Il compimento del cerchio: 150 anni da Little Big Horn, la terra del Grande Spirito celebra i suoi eroi.

(ASI)  Il vento del Montana soffia ancora tra le colline di Greasy Grass, portando con sé l’eco dei canti di vittoria e il galoppo di un popolo che non si è mai piegato. Oggi non si commemora semplicemente una battaglia; si celebra il riscatto solenne e l'eroismo senza tempo dei nativi pellerossa che, esattamente centocinquant'anni fa, inflissero una storica e leggendaria sconfitta all'armata yankee.

Il 25 giugno 1876, la coalizione dei popoli delle pianure — che univa i Lakota Sioux di Toro Seduto, i Cheyenne di Due Lune e gli Arapaho — rispose alla violazione del trattato di Forte Laramie con una determinazione sovrumana. Fu la grande visione spirituale di Toro Seduto (Sitting Bull) a radunare le tribù sul fiume Little Bighorn, mentre sul campo di battaglia emersero il genio tattico e l'audacia di capi guerrieri leggendari come Cavallo Pazzo (Crazy Horse) e Fiele (Gall).

Dall'altro lato della barricata, mossi dal disprezzo per i diritti dei nativi e dalla febbre dell'oro che devastava le Black Hills sacre, avanzavano i reparti del 7° Reggimento di Cavalleria dell'esercito degli Stati Uniti, guidati dal presuntuoso tenente colonnello George Armstrong Custer. Diviso il suo contingente nel tentativo di compiere un attacco a sorpresa, Custer sottovalutò la superiorità numerica e l'ardore strategico dei difensori. I guerrieri indigeni accerchiarono e annientarono l'intera colonna di Custer — compresi i battaglioni dei capitani Keogh e Yates —, respingendo anche i tronconi del reggimento comandati dal maggiore Reno e dal capitano Benteen.

Il cinema oltre la propaganda: la verità sui massacri dei nativi e sui crimini commessi dal 'civilizzato' uomo bianco,

Per decenni, la propaganda di Hollywood ha dipinto i nativi come selvaggi sanguinari e Custer come un martire immolato. Tuttavia, la storia è stata progressivamente riscritta da capolavori cinematografici coraggiosi che hanno squarciato il velo sulle barbarie commesse dagli uomini bianchi e denunciato lo sterminio sistematico dei popoli indigeni.

Pietre miliari come Soldato Blu (1970) di Ralph Nelson e Piccolo Grande Uomo (1970) di Arthur Penn hanno mostrato per la prima volta al mondo la ferocia disumana dei massacri perpetrati dalla cavalleria statunitense contro villaggi inermi di donne e bambini. La svolta culturale è stata poi consacrata da Balla coi Lupi (1990), diretto e interpretato da Kevin Costner, che ha restituito dignità, spiritualità e spessore alla cultura Lakota, mostrando l'inesorabile e tragica distruzione della frontiera per mano dell'uomo bianco. Più di recente, pellicole come Killers of the Flower Moon (2023) di Martin Scorsese hanno continuato questo filone di denuncia, svelando le trame di avidità e violenza sistemica ordite per privare i nativi delle loro terre e della loro vita.

Un secolo e mezzo dopo, la vittoria di Greasy Grass vive ancora nell'anima delle nuove generazioni di nativi, custodi dell'eredità di quegli eroi che fermarono l'avanzata dell'oppressore a difesa della propria libertà. Questa terra sacra, bagnata dal sangue dei giusti, appartiene ancora e sempre al Grande Spirito, come ricordano i versi immortali di un'antica poesia Lakota:

"La Terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla Terra. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una sola famiglia.Finché i fiumi scorreranno e l'erba crescerà, noi saremo qui, polvere dello stesso vento."

Infine ecco una celebre poesia e canto di vittoria Sioux (Lakota), tradizionalmente attribuita ai guerrieri che combatterono quel giorno al fianco di Cavallo Pazzo, perfetta per suggellare il senso di riscatto di quella storica giornata:

"Lunga Treccia [Custer] voleva la nostra terra, ma i cavalli dei Lakota erano più veloci del suo piombo. Il Grande Spirito ha guardato i suoi figli,< ha dato forza al braccio di Cavallo Pazzo.< Oggi le donne cantano nei villaggi,i guerrieri danzano intorno al fuoco:le giubbe blu sono cadute come foglie d'autunno,le colline sono tornate libere,il cerchio del nostro popolo è di nuovo intero."

Sin da piccolo sono sempre stato dalla parte dei nativi e festeggio con loro la viyyotia e  grido forte: Viva il popolo del Grande Spirito!

Ettore Bertolini

 

 

*Immagine generata da Intelligenza Artificiale Gemini di Google. 

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