Martedì, 4 Agosto 2026
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Politica Nazionale

Roma: CasaPound a porte aperte, per la prima volta le famiglie di via Napoleone III raccontano le loro storie Di Stefano: “Iniziativa riuscita che spegne ogni polemica”

(ASI) Roma  - C’è Mario, che ha 86 anni e da due mesi è rimasto vedovo: vive con una pensione da poco più di 600 euro al mese e condivide la casa con il figlio e la moglie. C’è Laura, che, da casalinga, con il marito operaio e due figlie piccole, un mutuo per una casa non riusciva proprio a ottenerlo.

Di Redazione ASI 26 Ottobre 2018 – 22:30 2 min di lettura

C’è Patrizio, precario, nato e cresciuto all’Esquilino, che, da quando il padre è morto, divide l’appartamento con l’anziana madre nullatenente. Sono le storie di alcune delle 18 famiglie che vivono a CasaPound e che, per la prima volta, oggi hanno scelto di aprire le porte delle loro case per smontare il ‘caso’ nato in questi giorni con il rinvio dell’ispezione della Guardia di finanza che si è poi svolta ieri.

casapoundcasa1“Un’iniziativa riuscita che spegne ogni polemica – sottolinea il segretario nazionale di CasaPound Italia Simone Di Stefano – Si è cercato di far passare il messaggio che dentro lo stabile di via Napoleone III si nascondesse chissà cosa. Per questo era giusto riaprire i portoni e far vedere che invece non c’è altro che quello che ora attesta anche un verbale della Gdf: 18 famiglie in stato di emergenza abitativa, ognuna con il suo appartamento dignitoso rimesso in sesto grazie al proprio lavoro, una sala conferenze, peraltro immortalata dalle telecamere di mezzo mondo, e una piccola portineria, dove i ragazzi di CasaPound fanno i turni per evitare che qualche imbecille dei centri sociali assalti il palazzo”.

“Alla Raggi, che avevamo invitato ma non è venuta a trovarci, e anche al ministro dell’Interno, ricordiamo che serve un piano casa. Per rispondere all’emergenza abitativa – ribadisce il segretario di Cpi – non si sgomberano le famiglie per buttarle in mezzo a una strada, serve l’edilizia pubblica residenziale, quelle case popolari che a Roma non si costruiscono più da vent’anni, e serve il Mutuo sociale. La nostra storica proposta di legge che a costo zero per lo Stato consentirebbe a tanti italiani di diventare proprietari di casa. Così come la Costituzione comanda”, sottolinea Di Stefano. “La nostra Carta infatti garantisce il diritto e l’accesso alla prima abitazione. Mettiamoci tutti in testa che lo Stato e gli enti locali devono risolvere l’emergenza abitativa – conclude il segretario di Cpi – dando una casa ai cittadini e non buttandoli in mezzo a una strada”.

Nota della Redazione

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