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(ACI) Durante e dopo i voti delle camere sull’autorizzazione all’arresto del deputato Papa e del senatore Tedesco, abbiamo sentito sia da parte dei parlamentari che dai giornalisti e dai lettori ed ascoltatori di giornali e TV, esprimere dei concetti quantomeno strani.

Il riassunto di queste esternazioni era che le camere avrebbero dovuto mandare, alto e chiaro, il messaggio che la libertà è un bene personale prezioso che non può essere messo in discussione e che non è giusto mandare in carcere nessuno prima di una condanna definitiva avvenuta in tribunale.

Secondo noi tali affermazioni sono il frutto o di ignoranza o di malafede o della combinazione delle due cose.

Innanzitutto le camere non hanno né la facoltà, né il compito di determinare l’innocenza o la colpevolezza di chicchessia, ma devono esclusivamente determinare se le richieste di arresto siano o no motivate da “Fumus persecutionis” e cioè se è evidente che la magistratura abbia richiesto l’arresto solamente per una dolosa volontà di persecuzione verso un parlamentare che, nel caso, non sarebbe più libero di svolgere la sua attività politica come previsto dalla costituzione.

TUTTE le altre valutazioni restano di competenza della magistratura e dello svolgimento del processo in tribunale e non riguardano le camere dei parlamentari anche perché, in caso contrario, si permetterebbe una sorta d’impunità come in effetti sta avvenendo da anni !

Quanto alla libertà sacra ed inviolabile salvo condanna definitiva, l’istituto della carcerazione preventiva che colpisce i comuni cittadini e non si vede perché non dovrebbe colpire anche ( ed a maggiore ragione ) il legislatore che viola le leggi, è un istituto previsto dalla legislazione ed ha un motivo ben preciso.

Quando restando in libertà, un imputato ha la possibilità di reiterare i reati oppure di fare scomparire o inquinare le prove del reato stesso, allora la legge prevede la carcerazione per impedire che questi fatti avvengano e ci sembra che il tutto sia solamente buon senso!

Quindi tutto si riduce al solito alla difesa dei privilegi della politica i cui membri si considerano dei Brahmini di casta superiore che non devono sottostare alle regole ed alle leggi che condizionano i comuni mortali.

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