(ASI) "Giù omicidi, furti e rapine ma crescono usura, estorsioni e reati minorili La gente ha paura e le forze di polizia sono sotto organico: le proposte del Pdf Quando si parla di criminalità e sicurezza, le statistiche non bastano.                                                                                                                          

 Il fenomeno va inquadrato e letto attraverso varie sfaccettature che possano aiutare a fotografare l’Italia dei reati, ma anche a capire come si muove il mondo del crimine, che percezione ne hanno i cittadini, in che condizioni si trova chi lavora per garantire la sicurezza del Paese e quali sono i risvolti sociali connessi alla criminalità, organizzata e comune. Si tratta dunque di dipingere un quadro con molteplici sfumature, dentro al quale i numeri rappresentano soltanto una parte della questione. Vale però la pena partire proprio da qui per avviare un ragionamento su basi concrete. Il dipartimento per la pubblica sicurezza del ministero dell’interno dice che nel 2016 in Italia sono stati commessi circa 7.000 reati ogni giorno, pari a qualcosa come 284 ogni ora. Tanti, ma in flessione del 7,4% sul 2015. Il trend è proseguito per i primi sette mesi del 2017, quando i reati denunciati alle forze di polizia sono diminuiti di un ulteriore 12%. La flessione non è però generalizzata: calano omicidi, furti e rapine, ma crescono in maniera esponenziale truffe e frodi informatiche (+4,5%) ed usura (+9%). Un incremento che, se proiettato sull’Umbria, assume contorni devastanti. Nell’ultimo triennio, infatti, è stata evidenziata una forte e costante crescita di delitti informatici (+487%), truffe e frodi informatiche (+120%), con un boom che si fa ancora più pericolosamente marcato per estorsioni (+175%) e usura (+267%) per cui le denunce sono passate da 68 a 190. A proposito, una ricerca dell’Università degli studi di Perugia rileva che «la diffusione e, soprattutto, la crescita, dei reati di estorsione e usura risulta particolarmente significativa perché indicativa del processo, in corso, di infiltrazione nella società di attività criminali organizzate caratterizzate da una strategia di occupazione del territorio e di inquinamento delle relazioni economiche che minano in maniera significativa la tenuta e l’equilibrio e della struttura sociale». In altre parole, nella nostra regione come nel resto del Paese, tra le conseguenze della crisi economica va annoverata una fragilità del tessuto economico e produttivo, tale da ampliare la permeabilità – di alcuni settori specifici come l’edilizia e il ricettivo-ristorativo e delle stesse famiglie – agli appetiti della criminalità organizzata che, con capitali freschi e illegali, allunga i suoi tentacoli su chi non ce la fa. Alle ombre oscure della criminalità organizzata, troppo spesso non percepita, si accompagna invece il senso di precariato dei cittadini: secondo il rapporto dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza pubblicato a febbraio 2017, la criminalità è la terza preoccupazione degli italiani, dopo i pericoli globali come terrorismo e disastri naturali e dopo le incertezze economiche. In particolare, il 29% degli italiani teme di subire un furto in casa, una percentuale aumentata del 6% rispetto al 2007, nonostante il numero di delitti sia in costante diminuzione. Precariato che è forse direttamente proporzionale a quello che vivono i circa 300.000 appartenenti alle forze di polizia e che, dopo anni di trattativa, soltanto a ridosso della scadenza elettorale hanno ricevuto il via libera all’adeguamento contrattuale (136 euro al mese di media per la gdf, 134 per i carabinieri, 132 per la polizia di Stato e 126 per la penitenziaria). Ancora un elemento di analisi, che è segno però di uno scollamento sociale dagli effetti imprevedibili: negli ultimi dodici mesi è notevolmente aumentato il numero di delitti commessi da minorenni. Erano 44.462 quelli relativi al 2016, sono stati 51.359 quelli del 2017 (6.897 in più). Dire più sicurezza, secondo il Popolo della famiglia, significa dunque affrontare la questione sotto tutti questi aspetti, promuovendo una riqualificazione del comparto sicurezza e difesa nazionale (all’appello manca il 14,5% di agenti di polizia di cui circa 2.000 nella polizia postale, ma anche qualcosa come 3.000 carabinieri) prevedendo un aumento dei salari dei componenti delle forze dell’ordine che sia dignitoso, strutturale e non sbloccato ad arte per racimolare consensi elettorali. Potenziare l’organico permetterà, tra l’altro, di istituire volanti fisse nei quartieri a più alta densità criminale e dunque aiutare ad incrementare il senso di sicurezza percepita. Va inoltre avviata una seria discussione sul tema del riconoscimento pieno della legittima difesa presunta, in caso di attacco all’abitazione familiare. E va strutturato un contrasto severo alle attività della criminalità organizzata, non solo nel Meridione d’Italia, per evitare fenomeni di infiltrazione continua. Ragionando infine sulle cause che favoriscono l’incremento della delinquenza minorile, prevedendo pene civiche non più discrezionali per i reati di bullismo, teppismo o legati all’uso di alcol e di droghe, ma anche favorendo la reintroduzione dell’educazione civica come disciplina obbligatoria negli istituti medi superiori".

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