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Politica Nazionale

Privatizzazione delle Ferrovie: la Filt Cgil Umbria denuncia il rischio di un sistema ferroviario a più velocità che penalizza pendolari, studenti e territori umbri

Di Redazione ASI 25 Giugno 2025 – 10:40 3 min di lettura

(ASI) Perugia - Nel cuore dell’Italia, l’Umbria rischia di restare ai margini del sistema ferroviario nazionale. La Filt Cgil Umbria lancia un allarme serio e articolato sulla possibile privatizzazione delle Ferrovie dello Stato, paventando un futuro fatto di servizi ferroviari a tre velocità dove l’alta velocità diventa regina e i collegamenti regionali e interregionali vengono relegati a un ruolo secondario, quasi marginale.

“Il diritto alla mobilità non può diventare un privilegio per pochi”, dichiara il segretario generale della Filt Cgil Umbria, Ciro Zeno, sottolineando che la funzione del trasporto pubblico non è quella di generare profitti, ma di garantire equità e accesso per tutti. Da anni il sindacato denuncia la fragilità dei collegamenti ferroviari umbri, fondamentali per lavoratori, studenti e pendolari che ogni giorno affrontano tempi di percorrenza esasperanti: fino a quattro ore da Perugia a Roma, quasi tre da Orvieto, due da Terni, se tutto va bene. Tempi che riportano la regione indietro di un secolo, con l’aggravante di un divario infrastrutturale che continua ad allargarsi.

Secondo la Filt Cgil, l’ipotesi di aprire alla concorrenza le linee ad alta velocità – permettendo anche a operatori stranieri come i francesi di accedere al mercato – porterà a conseguenze gravi: “Per garantire questi nuovi accessi, si rischia di tagliare ulteriormente le tratte Intercity e i servizi Italo, che oggi rappresentano l’unica ancora per molti territori. La concorrenza, se gestita male, potrebbe tradursi in un peggioramento dei servizi per le aree interne e meno servite.”

Il sindacato parla chiaramente di una deriva commerciale che rischia di spezzare la coesione territoriale e trasformare il diritto alla mobilità in una merce da cui trarre profitto, lasciando l’Umbria e altre regioni simili in una condizione di “Serie C”.

La Filt Cgil non si limita alle critiche ma invoca una risposta concreta: un’azione condivisa da parte di tutte le istituzioni umbre, indipendentemente dal colore politico. “Non bastano 40 sindaci in viaggio simbolico verso Roma. Occorre una mobilitazione compatta, una marcia istituzionale con in testa la presidente della Regione, l’assessore ai trasporti e tutte le amministrazioni locali per dire no a una politica miope che sacrifica il bene pubblico sull’altare del mercato.”

Il sindacato guarda con preoccupazione al 2026, anno in cui è previsto l’affidamento tramite gara del primo servizio universale – gli Intercity – oggi gestito direttamente dal Ministero dei Trasporti. “Questa scelta rappresenta un punto di svolta pericoloso: si rischiano ribassi nelle offerte, riduzione della qualità, tagli agli orari e la perdita di garanzie per gli utenti e per i lavoratori del settore.”

Filt Cgil chiama a raccolta cittadini, istituzioni e mondo del lavoro affinché si possa costruire una nuova visione del trasporto pubblico, centrata sul servizio e non sul profitto. “Serve un’azione costante e corale – concludono –, non slogan o passerelle mediatiche. Bisogna difendere il trasporto ferroviario regionale come bene comune. Altrimenti, prepariamoci a un disastro come quello vissuto nel Regno Unito, dove dopo vent’anni di privatizzazioni si è tornati alla nazionalizzazione di linee e treni.”

 

Fonte e foto: Avi News Perugia

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