(ASI)  “A costo di essere controcorrente, come del resto è stata tutta la mia campagna elettorale in Sicilia, ma il successo dei Cinquestelle nell’isola, in proporzioni maggiori rispetto al resto del Paese, da overbooking di eletti, è tanto più positivo perché è stato utile ad arginare manovre di controllo di voti ad opera della mafia”.
È il commento di Aldo Di Giacomo, responsabile Sicurezza per Civica Popolare, segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria (S.PP.) e candidato nel Collegio plurinominale Camera Sicilia 1-02 (Bagheria-Monreale-Marsala), capolista per Civica Popolare. “Dispiace dover registrare tra i tanti commenti di autorevoli esponenti politici siciliani – spiega Di Giacomo – il fatto che nessuno abbia preso in considerazione l’espressione di voto autenticamente libero dei siciliani, limitandosi piuttosto ad interpretarlo come segnale di un malessere profondo che investe le popolazioni più toccate dalla crisi o comunque di crisi profonda del Pd siciliano e anche delle classi dirigenti di centrodestra che escono comunque ridimensionate. Anche dopo il voto in Sicilia si preferisce archiviare frettolosamente, proprio come è accaduto prima del voto, l’allarme lanciato dal Ministro Minniti: “c’è il rischio che le mafie possono condizionare il voto libero e minacciare la cosa più importante in una democrazia". Un allarme decisamente sfuggito, o per essere buoni sottovalutato, dai Service di intelligence che si sono limitati a mettere in guardia contro le “campagne di influenza”. Come si è preferito isolare la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi che nella relazione finale ha scritto: "Cosa nostra è vitale in ciascuna provincia siciliana. In questi anni l´organizzazione ha mantenuto il controllo del territorio e gode ancora di ampio consenso, ed esercita tuttora largamente la sua capacità di intimidazione alla quale ancora corrisponde, di converso, il silenzio delle vittime”. “Nel mio giro elettorale, invece, ho “toccato con mano” tentativi di “orientare” il voto dei siciliani al punto che – racconta Di Giacomo - mi sono giunti, prima trasversalmente e poi direttamente, “inviti” ad andare via e ad abbandonare la campagna elettorale o comunque a non parlare di mafia. Per questo, a differenza di quanti accampano scuse per il risultato più che negativo del proprio partito, sostengo che meno male che i siciliani si sono orientati verso Cinquestelle con un comportamento storico rispetto alle consultazioni precedenti influenzate dalla mafia. Quanto al risultato che ho conseguito con Civica Popolare nel Collegio in cui ero candidato, ricordo che sono stato l’unico a fare campagna elettorale in un’area così vasta della Sicilia, per circa 900 mila abitanti e pertanto ringrazio i tanti siciliani che mi sono stati vicini, non mi hanno fatto mai mancare il loro affetto e sostegno, a testimonianza che i siciliani hanno una forte voglia di cambiare, di legalità autentica e quindi di non abbassare la testa. Di qui – conclude – la positività della mia esperienza che mi ha arricchito di conoscenza e umanità della gente e per questo non sono per nulla pentito di aver scelto il collegio siciliano piuttosto che un altro o uno più “sicuro” come altri hanno fatto”.

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