(ASI) Cuneo- È grande il dibattito in Italia sul disegno di legge Zan sull'omotransfobia, con una forte pressione mediatica che ha purtroppo attratto anche molti cattolici, nonostante la chiara presa di posizione della Conferenza Episcopale Italiana, per
Mario Campanella (Popolo della Famiglia): "Se passa la legge l'unica ad essere discriminata sarà la libertà di opinione"
(ASI) Cuneo- È grande il dibattito in Italia sul disegno di legge Zan sull'omotransfobia, con una forte pressione mediatica che ha purtroppo attratto anche molti cattolici, nonostante la chiara presa di posizione della Conferenza Episcopale Italiana, per la quale "un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenuto nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violentemente persecutorio. Un'eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui si finirebbe col colpire l'espressione di una legittima opinione".
Parole chiarissime che dovrebbero essere sufficienti, per chi a quella Chiesa dice di appartenere, per esprimere un netto NO al provvedimento. Purtroppo però la pressione mediatica è fortissima e trova impreparati molti anche tra i cattolici. Nel nostro paese chiunque aggredisca un omosessuale è chiaramente già punibile e la pena aggravata dagli abietti motivi. I proponenti tutto questo lo sanno benissimo come sanno benissimo che l'unico motivo per cui hanno deciso di intervenire è istituire il reato di opinione di "istigazione all'odio omofobico". Essendo privo di precisa definizione giuridica il concetto stesso di "istigazione", l'effetto del ddl Zan è costruire un'area grigia sotto cui possano essere colpiti tutti i cosiddetti "omofobi".
Qualsiasi frase potrà essere intesa come istigatrice dell'odio omofobico ed il gioco sarà fatto. L'intento finale è ovviamente quello di zittire (anche con il carcere) chiunque abbia un pensiero difforme da quello di una minoranza che vuole imporre il suo pensiero alla maggioranza delle persone, con un atteggiamento che ricorda tristi epoche passate. La norma scritta in astratto una volta approvata non avrà problemi ad essere applicata in concreto da giudici amici. Non sarà allora più possibile esprimere pareri più che legittimi contro il matrimonio "egualitario", contro le adozioni alle coppie omosessuali, contro la pratica dell'utero in affitto (illegale in Italia).
Ma ancor più banalmente rischierà una condanna anche solo chi sosterrà la più banale delle realtà, cioè che ogni figlio può nascere solo da un uomo ed una donna, cosi come sarà a rischio il sacerdote che parlerà della visione della Chiesa sull'omosessualità o sul matrimonio. Per non parlare infine di ciò che potrebbe succedere nell'educazione scolastica dei bambini. Con l'istituzione della giornata nazionale del 17 maggio contro la omotransfobia, nelle scuole "di ogni ordine e grado" (articolo 7 ddl Zan) sarà possibile educare i bambini a concetti di cui non possono conoscere il senso, fin dall'età di tre anni.
Questo è il quadro che si potrebbe delineare con l'approvazione di una legge di cui la civilissima Italia non ha alcun bisogno, poiché le discriminazioni sono punite in maniera chiara nel nostro Paese fin dal 25 giugno 1993 con la legge Mancino (n. 205). Una legge che, al pari di quella di cui discutiamo oggi, forse Fedez non ha mai letto, ma che dimostra che la civiltà giuridica nel nostro Paese non ha bisogno delle improvvisazioni estemporanee di una sinistra sempre più lontana dalla realtà.
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