(ASI) C’è qualcuno che è entusiasta quando il suo medico gli dice che deve sottoporsi con urgenza ad un intervento chirurgico? C’è qualcuno che fa salti di gioia quando gli dicono che deve fare la chemioterapia? E qualcuno che è contento quando sa che deve andare in ospedale per fare la dialisi un giorno sì e uno no?

 

E c’è qualcuno che ha manifestato tutta la sua felicità quando quello sprovveduto del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha costretto sessanta milioni di italiani a stare chiusi in casa?  Matteo Renzi, leader di un partito non partito che nei sondaggi tende disperatamente allo zero per cento, deve aver fatto, tra sé e sé, queste domande retoriche prima di partorire quella stupefacente intervista all’Avvenire e ora, vista la genialità delle idee, ripetuta al Corriere della Sera. Da un genio come lui, visto già all’opera come segretario del Pd e presidente del Consiglio, c’è sempre da aspettarsi qualcosa di talentuoso che agli altri non può mai venire in mente. Di lui basta ricordarne una di rivoluzione, una ma epocale: la cancellazione dell’odiata Equitalia. Ricordate? Scomparsa.

Non c’è più traccia. Tutti contenti, e il mondo intero ad invidiarci un genio così. Peccato che è nata Agenzia delle entrate riscossione, che fa esattamente le stesse cose di Equitalia, negli stessi locali, con gli stessi dipendenti. Odiata come e più di Equitalia. Ora è intervenuto, dicevo, con due ponderose interviste sul coronavirus, sulla disgrazia che ci è caduta addosso e che ci ha costretto a rimanere tutti in casa da qualche settimana. “Questo virus ci farà ancora male, ma con il virus dobbiamo convivere, non possiamo aspettare che tutto passi - dice Renzi - riapriamo.  Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Bisogna consentire che la vita riprenda. E bisogna consentirlo ora. Sono tre settimane che l’Italia è chiusa e c’è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi non ha più da mangiare le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua, poi il resto: i negozi, le scuole, le librerie, le chiese. Serve attenzione serve gradualità”.

Agli illuminanti suggerimenti di Renzi ha fatto seguito la replica di tutti gli scienziati che hanno detto che è una follia riaprire nei tempi come vorrebbe il leader di Italia Viva. “Ma non dicevo subito - ha precisato oggi Renzi al Corriere  - ma ad aprile”. Che è mercoledì, dopodomani. Poveretto.  Di questi tempi se ne dicono tante, posso dire anche la mia, avrà pensato Renzi, e deve essere diversa da quella di tutti gli altri, devo andare controcorrente, colpire ancora una volta l’operato del governo di cui peraltro faccio parte, ma che importa, se non dico qualcosa di diverso non si ricorda più nessuno che c’è ancora (forse) un partitino chiamato Italia Viva. La prima cosa che colpisce di queste penose prese di posizioni è questo fatto della disperazione, di tutti questi morti di fame comparsi improvvisamente dopo appena sole tre settimane. In tv ormai lo dicono dal giorno in cui è stata imposta la quarantena. Ma durante l’estate come fanno tutti costoro che ora sono disperati e non sanno come vivere? Ci saranno certamente anche delle famiglie in difficoltà, ma mi sembra esagerato, pretestuoso, irresponsabile fare riferimento a tutte le partite Iva, depresse, avvilite, squattrinate, e por ricordare i professionisti, dagli avvocati ai notai, agli architetti, agli ingegneri, ridotti già alla fame come ci ha drammaticamente e magistralmente rappresentato alla Camera qualche giorno fa, tra il patetico ed il ridicolo, Maria Elena Boschi, colonna e capogruppo di Italia Viva. Come fanno quando chiudono l’ufficio e salgono sul fuoristrada per tre o quattro settimane di ferie, come possono e come fanno a sopravvivere? Quando sono in ferie non solo non guadagnano, spendono anche, e pure molto. Ora che il momento sia difficile è evidente, non c’è bisogno di dirlo, come non c’è bisogno di dire che bisogna finire di stare in casa. Bisogna riaprire le fabbriche, i negozi, gli uffici, le scuole prima possibile, è certo e ovvio anche questo. Gli amici mi domandano sempre, quando ci sentiamo per telefono, se sento la mancanza del calcio? No, sento la mancanza della libertà. Che pesa molto, credo a tutti.

Allora che fare? Finire prima possibile, riprendere le attività prima possibile, è auspicabile che avvenga prima possibile. Il problema è tutto lì: quando sarà possibile. Certamente quegli incapaci che stanno al governo non lo avrebbero mai immaginato, non avrebbero mai capito, non lo avrebbero mai saputo, se non lo avessero letto sulle colonne di Avvenire e del Corriere della Sera, esposto e spiegato in maniera eccellente ed autorevole da quello statista di Renzi. La questione - ripetuta all’infinito dai sanitari - è che l’unico modo per arginare l’infezione di questo maledetto coronavirus, che si propaga, con modi subdoli e ancora sconosciuti, in tutto il mondo è quello di stare chiusi in casa. Nei Paesi dove hanno sottovalutato il problema ed hanno ritardato a chiudere tutto aumentano, di giorno in giorno, i contagiati e i morti.  Ora si cerca, con provvedimenti tamponi, provvisori, certamente insufficienti, di contenere la crisi sanitaria e quella economica.

Che sarà dolorosa e terribile. Non tanto e non solo per la gravità anche perché non ci sono, pronti e disponibili, quelle ricorse di cui si riempiono la bocca tutti questi economisti d’accatto venuti improvvisamente al proscenio. Che chiedono miliardi a Conte e al suo governo come se ce li avesse nel cassetto e non li volesse dare. Sono cose incredibili, sarebbero comiche e grottesche se la situazione non fosse così grave e difficile. No, la verità è che non si sa dove prenderli tutti i miliardi che serviranno per far riprendere un Paese che uscirà con le ossa rotte da questa amarissima esperienza. Si spera di coinvolgere gli altri Paesi dell’Unione Europea, con eurobond o altri più sofisticati strumenti, ma la cosa non è scontata ed è più difficile e complessa di quanto appaia. Fare tutto a debito è impresa titanica.

Qualche giorno fa si è parlato di Mario Draghi, l’ex presidente della Bce, persona qualificata, esperta ed autorevole, per aiutare il Governo nel momento della ricostruzione. Naturalmente sono d’accordo come ho già avuto modo di dire tante volte.  Ora sui social c’è una petizione lanciata da Filippo Masci e rivolta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “Vorrei che il Governo – questa la richiesta – nominasse il dott. Draghi commissario straordinario all’economia”. Finora hanno firmato 7.664 persone, si spera di arrivare a 10.000.

Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia          

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