perché nasce Rinascita Universitaria? 

RU nasce da una ventina di ragazzi che decisero coraggiosamente di combattere davvero per i diritti degli studenti universitari, lasciandosi alle spalle vecchi e arrugginiti sistemi di politica universitaria e proponendo un nuovo modello di sindacalismo all'interno dell'Ateneo perugino. Da quella ventina di ragazzi che nel 2010 intrapresero questo cammino, oggi Rinascita è diventata il punto di riferimento per tutti gli studenti che non votano Udu.

Che impatto ha avuto nella realtà politica giovanile? 

Rinascita ha provocato uno sconvolgimento nel giovanile: ai ragazzi che aderirono con spontaneo entusiasmo si contrapposero elementi che fecero di tutto per farci passare da eretici. Francamente, alla luce dei risultati ottenuti, ha vinto il nostro essere eretici e ribelli.

Cosa ne pensi dell'esperienza PdL? 

L' esperienza Pdl ? Di positivo mi resta il ricordo delle speranze di un grande partito all’atto della sua nascita. Quattro anni dopo dico che il Partito debba comprendere ed accettare i motivi di quell’area del mondo giovanile che chiede rinnovamento, identità e partecipazione: altrimenti rischierà di commettere errori passati e di arenarsi del tutto. Certo che la scelta è anche in mano ai nostri dirigenti nazionali.

Dopo il 'discorso del predellino', cosa è rimasto dell'identità di destra? 

Credo che la destra sociale, nazionale, che si richiama ad una identità non sia mai morta, anzi, è come il teatro del grande Eduardo, “vivo e vitale”.

Perché occupare il PdL di Perugia?

Per dimostrare che se veramente si crede in qualcosa si deve agire con coraggio. E’ stato chiaro messaggio alla segreteria del partito, inoltre è stato un modo efficace per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e della realtà militante sulle nostre ragioni: abbandono del sostegno al Governo Monti, rivedere la struttura interna al partito, basta liste bloccate, basta nominati, liste pulite, ritorno alle preferenze, primarie interne.

Come è andata?

Bene e ben oltre le nostre aspettative: il presidente Berlusconi ha parlato di noi, abbiamo conquistato una spazio sul Corriere della Sera e la maggior parte dei network locali ha parlato della nostra protesta.


In una fase di 'formattazione' del partito credi il movimento giovanile possa avere un suo ruolo?


Se non il punto cardine è uno dei punti principali della nostra azione: il movimento giovanile deve avere il coraggio di schierarsi apertamente, parlando chiaro al partito come abbiamo fatto noi.

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