(ASI) "Uncem ha appreso per caso dell'invio, da parte della Corte dei Conti, di un questionario a tutte le Autonomie locali, a tutti i Comuni, sullo stato di attuazione del Piano triennale per l'informatica nella Pubblica amministrazione.

 

Lunghissimo, difficile, con tante domande alle quali gli Enti sono già stati chiamati a rispondere in passato da Sose, Istat, Agid e mille altri soggetti. Tredici sezioni, centinaia di domande. Difficili e articolate. E così ci chiediamo: ma perché deve essere proprio la Corte dei Conti a mandare il questionario ai Comuni? Perché non sono state coinvolte associazioni come Uncem per invitare e agevolare i Comuni nelle risposte? Corte dei Conti sa che ci sono già schiere di assistenti e consulenti che propongono ai Comuni un servizio a pagamento per rispondere? Il Commissario per l'attuazione dell'Agenda digitale sa che i Sindaci dei cinquemila piccoli Comuni italiani dovranno rispondere di loro pugno impegnando diverse ore per valutare dati e situazione? Ma davvero i diversi soggetti che scrivono ai Comuni non sanno quello che serve veramente e come investire i soldini disponibili?"

"Sulla sua scrivania il questionario è arrivato per caso. Tante sezioni, troppe domande. Ormai i Comuni, in particolare i Sindaci dei più piccoli, sanno che diverse ore al mese vanno utilizzate per rispondere a tutto quel che arriva. Questionari su questionari. Dal Sose a Istat. Domande ridondanti e spesso inutili alle quali non seguono spesso reali e concrete, continuative politiche. Il rischio è che succeda anche questa volta. Che abbia scritto la Corte dei Conti, non vorremmo sia funzionale solo a intimorire o preoccupare i Comuni se rispondono con poca efficacia. Le Istituzioni centrali ancora una volta dimenticano che lo Stato è fatto di migliaia di Sindaci e Amministratori volontari, e che il digital divide è un'emergenza, che tutti dovrebbero fare lo sforzo di spingere investimenti, far accelerare i lavori sulla banda ultralarga, per far investire bene risorse delle Agende digitali regionali che troppo spesso finiscono ancora in ferro di server sotto la scrivania (proprio perché manca una buona connettività) e in mille rivoli perché dati a tutti i Comuni a pioggia, vanificandone la funzionalità. Sul cloud ad esempio, il lavoro va fatto a livello di Unioni di Comuni o Comunità montane".

"Pare che in questo Paese si debba sempre ripartire da zero - riflette Bussone - Il questionario ha centinaia di domande delle quali comprendiamo poco gli obiettivi e i risvolti delle risposte in politiche nazionali. Dovrebbero sapere che purtroppo mancano le competenze e le conoscenze. Nessuno le vuole formare investendo e facendo leva sulla nostra capillarità? Ci potevano coinvolgere. Per tempo. Così avremmo iniziato già cinque anni fa a lavorare. Sulla banda ultralarga è solo grazie a Uncem che circolano informazioni e dati. Un lavoro che nessuno ci riconosce. Non continuiamo. Altri facciano i questionari".

"Cosa faremo ora? Se i Comuni vogliono rispondere, lo facciano. Uncem guarda alla sostanza. E cioè alla prima sfera dell'emergenza digital divide nel Paese - sottolinea Bussone - E cioè la telefonia mobile. Siamo presi in giro da chi ci parla di coperture al 95% della popolazione. Fili telefonici appesi per caso ad alberi e a muri. Peccato che il 5% non coperto, che non riesce a telefonare, viva nel 20% del territorio italiano, rurale e montano. Altro che 5G nel quale crediamo molto. Ma ora servono ripetitori. Le imprese di telefonia non investono e nessuno le costringe a investire. Così residenti e turisti non riescono a telefonare. È anche una questione di sicurezza. Potrebbe interessare pure la Corte dei Conti, Agid, Mise... Lo diremo con forza giovedi a Roma al Cobul al Vicepremier Di Maio. E ai Parlamentari. Perché il Paese su questo fronte rimane indietro. Avremo forse tutti i dati, ottimi questionari, ma alla fine non sappiamo cosa farne. Uncem chiede ai Comuni dove vorrebbero gli operatori di telefonia investissero in nuovi ripetitori. Se necessario, senza interventi verso il 2020, scenderà in piazza. È una battaglia di civiltà. Perché il digital divide inizia qui, dai telefoni che non prendono anche lungo una strada principale. E lo Stato dovrebbe saperlo senza questionari". Lo dichiara con una nota  il Presidente dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani.

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