(ASI) - E’ tanta la preoccupazione sulla riforma del Mes, il fondo salva-Stati battezzato nel 2011 dall'Unione europea per far fronte alle crisi finanziarie degli Stati membri. Entro la fine dell'anno dovrebbe diventare effettivo e arrivare nei parlamenti d'Europa per la ratifica. Intanto il premier Conte

dovrà riferire in merito il 10 dicembre al Senato. Ma se le modifiche concordate dall'Eurogruppo andassero in porto, le banche italiane minacciano di smettere di acquistare titoli di Stato nazionali. Il Mes è il meccanismo permanente di stabilizzazione finanziaria d’Europa creato nel 2011 per far fronte agli choc innescati dalla crisi del debito sovrano nell’Eurozona ed è stato utilizzato nel salvataggio della Grecia. Per ‘stabilizzare’ la zona euro vengono messe a disposizione risorse finanziarie ai Paesi in difficoltà, ma solo a condizione che sia rispettato un piano di risanamento economico elaborato sull’analisi di sostenibilità del debito pubblico fatta dalla Commissione europea insieme al Fondo monetario internazionale e alla Bce. Il punto principale su cui si discute da giorni riguarda l’eventualità o meno dell'intervento del fondo vincolato a una ristrutturazione ex-ante del debito. Altro problema sono le Cacs, cioè le clausole di azione collettiva a maggioranza unica e non più doppia, che toglierebbero un ostacolo al processo di ristrutturazione del debito, rendendolo più agevole. Se cambieranno le condizioni delle cause di azione collettiva, le banche italiane potrebbero smettere di acquistare titoli italiani. Lo ha detto oggi a Bruxelles Antonio Patuelli, presidente dell'Associazione bancaria italiana che non era stato informato dei negoziati in corso per la riforma del Mes: “Se dovesse essere favorita la ristrutturazione del debito noi non compreremo più bond. Voglio dire: siamo liberi di comprare quello che vogliamo, non abbiamo vincolo di portafogli".

 

 

Claudia Piagnani - Agenzia Stampa Italia

 

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