(ASI) «Il presidente della Società Italiana di Pediatria Rino Agostiniani deve rispondere chiaramente a milioni di famiglie: esistono “bambini trans”? Se un bambino di 3 anni dice di sentirsi una bambina, i pediatri italiani devono favorire la sua transizione di genere col cambio del nome e la carriera alias a scuola?
Questa è una delle follie contenute nella guida “Oltre lo sguardo” sulla varianza di genere, promossa dalla SIP e dall’Associazione Culturale Pediatri. Una guida che sponsorizza associazioni LGBT che organizzano “Laboratori per bambini Trans”, spinge i pediatri a esporre simboli arcobaleno in ufficio, suggerire favole per bambini sull’utero in affitto, cancellare ‘padre’ e ‘madre’ dai moduli e identificare bambini come ‘agender’ e ‘non binari’. Agostiniani si dissoci da questa spazzatura ideologica o rassegni le sue dimissioni dalla SIP insieme a tutto il Consiglio Direttivo». Lo afferma in una nota Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia, commentando le parole con cui il presidente della SIP Rino Agostiniani, a mezzo stampa, ha difeso il documento.
«Cosa c’entra – continua Coghe – esporre bandiere e brochure Lgbt negli studi dei pediatri con la medicina? Che basi scientifiche ci sono per dire che nei documenti bisogna identificare i bambini come ‘agender’ e ‘non binari’? Perché la Guida propone l’approccio ‘affermativo’ che è stato già messo in discussione o abbandonato da Paesi un tempo pionieri nella transizione di genere dei minori? Perché ignora totalmente la Cass Review inglese che ha smontato proprio questo approccio? Secondo quali criteri di imparzialità e autorevolezza medica sono stati scelti più di 100 libri, tutti palesemente in linea con l’Agenda Lgbt, che vengono consigliati per bambini dai 3 anni e per adolescenti, alcuni dei quali parlano anche di utero in affitto e poliamore? Queste sono le domande a cui deve dare una risposta il presidente Agostiniani. La deve alle famiglie italiane che, ogni giorno, mettono i loro figli nelle mani dei pediatri che proprio la Società dice di rappresentare e nei quali sta montando l’indignazione, come dimostrano le oltre 30.000 firme che la nostra petizione ha raccolto in pochissimo tempo», conclude Coghe




