(ASI) “Leggo le agenzie ed i messaggi che mi arrivano sul cellulare e strabuzzo gli occhi. Lo afferma l'On. Stefano Mugnai, Vice Capogruppo di Forza Italia alla Camera -. Ledo Gori, il Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Giani, quel Ledo Gori già potentissimo ed abilissimo capo di Gabinetto di Enrico Rossi da prima ancora che Rossi se ne accorgesse, il Consigliere Regionale del PD Andrea Pieroni, tuttora in attesa di una modifica statutaria per avere la promozione promessa da Giani, dirigenti di primo piano e di lungo corso della Regione e Sindaci indagati in un'inchiesta per Ndrangheta... insomma, tanta roba!”.

“Io, purtroppo, a differenza di tanti colleghi - continua Mugnai - sono affetto da una forma forse patologica di garantismo. Talmente acuta che vale anche per gli avversari irriducibili. Come ad esempio Ledo Gori. Per anni ombra, braccio, certamente anche consigliere molto ascoltato di Enrico Rossi, ed io con Enrico Rossi non ce le siamo mai a mandate a dire. Però per onestà intellettuale devo riconoscere che ho sempre avuto la convinzione che Ledo Gori fosse il numero uno nel suo lavoro. Una via di mezzo fra il Mister Wolf di Tarantino e il Primo Greganti di Botteghe Oscure, uno che per contratto, fra le altre cose, si prende responsabilità e rischi in luogo del proprio dante causa. Fra l’altro e’ di qualche giorno fa la notizia del rinvio a giudizio di Enrico Rossi per dei supposti finanziamenti illeciti nella campagna elettorale 2015 in parallelo ad un'altra inchiesta per voto di scambio che riguarda sempre Ledo Gori in ordine a quelle stesse elezioni. Beh, c'ero pure io in quella competizione elettorale ed era chiari che il volume di fuoco di cui disponeva Rossi era superiore a quello di tutti gli altri candidati messi insieme. Che poi Rossi avrebbe vinto lo stesso: in quel momento storico, con il centrodestra diviso e con il M5S non ancora al picco, l'esito era scontato. Insomma Rossi e il Pd si potevano anche permettere di risparmiare un po’. Ma anche per queste inchieste sono inguaribilmente iper garantista.”.

“Però, a prescindere da tutto - continua Mugnai -, la notizia di oggi fa male. Sarà perché solo una settimana fa a 4 km da dove abito sono andate a fuoco due importanti aziende, una accanto all'altra, a distanza di sei giorni l’una dall’altra. O forse sara perché più volte in questi mesi amici commercianti o albergatori mi hanno raccontato di come personaggi equivoci hanno fatto loro offerte per rilevare in contanti ed a prezzi di saldo le loro attività piegate dai lockdown. O sarà delle tante notizie che con cadenza regolare ci parlano di infiltrazioni mafiose in Toscana o di Toscana come terra di investimenti delle mafie.”.

“Non sarà che ci siamo occupati, non io per la verità, - conclude Mugnai - un po’ troppo di accoglienza e immigrazione, o di slogan tipo “Toscana diffusa”, che alla fine non si siamo accorti di cosa stava man mano accadendo alla nostra terra? Ma, per esempio, la sinistra che da sempre governa la nostra regione, perché non prova a contare sui singoli territori quanto sia aumentato il numero degli sportelli bancari. Temo in maniera non del tutto omogenea all'aumento della ricchezza degli stessi territori. Attendiamo con impazienza che la magistratura faccia il proprio lavoro, sperando sinceramente che gli indagati possano provare la propria estraneità alle accuse mosse contro di loro, ma il problema politico resta tutto ed investe come un enorme maglio la sinistra: evidentemente non basta recitare quotidianamente il credo anti mafie e poi permettere in una regione che da sempre amministrano come fosse un diritto divino che le mafie piano piano, ma sempre più massicciamente arrivino, si consolidino, operino.”.

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