(ASI) "Giovannino è nato ad agosto, ma la sua vicenda è diventata di pubblico dominio solo in questi ultimi giorni. Affetto da una malattia rarissima, con elevata mortalità pre e post-natale, è stato abbandonato all’ospedale Sant’Anna di Torino dai genitori che lo avevano concepito con fecondazione eterologa.

La sua forte resistenza, sostenuta dal livello di altissima professionalità dell’equipe che lo ha in cura nell’ospedale piemontese, sta permettendo al piccolo una sopravvivenza più lunga di quella normalmente attesa in simili situazioni. La diffusione della notizia ha naturalmente innescato una gara di solidarietà che ha coinvolto molte famiglie disponibili ad accoglierlo ed anche l’offerta dell’assistenza e della cura del piccolo da parte dell’Ospedale Cottolengo di Torino, da sempre realtà attenta ai bisogni degli ultimi e dei più sofferenti.

Senza entrare nel merito degli aspetti scientifici e di quanto la fecondazione eterologa possa aver influenzato lo svilupparsi della patologia (argomenti che si possono approfondire nel bellissimo libro della prof.ssa Clementina Peris “Le verità nascoste della fertilizzazione in vitro”- ed. Minerva Medica), la vicenda fa emergere in maniera evidente quanto sia forte nelle famiglie ed in tutto il popolo italiano una naturale predisposizione a difendere e proteggere la vita umana, specialmente nelle situazioni di maggiore debolezza e fragilità.

Non conosco le motivazioni che hanno portato i genitori ad abbandonare il bambino appena nato (realtà peraltro prevista da un’apposita legge delle Stato proprio a tutela dei diritti dei più piccoli) e penso che nessuno abbia il diritto di entrare in quella dolorosissima decisione.

Quello che invece vorrei sottolineare è la forte discrepanza tra ciò che succede in questi casi e ciò che molti vorrebbero farci pensare e credere. Assistiamo infatti puntualmente da un lato ad una gara di solidarietà da parte di privati cittadini e istituzioni (Ospedali, Case famiglia, Associazioni di volontariato) con disponibilità all’accoglienza, raccolte fondi, … . Dall’altro lato notiamo invece, ormai da decenni, una pressione culturale (che spesso si concretizza in atti legislativi) il cui obiettivo finale è quello di stabilire quali siano le vite degne di essere vissute e quali no. E’ successo così quando si è discusso dell’aborto volontario, della fecondazione artificiale, delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) e succederà purtroppo a breve quando si parlerà dell’eutanasia. Contrariamente a quanto i fatti concreti dimostrano, si sta facendo strada quella che coraggiosamente Papa Francesco ha definito la “cultura dello scarto”: una mentalità che giudica la vita umana in base a criteri di efficientismo, di produttività o semplicemente di mero tornaconto economico, negandole la sua dignità intrinseca e considerandola in ogni attimo del suo svolgersi come semplice bene disponibile.

In questo è gravissima la responsabilità del mondo politico, solo apparentemente diviso sulla tutela della vita umana. Se infatti troviamo partiti che promuovono e sostengono da sempre una cultura di morte legiferando costantemente in tal senso, ne troviamo altrettanti che a parole si ergono a difesa della vita, ma nei fatti nulla fanno ed hanno fatto per contrastare una tale deriva.

Le leggi spesso fanno costume ed influenzano le scelte personali: ecco perché oggi più che mai abbiamo bisogno di forze politiche nuove che abbiamo il coraggio di fare quello che dicono, senza sventolare rosari o affidarsi all’intercessione di qualcuno, ma con la coerenza tra parole ed azioni che dovrebbe caratterizzare chi vuole promuovere il bene comune.

Dobbiamo allora dire grazie a Giovannino che sta lottando con coraggio ogni giorno della sua breve vita ed anche a chi proclama con i fatti e non solo a parole che il bene è sempre più forte di ogni nostra paura e debolezza."

Lo dichiara in una nota Mario Campanella - PdF Saluzzo.

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