(ASI) Non c’è più trasmissione televisiva in cui il conduttore, o molto più spesso la conduttrice, non rivolga all’intellettuale di turno (non so se ci avete fatto caso, ma sono tutti intellettuali quelli che affollano i talk show, e già questo è un segno di come siamo messi male) se anche lui è convinto che c’è un ritorno del fascismo.

Il malcapitato, destinatario di questa domanda, non può rispondere dicendo né la verità né quello che pensa veramente e cioè che porre un quesito del genere significa confondere carnefice con pontefice, come si dice dalle mie parti.

Non può perché altrimenti non sarà più chiamato in Tv e perderebbe, oltre al gettone di presenza, anche la notorietà che gli porta la Tv. E allora dovrà arrampicarsi sugli specchi per dire che sì  il fascismo c’è e si vede benissimo. Dove e come, non lo dice, ma non importa, già questo è sufficiente per meritarsi l’appellativo di intellettuale e la conferma di un’altra partecipazione televisiva. Ed è così ormai da molti mesi, per non dire da anni. Ogni tanto è necessario tirare fuori questo allarme per distrarre da altre questioni, serie e impellenti. Chi ha studiato la storia o almeno letto qualche libro, anche se studiare o leggere, in verità, non sono sinonimi, sarebbe facilmente in grado di sapere che il fascismo è nato in condizioni e situazioni particolari che è impossibili ci possano essere e si possano riproporre oggi, per tantissime ragioni. Una stagione chiusa definitivamente, che non può tornare, ormai affidata alla storia. Allora perché ogni tanto succede questo richiamo al fascismo? Ogni qualvolta che il Pd, con i suoi partitini satelliti, è in difficoltà. La dimostrazione di incapacità a governare, specialmente con Matteo Renzi, giudizio impietoso confermato dagli elettori il 4 marzo scorso con un clamoroso e umiliante risultato elettorale, dimostra che la sinistra è stata bocciata dagli stessi suoi elettori che ora è difficile possano tornare a votare Pd. Un partito fantasma che in questi dieci mesi di patetica opposizione ha mostrato un imbarazzante vuoto di idee e di programmi, sempre con quegli stessi penosi esponenti, comandanti sfiancati di un esercito a brandelli e in disarmo.  Come si può chiedere un voto agli elettori in queste disastrose condizioni? C’è un solo modo, l’unico: fate attenzione, dall’altra parte, mettendo tutto e tutti nello stesso calderone, Movimento 5 Stelle e Lega, ci sono i fascisti. Come se pretendere che ognuno a casa propria deve avere il diritto di difendere la propria incolumità fisica e quella dei suoi cari ed il suo patrimonio sia fascista. Come se chiudere i porti per non far arrivare gli immigrati, già tanti, troppi in Italia, sia un comportamento fascista. E lo stesso vale per l’eliminazione, sia pure parziale, della prescrizione o la legge contro la corruzione. Nonostante la mobilitazione e gli atteggiamenti preoccupati dei conduttori e degli intellettuali di complemento per l’arrivo del fascismo, la stragrande maggioranza degli italiani pensa esattamente il contrario. Il Pd, per trovare i voti, deve fare un’altra politica, trovare altri interpreti, perché è vero che c’è un allungamento della vita, ma i comunisti, quello che è sempre stato lo zoccolo duro, si sta paurosamente assottigliando e la favola dell’allarme fascista è un’arma spuntata.  

Fortunato Vinci - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

 

 

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