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(ASI)Forte di una ricchezza mai avuta in precedenza e grazie ad un sofisticato sistema di penetrazione politica e culturale la Cina è sempre più lanciata verso la conquista del mondo e la grave crisi che ha colpito l’economia globalizzata potrebbe accelerare questo processo. Paesi bisognosi di infrastrutture infatti potrebbero essere costretti ad aprire le porte a Pechino per realizzarle ed in quest’ottica l’Italia appare una terra quanto mai ambita dagli eredi di Mao, anche se le insidie sono dietro l’angolo.

Pechino starebbe infatti valutando la possibilità di realizzare un aeroporto in Sicilia per permettere ai cinesi di invadere il Mediterraneo senza problemi; per la cronaca il progetto prevede un esborso complessivo di circa 300 milioni di euro.

Il progetto, intitolato La Zagara, prevede con piste lunghe 5 km, in modo da consentire sia lo sbarco di passeggeri sia soprattutto quello delle merci provenienti dall’Oriente. Il problema però consiste nel fatto che la più grande isola del Mediterraneo pur essendo territorio italiano è piena di militari ed basi americane e difficilmente gli Usa potrebbe permettere ai grandi rivali di fare grossi affari in casa propria.

Non a caso il segretario di Stato Hilary Clinton ha chiesto spiegazioni al governo di Pechino nel corso dell’ultima visita di stato; i mandarini hanno risposto che ne troverebbe giovamento anche l’economia nord americana ma senza tranquillizzare gli imperialisti a stelle e strisce.

Esiste poi un altro problema ovvero quello legato alla mafia, la potente struttura militare che nel 1943 aprì le porte dell’Italia agli invasori statunitensi che, quasi come ringraziamento, azzerarono quanto di buono realizzato negli anni precedenti dal prefetto Mori nel tentativo di abbattere la piovra.

La partita è appena iniziata, ancora non si sa come andrà a finire, ma appare evidente che ormai l’Italia ha perso ogni barlume di sovranità nazionale ed è sempre più in balia di potenze straniere che fanno e disfanno in base ai loro interessi sulla pelle degli italiani.

 

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