(ASI) Roma - «Otto arresti nel cantiere dei cassoni della nuova diga foranea di Genova, a Vado Ligure: quarantadue operai indiani e pakistani pagati tra cinque e sette euro l’ora, con turni fino a dodici ore e oltre metà dello stipendio estorta dai caporali.
Lo stesso giorno, a Prato, un imprenditore tessile ai domiciliari per aver fatto lavorare sedici ore al giorno, dodici operai senza permesso su sedici, pagati quaranta centesimi a pezzo. Due facce dello stesso schiavismo, dal porto ligure al distretto toscano, su cui una parte dell’economia italiana continua a reggersi», dichiara Sergio Costa, Vicepresidente della Camera dei Deputati.«La diga di Genova è un’opera del PNRR, denaro pubblico, eppure è proprio lì che si annida lo sfruttamento. La destra estrema riempie i comizi con la parola remigrazione, mentre la destra di governo studia accordi per importare manodopera dalla Tunisia. Non sono posizioni opposte: convergono sull’idea che il lavoratore straniero vada bene solo se ricattabile e sottopagato. Come può questo governo proclamarsi paladino della sicurezza quando lo schiavismo prospera dentro un cantiere pubblico finanziato dallo Stato?», prosegue Costa.«Servono controlli effettivi sull’intera filiera degli appalti pubblici e nei distretti produttivi, con la stazione appaltante chiamata a rispondere di ciò che accade nei propri cantieri. La dignità del lavoro non si tratta e non si svende. Lo Stato non può finanziare con risorse di tutti opere costruite sulla pelle di chi lavora, né ignorare un’economia che vive di sfruttamento», conclude Costa.




