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Politica Nazionale

TAV, diminuisce tensione nel governo

Di Marco Paganelli 9 Marzo 2019 – 14:27 2 min di lettura

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(ASI) Pare diminuire la tensione sulla Tav. Non c’è “nessuna nostalgia del passato”, ha assicurato oggi Matteo Salvini, ricordando che lo sviluppo del nostro paese e la lotta contro la disoccupazione nascono dall’impegno nei confronti dell’unità del governo.

Ha mostrato poi ottimismo, sostenendo che è possibile trovare un accordo nell’esecutivo, in parlamento, o indire un referendum, ricordando che il contratto con l’altro alleato prevede la revisione, ma non la cancellazione, dell’opera. “La situazione si sta risolvendo positivamente. Quindi ora parliamo di altro e andiamo avanti”, ha scritto su Facebook Luigi Di Maio, smentendo Stefano Buffagni che aveva annunciato l’apertura della crisi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e braccio destro, del leader pentastellato, aveva accusato il segretario del Carroccio di mettere in discussione l’intesa alla base della cooperazione, a livello nazionale, tra i due partiti. Aveva rimarcato così che la linea dell’ alta velocità non genera “nessun vantaggio economico o ambientale”, specificando che “lo dicono i numeri” e invitando il capo del Viminale a rendere note le motivazioni del suo desiderio di interrompere la legislatura. Quest’ultima “è saldamente in piedi”, ha tentato di smorzare i toni, questa mattina, il numero uno di Montecitorio Roberto Fico. L’esponente grillino ha chiarito che l’opera ferroviaria rappresenta “una battaglia identitaria” della realtà politica di cui è membro. Ha ricordato dunque la prima riunione a Torino dei meet up nel 2005, perché non esisteva in quell’anno il Movimento Cinquestelle, terminata la quale i gruppi avevano aderito al sit in che si opponeva alla realizzazione dell’infrastruttura al centro delle aspre polemiche attuali. Le categorie produttive non hanno voluto sentire però ragioni, minacciando di intraprendere azioni legali nel caso in cui lunedì non dovessero partire i bandi di gara, da 2,3 miliardi di euro, per completare quanto è stato già costruito. L’annuncio è giunto al termine dell’incontro odierno con alcuni parlamentari piemontesi. Fonti di palazzo Chigi hanno comunicato che la richiesta è stata respinta in una lettera scritta, dal premier Giuseppe Conte, all’azienda italo – francese incaricata dei lavori. La notizia dell’invio dell’epistola è stata riferita dal sito internet del quotidiano “Il Sole 24 Ore”, ma l’impresa ha definito “riservati” i suoi contenuti. Un’ipotesi al vaglio era quella di sbloccare i bandi, attendendo 6 mesi di manifestazione di interesse e applicando la clausola di dissolvenza, che consentirebbe il ritiro dell’Italia in qualsiasi momento. L’avvio di tutta l’operazione comporta però l’ok del parlamento, la cui maggioranza è divisa tra favorevoli e contrari, rendendo la situazione complicata per la possibile mancanza di fiducia verso l’intero Consiglio dei ministri. L’Unione Europea ha ricordato che Roma deve pronunciarsi sulla questione prima del 15 marzo, in modo da consentire alla Telt la partenza, da quella data, dello svolgimento delle proprie mansioni. Un’eventuale risposta negativa comporterebbe la perdita di 813 milioni di finanziamenti da parte di Bruxelles.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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