(ASI) Si riporta lo studio di Tuffoscuola sul tempo pieno.

 Calcoli e considerazioni di Tuttoscuola
"Vi sarà una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale. Una riforma che possa dare effettiva possibilità alle famiglie – e soprattutto alle donne – di inserirsi nel mercato del lavoro". E’ questa la dichiarazione che il premier Giuseppe Conte ha rilasciato nel corso della presentazione del Rapporto Svimez 2020 "L’economia e la società del Mezzogiorno", illustrando i punti del Recovery plan italiano. Un’idea ambiziosa quanto impegnativa sotto vari punti di vista che costerebbe 2,8 miliardi di euro l’anno e richiederebbe 50 mila nuovi posti di lavoro. Oltre a un miliardo di euro di investimento iniziale per approntare i locali di mensa e laboratori.
Se il Governo intendesse davvero investire somme così elevate, ci troveremmo di fronte a una riforma di portata storica, che aprirebbe la strada ad una maggiore personalizzazione degli apprendimenti e favorirebbe l’aspetto relazionale, la socialità e quindi l’inclusione. Sarà realmente così? Alcune perplessità derivano anche dalla possibilità di realizzare un’operazione così imponente in un tempo ravvicinato.
Finora quella del tempo pieno è stata una marcia continua, lunga ma anche lenta. Nel 2001 le classi a tempo erano il 21,3% del totale funzionante, dieci anni fa il 26,9%, nel 2019-20 sono state il 36,2%. Praticamente l’incremento è stato mediamente di un punto percentuale all’anno. La strada per arrivare alla generalizzazione del servizio appare davvero lunga.
Nel 2008-09 le regioni del Sud registravano il 9,8% di classi organizzate a tempo pieno; nel 2019-20 la percentuale è stata del 20%. Su quel territorio dovrebbe, quindi, concentrarsi il maggior sforzo del progetto di generalizzazione.
Nonostante la flessione demografica che sta investendo anche la scuola primaria, il numero di alunni che scelgono il tempo pieno tende ad aumentare. Infatti, mentre dal 2018-19 al 2019-20 il numero complessivo di alunni è diminuito di oltre 53mila unità, quelli iscritti al tempo pieno sono invece aumentati di oltre 16 mila unità.

Ma questo trend può essere accelerato repentinamente fino a colmare il divario? E’ indispensabile il coinvolgimento delle istituzioni sul territorio, che si devono far carico di una serie di servizi e relativi costi. Regioni ed Enti locali sono d’accordo? Tuttoscuola ha approfondito i possibili effetti del progetto di cui ha parlato il premier Conte.

Alunni e le loro famiglie: il tempo pieno diventerà obbligatorio?
Attualmente, in base ai dati 2019/20 del Ministero dell’Istruzione, frequentano il tempo pieno nella scuola primaria 923.196 alunni, il 37,8% dei 2.443.889 iscritti. Conseguentemente non frequenta il tempo pieno il 62,2% di alunni, cioè 1.520.693 di ragazzi.
Da sempre l’iscrizione al tempo pieno, pur se richiesta da molte famiglie (in molte scuole si formano spesso liste di attesa), è stata facoltativa. La generalizzazione di cui ha parlato il premier Conte diventerà un obbligo di frequenza per tutti in quanto vi saranno soltanto classi organizzate a tempo pieno?

Organico docenti: quante risorse servono?
Attualmente i posti comuni di docente nella scuola primaria sono 193.265 di cui il 45,5% impiegato in classi a tempo pieno (87.731).
Per assicurare il tempo pieno in tutte le attuali 128.148 classi occorre che, oltre alle 46.403 (36,2%) già funzionanti a t.p., anche le restanti 81.745 vengano riorganizzate "full time".
Per questa riorganizzazione occorre incrementare l’organico docenti – attualmente di 193.265 posti di cui 87.731 (45,4%) su classi a tempo pieno – aggiungendo 49.015 nuovi posti ai 105.534 attualmente impegnati su classi funzionanti a tempo normale (27-30 ore settimanali).

