Terzo mandato, Ali Toscana: “Occasione sprecata per scontro interno ad una coalizione,  serve riflessione seria su limiti a rielezione sindaci"

Marrucci (Presidente Regionale A.L.I.): "Via il vincolo dei due mandati per i Comuni e le norme che tagliano consiglieri e assessori comunali”

(ASI) Firenze -  “Il naufragio dell’ipotesi terzo mandato per i presidenti di Regione dimostra che è stato un errore trasformare questa vicenda in un braccio di ferro tutto politico, interno alla coalizione di governo.

Quando si utilizza un tema istituzionale per convenienze di parte e calcoli contingenti, difficilmente si arriva a buoni risultati. Ed è un peccato, perché così si è sprecata anche l’occasione di affrontare in modo serio e costruttivo un tema che invece è molto importante per la nostra democrazia: quello dei limiti dei mandati, non solo sulle Regioni ma soprattutto sui Comuni”.

A dirlo con una nota è Andrea Marrucci, presidente toscano di Ali – Autonomie locali italiane e sindaco di San Gimignano, che rilancia la proposta dell'associazione sul superamento dei vincoli dei due mandati per i sindaci.

"Il limite dei due mandati per i sindaci è ormai un dispositivo antistorico – spiega Marrucci –. Nessun altro ruolo istituzionale in Italia ha un vincolo così rigido, men che meno i parlamentari. Eppure i sindaci sono le figure più vicine ai cittadini, sottoposte ogni giorno a un giudizio diretto, concreto, basato sui fatti e sul lavoro svolto. Se una comunità riconosce fiducia al proprio sindaco, non si capisce perché, dopo dieci anni, non debba più avere il diritto di confermarlo".

"Abbiamo espresso pubblico apprezzamento per il provvedimento del Governo che ha rivisto il limite dei mandati nei Comuni sotto i 15 mila abitanti – aggiunge Marrucci – ma ora la norma va estesa a tutti i Comuni, senza distinzione di dimensione. Perché questa differenza non ha alcun senso".

“E vado oltre: è anche il momento di rivedere il Testo Unico degli Enti Locali e le norme che, con la scusa di tagliare i costi della politica, hanno ridotto il numero dei consiglieri comunali e degli assessori. Un errore figlio di una stagione politica precisa che ha impoverito la qualità della democrazia locale e penalizzato i territori. Serve più coraggio, meno populismo e più attenzione concreta a chi ogni giorno è chiamato ad amministrare i nostri Comuni".

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