(ASI) Calabria - "Si è ufficialmente aperta la fiera dell'ipocrisia! Oltre al danno di 400 lavoratori finiti in mezzo a una strada per i mancati rinnovi di contratto al call-center crotonese del gruppo Abramo, arriva anche la beffa. È quella delle dichiarazioni dei parlamentari calabresi PD e 5 stelle, che provano a rifarsi una verginità politica a mezzo stampa, mentendo su quella che è una vera e propria bomba sociale provocata da loro stessi.

Partiamo dal grottesco, dagli strali lanciati dal senatore PD Richetti su twitter: parla di 'sciagurato Decreto Dignità', sostiene che 'ha prodotto effetti devastanti provocando un danno occupazionale incalcolabile'. Come non essere d'accordo con lui?! Peccato solo che Potere al Popolo abbia la memoria lunga e che manchi un particolare importante: Di Maio non si è inventato proprio niente di diverso di quanto già introdotto col Jobs Act, che poneva un limite di 36 mesi massimi di rinnovo per i contratti a termine. Se il Decreto Dignità ha anticipato questa scadenza a 24 mesi, accelerando il turn-over di eterni precari che si avvicendano nei posti di lavoro, la sostanza non cambia affatto ed è quella della totale flessibilizzazione del mercato del lavoro di cui proprio il PD si è fatto pioniere assoluto, altro che lotta alla precarietà!

E dunque a che servono le dichiarazioni delle due deputate pentastellate Corrado e Barbuto, quando contestano all'Abramo Customer Service un comportamento ai limiti dell'immorale? Anche in questo caso non possiamo non essere d'accordo con loro, ma ci tocca aggiungere un altro particolare mancante: se la società non si è dovuta nemmeno prendere l'incomodo di licenziare è proprio perché anche e soprattutto il Decreto Dignità le consente di trattare i lavoratori come merce usa-e-getta nel rispetto della legge, proprio quella siglata dal ministro Di Maio!

E allora ci permettiamo un consiglio: non sarebbe meglio conservare qualche brandello di credibilità, evitando la solfa della solidarietà incondizionata ai lavoratori? Non è più possibile spendersi come forza d'opposizione quando si è al governo, soprattutto quando si è diretti responsabili di quegli stessi provvedimenti impopolari che si racconta di voler contrastare!

Fa sorridere, infine, il loro impegno a mediare un'interlocuzione fra lavoratori e azienda: questo stesso copione lo abbiamo già visto in scena con i riders e Di Maio, e dopo tanti proclami e strepiti si è risolto con un niente di fatto: se in questo paese le imprese possono permettersi di fare il bello ed il cattivo tempo sulla pelle dei lavoratori, se ai tavoli istituzionali si ritrovano puntualmente col coltello dalla parte del manico è proprio perché esattamente come il PD, anche il governo giallo-verde continua a concimare il loro potere contrattuale a furia di elargizioni economiche e continui favori.

E allora, care Corrado e Barbuto, cari parlamentari Orrico, Tucci e Audino, che vi siete uniti al coro pentastellato di innocenza provando ancora a raccontarci la vostra “lotta alla precarietà”, non è forse arrivato il momento di chiacchierare meno e fare qualcosa di concreto? Ci imbarazza dover suggerire alla prima forza politica del paese come affrontare la questione, ma un po' di spunti proprio non rinunciamo a darli: perché non censire tutte le aziende che, esattamente come il gruppo Abramo, hanno già messo o metteranno a breve alla porta i propri dipendenti allo scadere del ventiquattresimo mese di contratto a termine? Perché non aprire un tavolo ministeriale comune per la stabilizzazione di tutti i lavoratori che vanno incontro a mancato rinnovo del contratto nonostante le aziende godano di ottima salute e che avrebbero diritto ad un'assunzione stabile? Perchè non controllare a monte il ricorso improprio a contratti a tempo determinato e di collaborazione per organici stabili? Perché non imporre penali a quelle aziende che abusano di queste forme di contratto o che mettono alla porta i lavoratori per poi rimpiazzarli il giorno dopo? Ma soprattutto perché non bloccare nuove assunzioni per un periodo di tempo discreto quando le aziende portano a scadenza i contratti a termine? 

Se si vuole combattere davvero la precarietà basta solo rimboccarsi le maniche e cominciare.

Potere al Popolo rinnova la sua solidarietà ai 400 lavoratori del gruppo Abramo e a tutti coloro i quali si riconoscono nella stessa lotta. Saremo spina nel fianco di questo governo dalle chiacchiere e dai tradimenti facili, per un lavoro che sia finalmente stabile e sicuro!". Lo dichiara in una nota Potere al Popolo Calabria.

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