Risorse finanziarie: quanto costa l’organico aggiuntivo?
Quei 49mila posti necessari per generalizzare il tempo pieno dovrebbero essere assicurati al 50% dalle graduatorie di merito dei concorsi e per l’altra metà dalle GAE.
Nelle more delle immissioni in ruolo i posti potrebbero essere assicurati da supplenti annuali.
In prima applicazione quanto costerebbe per il solo incremento dell’organico docenti la generalizzazione del tempo pieno in tutte le 14.895 scuole primarie?
Poiché in base all’attuale CCNL del comparto scuola il costo per docente all’inizio di carriera è di 31.227 euro lordi annuali comprensivi degli oneri riflessi a carico dello Stato, il costo per anno sarebbe quasi di un miliardo e 531 milioni.

Nuova modalità di lavoro: i docenti sono pronti al cambiamento?
Normalmente la gestione della classe organizzata a tempo pieno è affidata prevalentemente ad una coppia di insegnanti che si spartiscono i principali interventi disciplinari. Inoltre c’è una diversa attenzione ai momenti integrativi e all’utilizzo del maggior spazio di tempo disponibile (40 ore settimanali a fronte delle 27-30 ore del tempo normale).
Insegnare in una scuola a tempo pieno comporta (o dovrebbe comportare) un diverso modo e un diverso atteggiamento culturale di esercizio della professione docente.
Il passaggio a questa nuova formula di organizzazione e di gestione didattica non si improvvisa con immediatezza. Soltanto una garanzia di efficienza organizzativa della funzione docente può favorire l’efficacia di risultato dell’ambizioso progetto di generalizzazione del tempo pieno.
Potrebbe essere utile accompagnare il passaggio al nuovo tipo di scuola con adeguati momenti formativi per decine di migliaia di insegnanti.

Nuovi collaboratori scolastici: quanti e con quali costi?
Tra i parametri previsti per la determinazione dell’organico ATA la presenza di una quota consistente di alunni che frequentano il tempo pieno determina anche un incremento del numero di collaboratori scolastici.
Tenendo presente il numero delle classi che con la riorganizzazione annunciata dal premier passeranno al tempo pieno e della consistenza della popolazione scolastica interessata (un collaboratore scolastico in più ogni 250 alunni a tp dopo il centesimo), serviranno altri 1.213 collaboratori scolastici.
Considerato lo stipendio lordo annuo di 24.252 euro, comprensivo degli oneri riflessi a carico dello Stato, il costo annuale per l’incremento dell’organico dei collaboratori scolastici sarà di quasi 29 milioni di euro.

Il ruolo dei Comuni: come assicurare locali e servizi?
Alle Amministrazioni comunali spetta forse il compito più difficile per sostenere efficacemente il progetto ambizioso della generalizzazione del tempo pieno.
Sono sostanzialmente due le tipologie di intervento previste: uno immediato (l’approntamento di strutture e locali) e un altro continuativo (il servizio di mensa).
È difficile quantificare il numero degli interventi e la relativa spesa per l’approntamento dei nuovi locali (laboratori e mense) necessari per rendere funzionale e credibile la nuova organizzazione del tempo scuola nella primaria.
Attualmente soltanto il 31,5% delle scuole primarie è dotato di apposito locale di mensa, ma in diversi casi per la refezione si utilizzano anche spazi impropri (controllo ASL permettendo). Non mancano scuole nelle quali i bambini pranzano sui banchi dove seguono le lezioni.
Per la predisposizione di tutti i locali necessari, stimando mediamente un impegno di spesa di circa 120-130mila euro per le 8.202 scuole in cui attualmente non c’è il tempo pieno, a carico dei Comuni vi sarebbe una spesa complessiva superiore a un miliardo e 25 milioni di euro.
Una volta avviato il tempo pieno, i Comuni dovrebbero assicurare il servizio continuativo di refezione, mettendo in atto gare di appalto, convenzioni, gestione delle rette, ecc, per un costo stimabile in 1,2 miliardi l’anno.
È legittimo dubitare che gli Enti Locali siano pronti ad affrontare questo carico organizzativo e gestionale e i conseguenti non indifferenti oneri di spesa, se non all’interno di un grande piano condiviso.
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