(ASI) Roma - "Oggi abbiamo visitato il cantiere della parte italiana del TAV Torino-Lione e confermiamo ciò che diciamo da anni: quest'opera va fermata.
Lo dicono i numeri, che hanno confermato le nostre peggiori previsioni. Nel 2012, quando fu firmato l'accordo con la Francia, il costo certificato per la sola sezione transfrontaliera era di 8,3 miliardi, mentre oggi siamo a 14,7 miliardi. Quasi il doppio. E per la tratta italiana, senza la quale l'opera non si connette al nodo ferroviario di Torino, servirebbero altri 3 miliardi di cui sono stati stanziati solo 800 milioni. Ad oggi non è stato scavato neanche 1 metro di tunnel e nel migliore dei scenari parliamo di un cantiere che durerà altri vent'anni. I dubbi degli amministratori del territorio sono sempre di più e le alternative esistono già: il corridoio alpino via Sempione è già operativo, riceve investimenti reali e il mercato lo ha già scelto. Quei 3 miliardi potrebbero essere usati subito per completare la Metro 1 e realizzare la Metro 2 a Torino: infrastrutture che rivoluzionerebbero la mobilità della città e della cintura e che servono oggi, non tra vent'anni. Il nostro appello è rivolto a tutti, indipendentemente dalla posizione che si aveva nel 2019. Le condizioni sono cambiate e chi ha la responsabilità di governo ha il dovere di rispondere a una semplice domanda: vale ancora la pena andare avanti con un'opera la cui analisi costi-benefici è negativa in tutti gli scenari? Continueremo a spiegare perché quest'opera non ha più senso e a proporre la nostra proposta alternativa. Meglio tardi che mai: l'importante è che si inizi finalmente a ragionare sui numeri reali, non sulle narrazioni ideologiche. Riteniamo necessario istituire immediatamente una commissione di monitoraggio sui lavori, perché troppe cose non tornano. E iniziare a valutare seriamente anche un'uscita negoziata. Un recesso costerebbe tra 1 e 1,2 miliardi: una cifra di gran lunga inferiore ai 7,3 miliardi di danni stimati tra lungaggini, caro-materiali e lo stop-and-go dei cantieri.". Così in una nota i parlamentari M5s Chiara Appendino, Elisa Pirro, Agostino Santillo e Antonino Iaria.




