(ASI) Non si sa quanto abbia influito, e condizionato il loro giudizio, questa fantasmagorica campagna elettorale, con tutte quelle promesse “abbastanza ridicole”. Quel che è certo è che i giornalisti della stampa estera, che vivono a Roma, danno un giudizio negativo su quello che avviene nel nostro Paese.

I dieci corrispondenti dei più autorevoli quotidiani del mondo, interpellati da L’Espresso, hanno dato sostanzialmente lo stesso giudizio: un Paese alla deriva, che non capiscono, che fanno fatica a raccontare ai loro lettori con le stranezze che ci caratterizzano e che siamo capaci di fare. Cominciando dalla legge elettorale, quel “Rosatellum” che, probabilmente, porterà, il 4 marzo prossimo, ad un nulla di fatto. Con il rischio di dover votare un’altra volta in autunno. Sperperando altre centinaia di milioni di euro. Una cosa pazzesca per un Paese con un debito enorme, che è costretto a pagare ogni anno interessi pesantissimi. Questa legge elettorale è come se in Parlamento avessero fatto un progetto per costruire un edificio che non potrà essere abitato perché non prevede l’ingresso, cioè inutile. Da demolire. In quale altro Paese avrebbero potuto concepirlo? E come fanno i colleghi stranieri a raccontare ai lettori inglesi o australiani che ora Pietro Grasso, che non era l’usciere, ma il presidente del Senato, dopo essersi messo a capo di un nuovo partito, dichiara, con la massima disinvoltura “abbiamo sempre detto che la legge elettorale non dà governabilità”. E allora perché l’hanno fatta così? A che serve una legge elettorale che non dà governabilità? Non solo, aggiunge, scandalizzato, che “i voti di fiducia con i quali la legge è passata al Senato (presieduto da lui medesimo) è stata violenza”. Proprio così “violenza”. E uno che non ha saputo opporsi e trovare rimedi per evitare tale violenza, pur con un ruolo autorevole di assoluto prestigio, ora scende in campo, con un partitino, per risolvere, spera - immagino - con migliore fortuna, i problemi del nostro Paese. Quando provano a raccontare queste cose, i giornalisti stranieri rischiano di essere sottoposti ad una immediata e approfondita visita medica per gravi disturbi psichiatrici o neurologici. “Ad agosto - ricorda Eric Jozsef di Libération - al giornale, quando ho proposto un articolo sul ritorno in campo di Berlusconi non volevano credermi. Pensavano avessi preso un abbaglio”. Adesso farà ancora più fatica, quando dovrà raccontare dei cosiddetti impresentabili, ma presentati regolarmente, cominciando da quelli che sono stati lontani dalle aule del Parlamento, già nella precedente legislatura, con record di assenze dal 99,15% al 99,59%, ripresentati regolarmente, senza alcun imbarazzo e in collegi sicuri, come se non avessero fatto nulla di grave e fossero addirittura indispensabili. E sono quasi un centinaio i candidati indagati o già condannati. Dalla truffa alla corruzione, dal peculato all’appropriazione indebita, dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta, dal falso all’associazione per delinquere, dalla bancarotta al peculato. C’è di tutto: sono ampiamente rappresentati tutti i reati previsti dal codice penale. A qualche critica, peraltro rara, timida e moderata, i segretari politici, che li hanno nominati e imposti oltre ogni pudore e buonsenso, si giustificano come fanno sempre: non si tratta ancora di condanne definitive, e per l’art. 27 della Costituzione, si devono considerare tutti innocenti. Sarà anche vero, ma siccome si tratta del Parlamento e non della bocciofila sotto casa, gli stranieri pensano: possibile che su 60 milioni di cittadini non potevano trovare candidati senza carichi pendenti per l’organo istituzionale più importante del loro Paese? Sono messi così male in Italia? Anche perché - ora a pensarci bene - non si sa quale delle due cose potrà essere meglio. Se costoro dovessero essere tutti condannati avremo un Parlamento di pregiudicati. Se dovessero essere tutti assolti, vorrebbe dire che la Giustizia, con i suoi organi inquirenti, è un disastro. Perché significa che indaga e mette sotto processo, senza prove, decine di cittadini innocenti. Che Paese il nostro: hanno ragione gli stranieri a dire che è difficile da capire. Facciamo fatica a capirlo noi.


Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia – fortunatopantal

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