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(ASI)  “Come evidenziano i dati Istat nei primi quattro mesi di quest'anno la voragine della disoccupazione aumenta di oltre 200.000 persone: E' il lavoro la vera priorità da affrontare per uscire dalla crisi”. Lo dichiarano, in una nota diffusa dall'ufficio stampa del sindacato, Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil e Fulvio Fammoni, Presidente della Fondazione Di Vittorio.
“I dati sono drammatici ma purtroppo chiarissimi – si legge nel comunicato - ed è la progressione continua che allarma. Dall'inizio della crisi, nel settembre 2008, i disoccupati sono aumentati di circa  1.100.000 unità (allora il tasso di disoccupazione era di poco superiore al 6 %) ma solo nell'ultimo anno l'aumento è di oltre 600.000 persone (e il tasso di disoccupazioni è al 10,9%) con una accelerazione fortissima. Ormai 4 giovani italiani su 10 nella fascia 15/24 anni sono disoccupati, ma lo stesso problema si estende fino a 34 anni. Nel Mezzogiorno il lavoro nero sta superando qualsiasi soglia di guardia e i dati non considerano né l'altissimo numero di scoraggiati, in gran parte donne, né l'enorme bacino della cassa integrazione. Se ai 2.615.000 di disoccupati si aggiungono poi i lavoratori precari, discontinui o falsi autonomi, la condizione del lavoro in Italia emerge in tutta la sua drammaticità per questo continuiamo a chiedere di modificare, nei prossimi passaggi parlamentari, il Ddl Lavoro per contrastare gli abusi e dare prospettive di buona occupazione ai giovani. Non sfugge in queste ore drammatiche che gli effetti del terremoto avranno un riflesso negativo sia sulla produzione che sull'occupazione. Quindi il vero tasso di disoccupazione è ben più alto e rischia di crescere esponenzialmente. Serve sviluppo – dicono Sorrentino e Fammoni - questa è la vera emergenza sociale economica e democratica del paese e a questo scopo devono essere indirizzate tutte le risorse disponibili e tutte quelle necessarie da reperire intervenendo sui patrimoni e sulle rendite. Per questo servono piani straordinari per l'occupazione in particolare per i giovani, vere politiche industriali e investimenti pubblici. Sono dannosi nuovi tagli mentre invece occorre ridurre il fisco per il lavoratori dipendenti e pensionati. Il sistema produttivo è bloccato, un grande paese manifatturiero produce in gran parte per il mercato interno ma se i consumi sono fermi si bloccano anche l'occupazione e la produzione. Solo dal lavoro, crescita  e  sviluppo possono arrivare le risorse necessarie per risanare il Paese. Per questi obiettivi prosegue la mobilitazione della Cgil e del sindacato confederale  italiano".

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